cena di società reloaded

di maia, 1 settembre 2010

Secondo pezzo per il blog di Grazia.
Visto che oggi è il primo giorno del mio nuovo lavoro, mi sembra giusto celebrarlo con un ricordo di una giornata particolare di uno dei miei precedenti lavori.
Buona lettura.

Così anche quest’anno ci siamo. Puntuale come un condono tremontiano, è arrivato il momento della famigerata Cena Aziendale.
La volta scorsa non avevo partecipato all’evento per problemi personali (ora non ricordo più se per via delle papille gustative interrotte o il gomito che faceva contatto con il piede), ma più o meno so già cosa mi aspetta.
 Oltre alla solita allegria sincera e spontanea che si può riscontrare in ogni festa aziendale, in questa, a differenza delle cene che si facevano dove lavoravo prima, c’è qualcosa di più.
Non si tratta più solo di mangiare e bere1. Qui si gioca pesante.
La serata comincia alle sei e mezzo, nella sala conferenze dell’albergo/villa medicea scelta per l’occasione. Tutti i dipendenti si accalcano nelle ultime file. Alcuni sembrano giocare allegramente a sbarbacipolla, ma, a un’analisi più attenta si vede benissimo che sono gli ultimi arrivati che, pur di non finire seduti nelle prime file, cercano di togliere il posto con la violenza e l’inganno a chi è stato più previdente di loro e ha saltato il cocktail di benvenuto pur di piazzarsi in posizione strategica. 
Il Capo, microfono alla mano, comincia a richiamare a gran voce i più violenti e li fa accomodare in prima fila.
Una volta ristabilito l’ordine, comincia lo show.
Si parte coi ringraziamenti per essere venuti e, subito, un paio di battute esilaranti2. 
Tutti ridono. Proprio tutti. Anche i nuovi arrivati.
 Il merito è dei più “anziani”3 che con un elaborato sistema misto di gomitate ben piantate nei fianchi e pulcisecche nelle cosce, fan capire ai neofiti quand’è il momento giusto per ridere e quale quello per apparire seriamente interessati al discorso4.
Una volta terminata la slide coi grafici sui risultati economici dell’anno, parte un filmato sui successi commerciali dell’azienda.
Il Capo, sorridente, stringe la mano al presidente della Polonia, bacia il sottosegretario agli esteri rumeno, brinda con qualche magnate di Casalpusterlengo.
Le immagini vengono alternate a quelle di folle oceaniche plaudenti. In sottofondo parte una musichina sempre più invadente. Sale di tono, compaiono delle scritte sullo schermo a mo’ di karaoke. I dipendenti si alzano come un sol uomo (comprese le due che si erano opportunamente nascoste dietro le sedie di quelli davanti per mangiarsi in santa pace un panino al prosciutto) e iniziano a cantare Menomale che il Capo c’è!
Il Capo, commosso da tanto affetto, estrae con mossa plateale ma elegante, da vero attore consumato, una serie di oggettini da un pacco. Sono sue foto autografate, stampate su rara pergamena, deliziosi regalini con cui omaggia i propri dipendenti.
Tutti ridono felici, baci, abbracci, champagne. Fine spettacolo.
Finalmente si cena.

  1. in occasioni del genere, si sa, quando devi passare intere ore in ambiente seminformale col tuo capo, col quale chiaramente non sai di che cosa parlare se non ci sono argomenti lavorativi di mezzo, l’unica è riempirsi continuamente la bocca di cibo e vino, mantenendo un sorriso ebete per tutto il tempo []
  2. metti un microfono in mano a un Capo e questi, indipendentemente da età, attitudini e carattere, comincerà a gigioneggiare impunemente, sentendosi improvvisamente un ibrido fra Bisio e Padoa Schioppa. Spiritoso come il primo e autorevole come il secondo. Pensa lui []
  3. si riconoscono perché son quelli che durante il discorso del Capo hanno gli auricolari dell’ipod nelle orecchie, ma sanno ugualmente il punto esatto in cui inserire la risata. Anni e anni di riunioni simili li hanno ormai addestrati a riconoscere alla perfezione cosa il Capo si attenda dal suo uditorio, semplicemente analizzandone la mimica []
  4. a qualche nuovo arrivato un po’ più lento nel comprendere la segnaletica può capitare di invertirne il significato e di mettersi a ridere sguaiatamente mentre il Capo sta illustrando come gli utili siano drammaticamente dimezzati nel corso dell’ultimo semestre. In tal caso non avranno più cene aziendali di cui preoccuparsi []

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Nessun commento »

  • 01 September 2010 at 13:08 zio bonino
    poi vediamo, dopo "il primo giorno di scuola", come saranno le cene :D
  • 01 September 2010 at 13:46 zio bonino
    (il sito di maia mi pare ci metta un po' a caricarsi. in ogni caso il post si può leggere direttamente sul blog di grazia http://blog.graziamagazine.it/blog/2010/09/01/cena-di-societa/ )
  • 01 September 2010 at 13:48 Piccolo Blues
    ma il blog di grazia non c'è su FF?
  • 01 September 2010 at 13:53 giangol dì
    sì che c'è il feed spe
  • 01 September 2010 at 13:53 giangol dì
  • 01 September 2010 at 14:02 zio bonino
    il feed di grazia è di un vivo, ma di un vivo! :D
  • 01 September 2010 at 14:05 Piccolo Blues
    ayeah, famo a feedasse
  • 01 September 2010 at 14:06 giangol dì
    fanno tutti tappezzeria! Come alle cene aziendali!
  • 01 September 2010 at 15:03 zio bonino
    ma anche il feed di grazia è una di quelle cose che non sai bene perché si facciano ma si fanno lo stesso perché si deve? :D
  • 01 September 2010 at 16:42 maia
    allora, cos'è tutto questo casino in mia assenza?
  • 01 September 2010 at 16:52 zio bonino
    eh, niente, mentre non c'eri ho forzato l'armadietto dei liquori.
  • 01 September 2010 at 16:56 maia
    oddio, vuol dire che sei più ubriaco del solito?
  • 01 September 2010 at 17:29 maia
    sì, ubriaco di stevejobs. questo mi si è piazzato davanti alla presentazione della nuova meraviglia made in mela. e non si riprende
  • 01 September 2010 at 18:28 zio bonino
    Ma no ma no ma cosa dici non è vero niente! (ora stiv ha finito eh)
  • 01 September 2010 at 18:41 maia
  • 01 September 2010 at 20:10 Isola Virtuale
    il grafico della produzione di bambini aziendali rattrista sempre il Capo: quella colonna nera che supera la bianca proprio non riesce ad accettarla
  • 01 September 2010 at 20:40 maia
    uhm...