poltergeist sono intorno a noi parte I

di maia, 7 dicembre 2007

ovvero, del perché sono improvvisamente sparita

Dunque, piccolo riassunto delle puntate precedenti.
Ormai assuefatta alle uscite dell’uomopalla, desiderosa di provare nuove esperienze, assetata di nuove emozioni, mi licenziai.
Disperazione e sconforto piombò fra le mie colleghe. Una mi si avvinghiò alle caviglie nel disperato tentativo di bloccarmi. “no, ti prego, non ci lasciare!” belava commovente, mentre moccoli verdastri lordavano il suo bel viso. Temeva che le toccasse il mio lavoro.
“Non temere, cara, in spirito sarò sempre con voi. vi porterò nel mio cuore, non vi dimenticherò mai. su, giuditta, ricomponiti!” “mi chiamo arianna, stronza!”
E così presi le poche cose che erano rimaste nei miei cassetti, ci feci un fagottino e me lo misi in spalla. Sognavo di farlo sin da quando, dolce bambina, guardavo Remì. Ah, bei tempi, le risate che mi facevo…
Mentre uscivo mi rimbombavano in testa i flebili vagiti dell’uomo-palla: ma… ma… quando ti ho detto cretina mica volevo offenderti! ma… ma… quando ho detto che non facevi nulla, mica intendevo dire che non facevi nulla… non andare, in realtà ti stimo, ti ammiro, ti voglio tanto bene… mi sento come un padre per te!
Senta, di padri rompiglioni ne ho già uno e mi basta e avanza! quindi la saluto!
Uno strano ticchettio accompagnava i miei pensieri. Come di metronomo sovreccitato, come di tacchi a spillo in piena corsa. No, questa è di nuovo genoveffa che mi rincorre per fermarmi.
Mi giro con la mia migliore espressione alla bud spencer dipinta sul volto ma non vedo nessuno.
Mi rigiro verso il portone, ma un vocino roboante alle spalle mi fa: che, ora non mi guardi nemmeno? non ne hai il coraggio, eh? Mi ririgiro. Abbasso lo sguardo ad altezza uomopalla e lo vedo lì, in posa plastica, a gambe larghe, ben piantate, un braccio levato alto contro di me, a sfiorarmi l’ombellico.
“tu!” l’aria tremò. e mille occhi si affacciarono dalle stanze.
“tu! tu rinneghi tuo padre!
sappi che se esci da quella porta, non potrai più tornare indietro.
se esci da quella porta, rimarrai per strada. misera. anche i vermi ti schiferanno. e non troverai mai più lavoro! mai più!
e vagherai nelle nebbie, sola e derelitta, per il resto della tua, brevissima, esistenza!”
“ok.”
Lanciai un ultimo sguardo verso le facce terrorizzate che mi fissavano, sorrisi e me ne andai.

giovani, carini e… sollevati (piccolo intervallo)

di maia, 31 ottobre 2007

e così sono qui, in una specie di limbo…

sono dimessa, ma ancora in servizio, ci sono ma non ci sono, lavoro ma non lavoro…
provo a fare le cose di sempre, ma gli archivi sono stati tutti rivoluzionati da chi mi sostituirà e io non riesco a trovare più niente.
l’atmosfera è strana anche con le colleghe.
ogni tanto ne sorprendo qualcuna a fissarmi intensamente e allora mi sbotta: "ma non sei preoccupata?"

no.
la risposta è no.

vuoto i miei cassetti.
pensavo di provare tristezza, malinconia.
e invece provo solo sollievo.
anzi, mi ci diverto proprio.
ritrovo la penna fortunata smarrita anni fa.
o l’appunto che ero proprio sicura di avere archiviato da qualche parte…

la cassettiera diventa sempre più leggera, come il mio cuore.
ogni fascicolo in meno è un peso che se ne va da sopra il mio stomaco.

e intanto mi hanno telefonato da uno studio perché al colloquio ho proprio fatto una bella impressione.

chi lo ha detto che la vita finisce qui dentro?
si può scegliere di cambiare.

giovani, carini e disoccupati (ma il cielo è sempre più blu)

di maia, 23 ottobre 2007

Tenuto conto che giovane non lo sono più, carina non lo sono mai stata… mi rimane solo il disoccupata.
E nemmeno una storia d’amore di quelle tanto tanto hollywoodiane con cui consolarmi.
O la notizia che sono gay da dare ai miei.

Per fortuna c’è Edo, che ha colorato tutto il mio cielo di blu.
(sto parlando del coso lì, il disegnino lassù, eh)

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piccolo grande uomo

di maia, 5 ottobre 2007

Maiaaaaaaaaaa!
Ecco, ci risiamo…
Che poi io mi chiedo come una voce così imperiosa possa fuoriuscire da un esserino simile. Più largo che alto, sembra una pallina con le bretelle.
Mi avvio rassegnata verso la sua stanza.
Lo sento ribollire come una caffettiera tenuta troppo a lungo sul fuoco. So perfettamente cosa mi aspetta e quasi quasi rimpiango biagio antonacci che si lamenta dalla radio della mia stanza.
Busso alla Porta.
Avanti!
Respiro, entro.
Evita il mio sguardo, ribolle più forte. Sono ipnotizzata dal marrone innaturale del volto che cozza col candore immacolato della camicia.
Siediti!
Questo è davvero grave. Lui, il Grande Piccolo Capo, fa in modo di non trovarsi mai allo stesso livello delle proprie dipendenti. Quanti deliziosi balli di gruppo nelle riunioni di studio! Capo seduto – tutti in piedi! Capo in piedi – tutti seduti!
Ma adesso, annegato nell’enorme poltrona di pelle nera che lo fa sembrare ancora più piccolo, è troppo preso dal discorso che sta per farmi per pensare alla propria bassezza.
Certi uomini hanno l’altezza che si meritano, penso. È come se la natura si adeguasse alla statura morale.
 
PGC: Maia, ho aspettato che finissi le scadenze per parlarti. Ti ho visto in questi giorni rimanere fino a tardi in ufficio. E mi son chiesto il perché.

Maia: Per lavorare?

PGC: Per lavorare… certo. È vero, hai molte ditte da gestire… è vero, è un periodo duro settembre… però tutte queste ore…
Vedi, io più che vostro datore di lavoro, mi sento come vostro padre. Mi preoccupo per voi. Non voglio che rimaniate così tanto tempo chiuse in ufficio. Non va bene per voi, che vi fate scorrere fra le dita attimi importanti della vostra vita, attimi che non ritorneranno, attimi che una volta passati, saranno persi per sempre. E non va bene per me, che mi sento in colpa a sapervi ancora a lavoro mentre io sto cenando.
E da padre vi dico: c’è un tempo per lavorare ed uno per vivere!
Lavorare per vivere, non vivere per lavorare!
E poi, in fondo, se uno ha bisogno di rimanere oltre l’orario, vuol dire che non ha lavorato bene durante la giornata!

Maia: ha ragione capo, sono mortificata. Sa una cosa? Lei non me li paghi!

PGC: molto bene, molto bene. A proposito, ti ho assegnato sei nuovi fascicoli.
Domani mattina alle otto li voglio sulla mia scrivania.

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september morn (è tempo di migrare *)

di maia, 1 ottobre 2007


Settembre è un mese strano. Che ho sempre amato, per i colori, il clima, il senso di dolce malinconia… E sempre odiato, perché rappresenta il ritorno alla routine.
Il ritorno a scuola. O al lavoro.
Ma da qualche anno è diventato un vero è proprio incubo.

Settembre è, infatti, il mese dei modelli viventi. No, non i modelli belli, tipo quelli di armario, sauronel, edo saint antoine o fEndi, e nemmeno quelli che son diventati commessi dalla apple…
No, parlo dei terrorifici MODELLI 770.
Lo so, voi pensate che esageri. Ma lasciate che vi spieghi. Avete presente spiderman II in cui lo scienziato buono stava inventando una cosa buona per il bene dell’umanità (buona)? E poi questa cosa gli è sfuggita di mano e non solo è diventata cattiva, ma ha fatto diventare cattivo lui pure?
Bene, è la stessissima cosa.
Un giorno un ragioniere pazzo ha inventato una dichiarazione che serve per verificare se i datori di lavoro pagano effettivamente allo stato le tasse che trattengono in busta paga ai loro dipendenti. Per evitare il rischio che se le tengano loro e ci facciano, che so, crociere con la moglie o ci comprino macchine nuove per i figli…
Bene, all’improvviso questa cosa ha preso vita propria, è cresciuta, si è riprodotta e, da poche pagine che era, è diventata un librone mastodontico, pieno di complicatissimi richiami, istruzioni incomprensibili e veri e propri tranelli tesi ai danni del povero compilatore. Il quale, per un mese all’anno, viene completamente risucchiato, fagocitato, masticato, digerito e poi sputato fuori in condizioni pietose.
È come se ogni anno perdesse un intero mese di vita. Di quello che gli accade intorno non sa niente, non vede niente, non sente niente. Non sa cosa succede nel mondo, ma nemmeno quello che capita nella propria famiglia.
Questa, ad esempio, è una conversazione tipica da primo ottobre in casa rompiglioni:

sorella di maia: oh, ciao!

maia: oh, ciao! come stai? e lei chi è?

sdm: Come chi è, è mia figlia!

maia: Tua figlia? Cioè tu hai una figlia? E da quando?

sdm: Come da quando? È nata tre mesi dopo il matrimonio!

maia: Oddio… sei sposata? E quando è successo?

sdm: Il primo settembre, no?

Maia: …
ma te l’ho fatto il regalo?

Così mi son persa un sacco di belle cose, mi dicono.
Mi son persa la nascita di tre nuovi partiti. Le uscite di Mastella e Dini e di tutti quei deputati della maggioranza che votano contro la maggioranza per il bene della maggioranza. Mi son persa il Girolamo Grillo imprecante e il coro dei politici offesi. Mi son persa gli sviluppi (?) di Garlasco e qualche gossip.
Mi son persa anche delle vere notizie.

Adesso che ho un po’ di tempo devo rimediare. Riallacciare amicizie, recuperare il rapporto coi parenti, convincere la mamma che è proprio sua figlia maggiore quella che si siede a tavola a fianco a lei.
E ascoltare la mia musica preferita.
E dedicarmi al mio mac, che ho lasciato abbandonato sulla scrivania.
E rimettermi in pari con l’attualità, leggendo i giornali arretrati. Una parola per pagina.
E riprendere in mano i libri rimasti sconsolatamante abbandonati a prendere polvere.
Via, stasera mi dedicherò a Saramago, che mi occhieggia dal comodino con la sua Cecità.

* NB sia chiaro, il poeta che più odio viene qui citato solo per amicizia.
Non è che sono amica del poeta, eh. E’ che a un mio amico piace.

c’è qualcosa che non va

di maia, 16 luglio 2007

Mi è arrivato un messaggio dal promettente titolo “Complimenti! Hai vinto questi due regali”.
Io non mi ricordavo di aver partecipato ad alcun concorso ma, cavolo, una vincita è sempre una vincita!
Apro la mail per vedere in che cosa consiste il premio e mi trovo:

CONGRATULAZIONI!
Sei Stato Scelto per ricevere 250 Biglietti da visita + Etichette Adesive Abbinate GRATIS

Questa Offerta non durerà molto.
AFFRETTATI!!

ORDINA ORA

Ovviamente mi sono affrettata. Però mi chiedo, perplessa, chi è che mi ha scelto? E perché? E che me ne faccio dei suoi biglietti da visita?
A questo punto l’unica speranza è che siano biglietti da visita di qualcuno d’importante.
Con l’autografo incorporato.
Così posso rivendermeli.
E rifarmi almeno in parte dello sproposito che mi è costato questo premio.