Plumcake alla messicana
Il bello di stare a casa è che finalmente si possono fare tutte le cose che avreste sempre voluto fare ma che non avete mai osato chiedere.
Tipo rigirarsi nel letto cinque minuti in più mentre la dolce metà si scapicolla (lentamente, molto lentamente) al lavoro.
O passeggiare senza meta per le vie della città.
O pulire i balconi.
La cosa che preferisco fare io adesso che sono a casa è cucinare1. O almeno provarci.
In fondo mi avvicino ai quaranta, sono quasi una signorinella e ho l’impressione che continuare a servire agli ospiti uova sode e insalata come pietanze all’ultimissima moda (pensa, c’erano anche al matrimonio di will&kate!) non funzioni mica tanto.
Così mi sono armata di santa pazienza, mi son comprata un grembiule, mi sono rimboccata le maniche ed ho comprato tutti gli ingredienti di tutte le ricette del mondo. Così, per non farmi trovare impreparata.
Poi ho reperito fonti idonee su ogni tipo di supporto, libri, libriccinii, foglietti sparsi, mitìviglieri, riviste, internet e mi sono messa sotto.
Certo, come in tutte le cose bisogna partire dal basso, dalle cose più semplici. E seguire pedissequamente le ricette. Niente voli di fantasia, per carità! Almeno fino a quando non sarete capaci di salare la pasta senza prima pesare il sale.
Così anche le cose più difficili riusciranno alla perfezione.
Tipo l’insalata di rucola.
O l’uovo alla coque.
Adesso sono arrivata al plumcake allo yogurt.
Tutto bello e meraviglioso, ho messo le cose che vanno messe, ho girato, mescolato, amalgamato, imburrato e versato.
Solo una cosa mi lascia perplessa.
Dice qui “cuocete in forno blabla, a tot gradi blabla, senza MAI aprire la porta del forno finché il plumcake non è perfettamente cotto. Per sapere se il plumcake è perfettamente cotto infilateci uno stecchino da denti”.
E’ più di un’ora che lo guardo senza sapere che fare.
- anche perché pulire il balcone è chiaramente un lavoro da uomini. E’ evidente, dai. E passeggiare per le vie di Cuneo… vabbè [↩]
Fatine
Visto? se ascoltavi noi, invece di perder tempo dietro all’internet, a questo punto eri soddisfatta di te stessa.
La stanza in ordine, un fisico perfetto e nessuna figuraccia davanti ai tuoi alunni!
E invece no, invece hai voluto fare di testa sua e guardati adesso!
Il coretto è francamente insopportabile. E’ da ore che va avanti con questa lagna, non ce la faccio più.
Mi sfilo la ciabatta destra, quella con il tricheco ricamato sopra, e con perfetto movimento rotatorio del polso, la scaglio contro le tre megere, spiaccicandole al muro, in uno sfarfallio di lucine colorate.
Finalmente tacciono.
Mi potrò godere qualche minuto di pace.
Speriamo solo la ciabatta non si sia sporcata.
Mi rimetto placidamente distesa a fissare il soffitto.
Flashback
Domenica sera, luogo, la mia stanza da letto.
E l’armadio? Non si era detto che la domenica sistemarvi l’armadio? se ne esce, lamentosa, una delle mie tre vocine interiori1 E’ vero, vocina verde2, avevo promesso che avrei risistemato l’armadio, ma tanto poi la mattina, quando mi vesto, l’armadio lo ributto completamente all’aria, no? E quindi perché farsi venire mal di schiena inutilmente?
E la cyclette? Non dovevi farti almeno venticinque chilometri di cyclette? interviene, querula, la seconda vocina. E’ vero, vocina rossa, ma tanto oggi è domenica e ci sarà un sacco di cose da mangiare, compreso il dolce. E tutto quello che avrei bruciato facendo la cyclette lo avrei poi regolarmente ripreso, con gli interessi. Quindi perché farsi venire i crampi alle gambe inutilmente?
E il corso? tuona, imperiosa, la terza vocina. Avevi promesso che avresti ripassato per il corso!
Ma tanto son vecchia, cara vocina blu. Lo sai. Tutto quello che studio mi sguscia fuori dal cervello esattamente cinque minuti dopo avercelo inserito. E si ripresenta fuori intatto, esattamente come l’ho introdotto. Senza lasciarsi dietro la benché minima briciolina di sapere. E quindi perché farsi venire il mal di testa per niente?
Spiaccicate con una cuscinata ben assestata le vocine sul soffitto, mi son stravaccata sul letto, pieno di vestiti, una scatola di cioccolatini a portata di mano, e mi son rimessa a fare quello che preferisco. Fissare gli accessi al mio blog.
fine Flashback
Un sospetto sfarfallio mi getta nell’angoscia, le tre erinni si son già ricomposte.
Forse non hanno nemmeno tutti i torti, penso, mentre provo a prenderle a martellate. Ma le maledette son velocissime e tutto quello che ottengo è ridurre la parete come una gruviera.
Forse dovrei smetterla di buttare il mio tempo così. Se mi dedicassi seriamente al riordino dell’armadio, magari la mattina riuscirei a trovare subito i vestiti, senza tirar giù tutti i santi del paradiso. E quando li trovassi, non sarebbero irrimediabilmente spiegazzati
Ah, indossare vestiti belli stirati, penso, mentre la fiamma dell’accendino con cui inseguo le vocine sta incendiando le mensole della libreria.
E che dire del mio fisico.
Ah, se riuscissi ad essere costante nell’esercizio, magari riuscirei a ritornare in forma come un annetto fa. Ma che dico, come quando ero diciottenne! Che ci vuole? Basta convinzione e perseveranza!
Intanto il fuoco si è propagato per tutta la stanza e sta attaccando il parquet. Le vocine squittiscono, impazzite.
Chiudo porta e finestra, non sia mai che i miei si accorgano del casino che ho combinato.
Comincio a tossire e a lacrimare. Mi sento stranamente stanca.
Dio, che caldo! Mai quanto ne ho provato ieri durante il corso, quando i miei alunni mi han bombardato di domande alle quali non sapevo come rispondere. Ah, se avessi ripassato, invece di guardare quanti lettori si erano iscritti ai miei feed! penso, mentre mi accascio sul letto.
Riposo, mi serve un poco di riposo.
E aiuto. Forse è meglio se chiamo qualcuno, che questa stanza si è trasformata in una fornace e quasi non respiro più.
Do solo un’ultima occhiata al monit… Santo cielo! Ho ricevuto un like da deathfast! E Vegan mi riempie di complimenti!
Prendo il macchino in mano e inizio a chattare.
Slow food parte seconda – annunciazione
allora, sono incinta.
Lo hanno deciso il mio ragazzo, dei brutti ceffi e il mio farmacista.
Lui poi è proprio convinto.
E’ iniziato tutto l’altro giorno quando, in preda a un attacco congiunto di vomito e diarrea1, mi sono recata in farmacia.
No, non in questa.
Nella mia.
La mia farmacia è proprio bella, calda, old style. Non una di quelle che vanno tanto di moda adesso, quelle in cui per trovare una confezione di cerotti, ti devi far largo fra muri di creme antirughe e creme antipance e creme sbiancanti per i denti e creme coloranti per le guance.
No, la mia farmacia ha due scaffali, tre al massimo, di legno antico, quasi quanto il titolare2, ricolmi di distinti vasi di ceramica, tutti al proprio posto, belli ordinati, con il nome del contenuto scritto sopra a mano, in svolazzanti caratteri antichi3.
Io tutte le volte che ci vado resto ammaliata. Fisso quei vasi per ore e ore, fantasticando sul paziente lavoro di pestello che ha dato origine alle misture miracolose. Che bello saperle creare! Che bello inventare nuovi rimedi, mescolando arditamente camomilla, passiflora, cumino… Nel rimuginare, già mi vedo insignita dal premio Nobel per la medicina. And the Nobel goes to… maia! Per aver inventato la medicina del secolo che ha sconfitto aids, malaria e fame nel mondo! Armata del solo ingegno e del proprio pestello, la grande, geniale maia ha sconfitto in un colpo tutti i mali dell’umanità. Gloria e onore alla nostra eroina! E giù uno scroscio di applausi.
Ma non volevo parlare dei miei progetti per il prossimo futuro.
Sono incinta, dicevo.
O almeno ne è sicuro il farmacista.
L’altro giorno entro e dico:
- Buongiorno, vorrei qualcosa contro nausea e vomito.
- Che tipo di vomito?
- Beh… vomito… vomito. Mi aiuti, la prego. Non ce la faccio più.
- No.
- Come no!
- Niente di quello che posso darle la farà guarire. Niente di quello che posso darle eliminerà il suo problema.
- (iniziando a sudare) Come… Cosa dice? Mi avevano assicurato che è un virus molto comune, che in due-tre giorni dovrei cavarmela…
- E’ vero, il virus è comune, ma le ci vorranno almeno nove mesi.
- (sudando sempre più copiosamente) In che senso, scusi?
- E’ chiaro, lei è incinta.
- Noddavvero!
- Come no. (assume l’aria annoiata, da spiegone) Riassumiamo. Lei ha la nausea.
- Sì.
- Il vomito acido.
- Sì.
- Non ha il ciclo.
- Beh… questo mese ancora non… ma lei come diavolo…
- Esperienza professionale. E poi collo gonfio, faccia sbattuta, pelle grassa e naso grosso non mentono.
- Ehi, scusi…
- E poi occhio liquido, sguardo allucinato, sudori freddi…
- Ma…
- Alla sua età, mi creda, mica si può essere ridotti così. Se non per incintitudine. Quindi… Ho ragione, vero? No, non me lo dica. Certo che ho ragione! Non sbaglio mai, io. Ho l’occhio clinico. Allora, in cosa posso essere utile?
- Un tiralatte, per favore.
Disclaimer: ogni riferimento a fatto o persona nel presente post, ad esclusione dei miei sogni di gloria e del mio farmacista, è frutto della mia fervida immaginazione. Mamma, smetti di piangere. Non sono incinta!
- proprio non riesco a capire perché il mio fidanzato continui a lamentarsi di una mia presunta rudezza. Sostiene che non sarei sufficientemente romantica [↩]
- a volte sembra quasi di poter vedere le tarme che ci danno dentro. Col legno antico, intendo. Non con il titolare [↩]
- così, a occhio, in comic sans [↩]
Slow food
maia: Buongiorno, vorrei qualcosa contro nausea e vomito.
Farmacista: Che tipo di vomito?
m: Beh… vomito… vomito.
F: Eh, troppo facile dire vomito! VO-MI-TO! La gente viene qui e pretende rimedi contro il VO-MI-TO. Io ho il vomito! Dottore, mi aiuti, non faccio che vomitare! Dio, che vomito! E nessuno che ti spieghi, nessuno che si prenda la briga di descrivere che tipo di vomito!
m: Ehm… vomito acido?
F: Vomito acido! Come se bastasse dire VO-MI-TO-A-CI-DO! Come se ci fosse un unico vomito acido, come se non ci fossero milioni di tipi di vomito acido! E la consistenza? E il sapore? Ma dove siamo finiti! Quando è che ci siamo ridotti così? Perché la gente non riesce a prendersi una pausa dalla follia quotidiana, per fermarsi un attimo ed ascoltarsi? Ascoltare i propri desideri, i propri sogni, le proprie sensazioni? Un tempo uno stava male, ed era in grado di descriverti il proprio male fine dentro i più minuziosi dettagli. Suoni, sapori, colori! Adesso uno sta male, entra in farmacia, dice ho del vomito, piglia la pastiglia e se ne va! Come se una farmacia fosse un ipermercato. O uno di quei terribili fast food. Ma certo! Ecco perché la società si è corrotta! È stato quando quei terribili non-luoghi al neon hanno iniziato ad invadere le nostre strade, riempiendoci la pancia e la testa di non-cibi. Abbiamo perso l’uso del gusto, abbiamo smesso di sentire i sapori, ecco cos’è. Eravamo la patria del buon cibo. Adesso ci cibiamo di polistirolo. Eravamo la patria del buon vino. E adesso beviamo cocacola! Tutti omologati sulla via del non-sapore! Vermi disgustosi, succubi invertebrati che non siete altro!
m: Sì, allora, vorrei qualcosa contro il vomito acido. Ma non acido qualunque. Un vomito acido con retrogusto amaro, decisamente barricato, dal profumo delicatamente fruttato…
La vita è meravigliosa – reloaded
(Come preannunciato ieri, ecco il post di natale che vi avevo promesso.
L’avevo già postato, ve l’ho detto, ma tanto, era vecchissimo, e nessuno se ne ricorderà più. Tranne i più belli di voi.)
Il mio problema è che guardo troppi film.
E ne rimango terribilmente impressionata.
Come quella volta dopo matrix, quando cercavo ovunque la pillolina blu che mi avrebbe fatto risvegliare tranquillamente nel mio letto. Alla fine l’ho trovata. E mi sono risvegliata nella tana del bianconiglio.
O quella volta dopo jfk, quando sperimentavo la teoria del proiettile impazzito dalle finestre di casa.
Ma nessun film, e ripeto nessuno, è pericoloso quanto “la vita è meravigliosa”.
Ricordo quando lo facevano ogni anno in tv. Non appena le case andavano riempiendosi di alberi di natale e panettoni, lui zac! Si presentava in tutto il suo abbagliante bianco e nero.
Odiavo quel film, mi faceva piangere sempre. Mia mamma, inflessibile, ci obbligava a guardarlo. Lei adorava quel film. La faceva piangere sempre.
Ma da un po’ di anni non lo trasmettono più. Non sulle reti principali, almeno. Ogni tanto lo si vede sbucare su qualche canale locale.
Quest’anno, per esempio, era su tv-quartiere 5. Non lo si poteva guardare. La pellicola saltellante, l’audio fuori sincrono. Una pena. E sono stata assalita da un’ondata di nostalgia. In fondo mamma è tanto che non piange più come si deve. Frignucola ogni tanto, ma si vede che non lo fa con vera soddisfazione.
Così sono andata di nascosto in videoteca (in epoca emuliana è diventata pratica inconfessabile) e l’ho visto.
Tutto solo nel reparto Frank Capra. Tutti gli altri erano stati comprati, tutti gli “Accadde una notte”, i “Meet John Doe”, gli “Arsenico e vecchi merletti”… solo lui era rimasto lì. Avrei dovuto capire che non era una buona idea.
E invece l’ho preso.
A casa, tutti erano impazziti dietro il cenone di natale. Non ho provato nemmeno ad offrire il mio aiuto. Da quando ho visto ratatouille mi è proibito l’accesso in cucina.
Mi sono rinchiusa nella cameretta e ho inserito il dvd nel lettore.
Dopo due secondi ero irritata dalla saccenteria di quell’operetta morale, annegata sotto strati e strati di melassa.
Dopo quattro innaffiavo il parquet delle mie calde lacrime.
Santo cielo, mi dicevo, ognuno di noi è importante, ma che dico, fondamentale nella vita altrui! E ognuno è artefice del proprio destino! Se solo lo voglio, posso riuscire in tutto. Voglio fare miss universo? Basta volerlo! Voglio diventare campionessa del mondo di qualunque cosa? Basta volerlo! Voglio diventare miliardaria? Basta volerlo!
Basta mettersi in bilico su un ponte la notte di natale e minacciare di buttarsi di sotto ed ecco che l’angelo di seconda classe comparirà al mio fianco e mi indicherà la strada!
Aspetto trepidante l’avvicinarsi della mezzanotte. Appena mi accorgo che tutti i familiari sono in preda ai fumi dell’alcol e cominciano a cantare novene pasquali, sgattaiolo fuori di casa e mi avvio verso Pont sur Mugnon.
L’avevo scelto con cura.
Doveva essere un ponte abbastanza bello, con eleganza e dignità di ponte da (pseudo)tentato suicidio.
Ma non doveva essere troppo centrale o frequentato, altrimenti correvo il rischio che qualche benintenzionato di passaggio si mettesse in testa di “salvarmi” prima dell’arrivo del mio Clarence.
Pont sur Mugnon è perfetto per questo. Solido, sobrio e isolato.
Mi inerpico sul mezzo metro e passa della spalletta e comincio a guardare verso l’alto.
Niente.
Porta pazienza, mi dico, Clarence e i suoi in fondo operano in america, per quanto angeli, ci vorrà pure del tempo per arrivare sin qua.
Dopo qualche ora comincio a spazientirmi.
“ehi, lassù, mi vedete? Io son qui, sul ponte. Sfiduciata nella vita, nelle mie capacità, ecc ecc. e sto per buttarmi. Capito? IO STO PER BUTTARMI!”
Niente.
“Allora? Siete sordi? IO MI BUTTO, EH”
Niente.
Vabbè, è la notte di natale, magari adesso sono impegnati. Tanto io non ho fretta. A casa sono tutti ubriachi e comunque c’è cibo in abbondanza, almeno fino al ventisette non si accorgeranno nemmeno della mia assenza.
Posso aspettare.
Però fa freddo…
Magari se saltello un po’ mi riscaldo.
Certo, se nevicasse sarebbe meglio. Sarebbe più romantico. Vuoi mettere con questa pioggerellina? E questo ghiacc…
Per fortuna il ponte che avevo scelto non era troppo alto.
Ho qualche costola dolorante e una gamba ingessata, ma in fondo non me la passo niente male.
È vero, è una seccatura rimanere immobilizzati su una sedia a rotelle, però almeno adesso sono al centro dell’attenzione. I dottori hanno detto che devo starmene calma e in assoluto riposo per qualche tempo e i miei mi vezzeggiano premurosamente. Mi hanno addirittura regalato un film!
Ehi, è Hitchcock! Io adoro Hitchcock!
E “la finestra sul cortile” non l’ho mai visto!
Scambisti
Non so mica com’è successo.
So solo che ieri sera me ne sono andata a dormire con il mio piede, come al solito, e stamani mi son svegliata con il piede di un altro.
Fra l’altro un piede nemmeno bello a vedersi.
E’ un piede grosso e gonfio e nero.
E un po’ stronzo. Che appena lo poggio per terra, mi duole. E se provo ad alzarmi, mi fa crollare a pelle d’orso.
Non è così che si fa.
Uno non può andarsene a letto bello tranquillo, accoccolarsi sotto il piumone per dormire il sonno del giusto, e poi risvegliarsi con il piede cambiato!
Va bene, posso capire che un bel piede possa far gola a un sacco di gente. Specialmente agli animi bruti con piedi orrendamente gonfi e neri. Ma perché proprio il mio?
Perché non il piede di una modella, di un’attrice. Di una ministra.
Ve lo dico io perché. Perché attorno ai piedi di ogni ministra, di ogni velina, di ogni ragazza immagine, è pieno così di energumeni e rubarli si fa troppo rischioso. E allora si rubano i piedi ai poveracci che non possiedono nemmeno una pulce da guardia.
Bella forza!
Bel coraggio!
Ahi serva Italia, di dolore ostello, non donna di province, ma bordello!
Ecco, si pensasse un po’ meno ai bordelli e un po’ più ai veri problemi che attanagliano la gente, tipo gli scambisti di piedi. Allora sì che saremmo in un paese che può davvero definirsi civile!

