Tutte le fortune!

di maia, 29 settembre 2008

Che poi dicono che pestare una cacca porta bene. E io che sono molto sfortunata, mi son messa a cercarne una. Però da quando il sindaco ha messo su le multe per chi lascia le cacche in giro, son difficilissime da trovare.

Stai a vedere che mi tocca affidarmi al fai da te…

Amore 2.0 reloaded (Blog & Nuvole)

di maia, 26 settembre 2008

Chi lo ha già letto nella versione originale stenterà forse a riconoscerlo dopo la cura dimagrante cui l’ho sottoposto.
Il fatto è che una cara amica mi ha invitata a partecipare ad un bel concorso di letteratura (breve) e fumetto. E a parte il fatto che io di breve non avevo nulla. Né sarei in grado di comporlo. E a parte il fatto che non ho niente di adatto alle tematiche. Né tanto meno la capacità di scriverlo.
A parte tutto questo, ho deciso di accettare1.

E invito anche voi a farlo, che il concorso è ovviamente aperto a tutti coloro che vorranno partecipare.
I termini per inviare i propri pezzi scadono il 30 ottobre e il regolamento lo trovate qui.
Partecipate, partecipate, partecipate, che la manifestazione merita.

Anche se, detto tra noi, il vincitore c’è già.
Voglio dire, quando ho saputo che partecipa anche LUI ho capito che non c’è scampo per nessuno!
Non so in quale categoria scende in campo ma lo dico sin da ora: SE NON VINCE LUI E’ UNO SCANDALO!

Fine preambolo, inizio pezzo, molto sforbiciato.

Amore 2.0 (reloaded)

Ci siamo.
Dopo mesi passati ad annusarci.
A sbirciarci.
A stremarci di parole.
Finalmente ci siamo!
Più veloce, devo correre più veloce, il treno sta entrando in stazione… Eccolo, lo vedo! Dio, perché avrò messo tacchi così alti? Mi cola il sudore sulla nuca. E sulla fronte! No, il trucco no! Non ora! E i capelli! In che condizioni saranno? Devo controllare. Mi nascondo dietro quel gruppo di cinesi. Troppo bassi! Mai un tedesco quando serve! Al diavolo, troppo tardi per cercarne uno.
Il trucco c’è tutto! Bene. Il ciuffo si è appena sgonfiato. E il sudore… beh, è la tua vicinanza che mi scioglie tutta!
Giusto in tempo, il treno si sta fermando. Carrozza sette, ha detto.
Dove sarà?
Questo no, è vecchio. Questo no, è grasso. Questo no, peccato…
Eccolo! È lui! Tenero… fuma simulando nonchalance, eppure proverà la mia stessa agitazione! Mi ha vista! Toh, beccati sto’ sorriso. Ti piace, eh? Mi sorridi…
Mi avvicino, con passo danzante. Dio, ho le palpitazioni… Dal vivo, sotto questa luce obliqua sei anche più bello, sai. Ti facevo un poco più magro, ma sei bello. Decisamente bello. Che buffo, conosco a memoria ogni tuo tratto, eppure adesso sei come uno sconosciuto… Una signora ci guarda. Un ragazzo alle tue spalle sbatte gli occhi smarrito. Ma ora sei davanti a me. E tutto il resto non esiste. Siamo io e te. Uno di fronte all’altra. Non una parola. Solo un lunghissimo sguardo. Intenso. Il tuo vagamente stupito. Fai per dire qualcosa, ti metto un dito sulla bocca. Non sciupare il momento. Non resisto più, accosto le labbra alle tue. Hai una leggera esitazione, ma poi mi baci. Dio, se mi baci! Amore! Sei travolgente. Sei unico. Sei… eccitato! Che impeto! Che lingua! E che mani! Ehi, non ti pare di esagerare? Va bene che progettiamo da mesi questo momento, ma siamo pur sempre in mezzo alla stazione! Senti come mi preme contro il corpo, così energico, così virile… La vecchia ci starà fissando, sicuro. E il giovanotto goffo… pare sbigottito. Beh, non ha mai visto due innamorati baciarsi?
Annunciano il treno in partenza. Ci stacchiamo a fatica.
Trasognata, ti guardo risalire a bordo.
È stato tutto così veloce. Non una parola. Certo, così è più romantico.
Ti saluto, ma non rispondi.
Capisco, il dolore del distacco.
Il giovanotto smunto si avvicina con aria offesa, mi fulmina con gli occhi e risale pure lui.
Ma che gli prende?
A pensarci bene ha un viso vagamente familiare…

  1. PER GIOCO, direi per far felice un noto blogger che giusto ieri si lamentava “ma esiste una pheega che non si sia iscritta PER GIOCO ad un concorso di bellezza?”. Se al posto di “pheega” ci mettete “blogger molto spiritosa e intelligente” e al posto di “concorso di bellezza” ci mettete “concorso di letteratura (breve) e fumetti” vedrete che tutto (ri)torna []

Il Mistero del Triangolo delle Bermude

di maia, 24 settembre 2008

Visto l’enorme successo riscosso dalle Grandi Inchieste di Solo in Superficie (e dietro le pressanti richieste di giovini assetati di cultura), mi sembra giunto il momento di aggiungere una nuova perla alla rubrica “Voyager”.
Come si può, infatti, rimanere insensibili alla notizia che cercando la parola “templari” sul motore di ricerca più famoso del mondo, al sesto posto si trova un proprio articolo?

Trattasi del giusto riconoscimento a una vita di sacrifici e studi, riconoscimento che non può essere lasciato nel dimenticatoio, ma che va fatto fruttare come il talento della famosa parabola di Esopo1.

Ecco dunque la tanto attesa nuova puntata.
Questa volta si parla del Mistero del Triangolo delle Bermude.

Anzitutto il nome.
Molti lo chiamano, sbagliando, il Triangolo delle Bermuda. Il refuso sembra confermare la teoria secondo cui i primi reportages del misterioso mistero furono opera di emigranti partenopei2. Essi, i partenopei, infatti, son noti per mettere le vocali finali alle parole un po’ così, come viene viene3.

Altri lo chiamano il “Triangolo maledetto” o il “Triangolo del diavolo“. Nomi che già da soli lasciano trasparire una malcelata antipatia nei confronti di un luogo che di diabolico non ha proprio nulla.
Intanto si tratta di una zona di mare compresa tra la Florida, Porto Rico e le Bermude. Come dire, tutti posti che la gente se li sogna e che solo pochi possono visitare per davvero.
E allora qui signori fatemi dire che secondo me ci troviamo di fronte alla solita storia della volpe e l’uva, che tutta quella gente che parla male del Triangolo è solo gente che non ha i soldi per andarci in vacanza4.

Poi lo credo che quando un poveraccio squattrinato in quei paradisi ci arrivava per lavoro, magari su una nave mercantile, e si vedeva circondato da tutto quel ben di dio, si imboscava dietro la prima palma e arrivederci a tutti!
Ed ecco facilmente spiegate le misteriose sparizioni di interi equipaggi.
Ed ecco anche spiegata l’improvvisa cessazione degli episodi misteriosi da qualche anno a questa parte. Con lo svilupparsi dei viaggi low cost e dei last minute, anche i miserabili più cenciosi possono permettersi un bel viaggetto esotico. Spuntando così il pungolo dell’invidia.

Basta quindi con tutte queste ipotesi fantasiose, tipo la “presenza di sacche di metano all’interno della crosta continentale che provocano periodiche emissioni di gas, pericolose per la galleggiabilità delle navi”.

O la leggenda secondo cui gli Ufi “considerano come loro territorio di volo l’area del Triangolo e non tollerano la presenza di nessuno”.
Questa poi è la storia decisamente più ridicola di tutte.
A parte che di Ufo ce n’è uno solo, bellissimo. E  comunque attualmente si trova a Madrid. Non vedo proprio perché dovrebbe reclamare come propria una zona di mare miglia e miglia lontano.
Quando c’ha Maiorca a due passi!

  1. uno dei sette re di Tebe, divenuto tristemente famoso per via un morboso caso di cronaca. E perché soleva stordire tutti con il continuo racconto di favole oscene, racconti di cose spinte fra animali e uomini, sirenette e lupi, gemellini persi nel bosco che moltiplicavano i marzapani e i pesci []
  2. ovvero napoletani. Da Partenope, la locale squadra di basket []
  3. Ed ecco anche spiegato il perché degli strani segni che, a quanto dicono gli antichi carteggi, apparivano in cielo poco prima delle sparizioni. Primo fra tutti la visione potente della Mano di Dio []
  4. I Templari, per dire, che di soldi eran stracarichi, mica ne han mai detto niente di brutto! []

Candele

di maia, 17 settembre 2008

candele

Candele bianche, candide come neve.
O giallo cera.
Ma qualche volta anche candele variopinte, dei colori dell’arcobaleno.

Candele calde e fumanti come la passione.
Candele algide come l’indifferenza.

Candele gocciolanti, come stille di ambrosia.

Candele lunghe e svettanti come modelle.
O piccole e ribelli come monelle.

Candele eleganti come ministre.
Candele banali come maestre.

Candele commemorative per un caro scomparso.
Candele votive.
Candele decorative.

Quanto ti piacciono le candele e quante ne tieni!

Ma soffiarti il naso ogni tanto?

Chi fermerà la musica?

di maia, 28 agosto 2008

Nessuno che non ci stia passando in prima persona può capire che cosa voglia dire vivere intorno alla Fortezza da Basso in questi giorni.

Gli articoli della seppur volenterosa Longo non riescono a rendere minimamente idea del disagio che il cittadino medio fiorentino deve patire da queste parti ogni santo giorno.

Ricordo con nostalgia i bei tempi andati quando la Fortezza era semplicemente un’isola verde nel bel mezzo della città, con tanto di laghetto dei cigni e pista per i grilli1, il tutto intorno ad un monumento cinquecentesco di grande bellezza.
L’unico momento in cui veniva disturbata la mia pubblica quiete (cit.) era verso l’una, quando si aprivano le dighe e decine di adolescenti brufolosi si riversavano fuori dalle mura storiche che ospitavano uno dei licei classici più esclusivi della città.

Adesso il liceo non c’è più e al suo posto son stati installati funzionalissimi padiglioni pronti ad ospitare un numero impressionante di mostre dell’artigianato, della casa, etniche, dell’ambiente, del fitness e chi più ne ha più ne metta.

Tutto è cominciato per colpa del maledettissimo Pitti Immagine. Vedere un tal numero di operatori italiani e stranieri ingorgare i viali di scorrimento bloccando tutta la viabilità cittadina deve aver inorgoglito non poco gli amministratori locali che hanno ben pensato di moltiplicare il numero di occasioni in cui creare quelle simpaticissime code chilometriche.
Voglio dire, quale migliore occasione di socializzazione che passare qualche oretta in compagnia di altri automobilisti incolonnati al tuo fianco? Dopo i primi momenti di bestemmia galoppante nascono delle amicizie che nemmeno su friendfeed!

E così son nati Pitti Donna, Pitti Uomo, Pitti Bimbo, Pitti Filati… A breve sono attesi Pitti Cane, Pitti Gatto e, perché no, Pitti Pianta Grassa.

Ma cosa fare di tanto spazio nel centro cittadino, a pochi passi di alcuni dei monumenti più famosi d’italia in quelle tre-quattro settimane in cui rimane tristemente vuoto?
Idea geniale, ci organizziamo delle feste!

E così è nata la famigerata Festa dell’Unità della Fortezza. Ovvero tre piste da ballo con musica da discoteca. E poi negozi, locali alla moda, ristoranti etnici, scuole di salsa… E la Festa dell’Unità direte voi? E chi se ne frega! rispondevano gli organizzatori. Così si attirano un sacco di ragazzini che sono il futuro della politica e bla bla bla…

Così capitava spesso di vedere i sempre più sparuti militanti, il viso rigato da una lacrima disfattista, riuniti davanti al baracchino della trippa scuotere melanconicamente la testa.

Alla fine i dirigenti del PCI, PDS, DS, Ulivo si sono accorti che a tutti quei ragazzini del futuro della politica non poteva fregargliene di meno, a loro interessava solo spiare il fondoschiena delle cubiste, ammazzandosi di amerikani e tequila bum bum. E che nel contempo i vecchi militanti erano definitivamente emigrati nelle più classiche Feste dell’Unità di provincia, dove non esistono cocktail elaborati e l’unica deroga ai robusti vinelli locali son le solite birracce alla spina.

Così sono arrivati alla conclusione: o si torna a una Festa più sobria e si recupera la politica, o si trasforma definitivamente in una macchina mangiasoldi.

Incapaci di prendere una scelta che sia una, hanno finito per fare entrambe le cose. Scindendo la kermesse in due manifestazione diverse: la Festa dell’estate e la Festa del PD.

Con il risultato che i poveri residenti, invece delle solite tre settimane di patimento, questa volta se ne devono sorbire sei, ben spalmate fra luglio, agosto e settembre.

Perché i residenti è come se nella fortezza ci fossero proprio dentro. E non scherzo.
Un omino dice qualcosa all’amico dall’altra parte dello stand? Qui si sente.
Una signora fa la scema col marito dell’amica sussurrandogli qualcosa nell’orecchio? Qui la sente anche mia nonna, che è un po’ dura d’orecchi.
Anche con le finestre chiuse.
Anche coi doppi vetri.
Così siamo continuamente a rischio infarto.

Voi ci scherzate, ma provate a immaginare come vi sentireste a trovarvi nel mezzo del più placido pomeriggio estivo all’improvviso la voce cupa di Piero Pelù che fa strani versi nel salotto di casa vostra!

E Pelù in fondo era il male minore. Una volta superata la paura iniziale, un paio di buoni tappi per le orecchie attutiscono il danno. Il problema è quando il resto del cartellone è questo.
Vi giuro che il giorno 26 Agosto si è verificato uno strano esodo di massa dal mio quartiere.

Ma questa in fondo era pur sempre la Festa “laica”, quella puramente commerciale. Se nel calderone ci son finiti appuntamenti così commerciali in fondo non c’è nulla di male.
Vedrete quanto sarà diverso quando ci sarà la festa del PD, dicevano.
Vedrete, adesso si fa una cosa seria. Con la politica. Coi dibattiti e tutto.

E infatti adesso che c’è la Festa del PD è tutta un’altra storia.
E’ vero, ci son sempre i ristoranti etnici. E’ vero, ci son sempre gli happening.
Ma l’offerta musicale è ben diversa!

Ieri l’altro, per dire, c’erano i Pooh2.

  1. che non sono gli insetti, ma strani tricicli di cui francamente non conosco il nome italiano []
  2. e il 30 ci sarà Max Pezzali. Peccato che io sarò a un matrimonio… []

Il Mistero del Sacro Plin Plin (Plin)

di maia, 22 luglio 2008

(Dove si parla di portentosi mantra, misteriosi vendicatori e acque della salute)

E’ buffo, però a volte le scoperte più importanti (e inquietanti) della vita si fanno per puro caso.
Un tizio si fa una pennica sotto un albero e gli cade una mela in testa.
Oppure un altro sta a guardare le crepe del soffitto di una chiesa e si accorge che il lampadario dondola.
O un altro ancora pensa di andare a farsi una tranquilla crociera fino fino in Tailandia navigando su rotte ignote al turismo di massa e si ritrova in un continente sconosciuto1

Così io ho finalmente risolto uno dei più tormentati crucci della mia esistenza grazie ad una battuta di andrea.

Sono anni che mi chiedo quale oscura forza mi tenga ancora avvinta alla canzoncina della pubblicità di una marca di pasta.

L’antica nenia recitava così: “PLIN PLIN PLIN, TORTELLIN! con due uova di gallina ed un chilo di farina, carne, grana, prosciuttini, ecco i veri tortellini…”

Il fenomeno mi terrorizzava, nessuna ipotesi razionale poteva spiegare l’enorme potere esercitato da una filastrocca pubblicitaria sul mio cervello. Quando prende possesso della mia testa nulla più riesce ad allontanarla e mi ritrovo a canticchiarla per ore ed ore (orribili ore) ininterrottamente. Come un disco rotto.

Non sapevo più cosa fare. Temevo di essere posseduta dallo spirito dei prosciuttini assassini. Che, sterminati dai produttori di tortellini, erano tornati in vita per uccidere tutti quelli che ne avevano mangiati.
E la morte a seguito di canzoncina perpetua è una morte orribile, vi assicuro.

Ma adesso tutto un mondo mi si è aperto davanti agli occhi.
Le paure si sono dissolte, una spiegazione razionale c’è.

E’ il misterioso potere del Mantra Plin Plin che seduce le menti e le conquista.

Niente più notti insonni, niente incubi pulp in cui schiere di porchette marciano in fila serrate per la conquista della terra!

E’ solo un mantra!

Però…
Però a pensarci bene un terribile dubbio si insinua.

E le acque della salute che fanno fare plin plin?
Che c’entrano loro?
Perché i pubblicitari hanno scelto proprio quella parola?
Quale collegamento può esistere fra una marca di tortellini e le vie pimplinarie?
Che in realtà i committenti della pubblicità sappiano qualcosa che noi non sappiamo sul potente mantra?
E chi sono in realtà questi committenti?
Che siano semplici produttori di acque della salute non se la beve nessuno!

Ma certo, è un complotto!
Le suore e i maiali assassini vogliono sottometterci tutti a suon di canzoncine e frequenti ritirate nei bagni!

Che qualcuno ci salvi dai porcellini!
Che qualcuno ci salvi dalle suore pulite dentro e belle fuori!

  1. sconosciuto a lui, non certo ai Templari, che in America ci andavano regolarmente da centinaia di anni seguendo le rotte dei vichinghi. Solo che, esosi com’erano, avevano istituito solo viaggi in business class e con la crisi delle stoffe da vela, che a quei tempi avevano superato la soglia psicologica dei 200 fiorini a metro quadro, nessuno poteva più permettersi il prezzo del biglietto. Fu così che gli uomini si scordarono delle nuove terre. Finché non ci arrivò questo genovese erotomane. Che altro che manie di scoperta, altro che spirito di avventura. Lo sappiamo tutti benissimo che cosa ci voleva andare a fare in Tailandia…. []