questione di naso

di maia, 22 Giugno 2008

A questo punto è ufficiale, è tutta colpa del mio naso. Del mio stupidissimo naso fuori moda.

E quando hai il naso fuori moda hai voglia a leggere Cosmopolitan, hai voglia ad abbonarti a Vanity Fair, hai voglia a imparare a memoria tutte le puntate di Sex and the City.
Se hai un naso fuori moda sei irrimediabilmente tagliata fuori.

Perché al giorno d’oggi è fondamentale per una Giovane Donna Moderna avere un naso al passo coi tempi.

Da quando il marketing ha scoperto l’importanza dell’aromaterapia, si stanno moltiplicando le offerte di prodotti di igiene e bellezza dalle profumazioni sempre più ardite.
Capita di vedere esposti in bella mostra sugli scaffali creme dopobagno alla fragranza di cioccolato e muffa, docciaschiuma al prezioso aroma di mirtillo e calcestruzzo, imperdibili esfolianti alla vaniglia e uovo alla coque.

E chi come me ha un naso antiquato e si ostina a ricercare il buon vecchio bagnoschiuma nivea all’odore di nivea o il sempre caro docciaschiuma borotalco all’odore di borotalco, è destinato alla frustrazione.
Persino il classicissimo neutro roberts adesso sa di orchidea e big babol!

Però non avevo mai dato eccessivo peso a questa cosa. Pensavo che in fondo i gusti son gusti e che il mondo è bello perché è vario.
Mi sono definitivamente resa conto della mia totale insipienza solo l’altro giorno.

Pensavo di aver comprato la più repellente mistura scrub per il corpo esistente sul mercato, così sono andata in profumeria per farmene consigliare un’altra dall’odore (pardon, dai benefico effluvio) più delicato.

La profumeria del centro è affollatissima, al solito.
E’ tutto un viavai di commesse bellissime che servono con sollecitudine donne bellissime, tutte dalla pelle color cuoio bruciato, tutte di un’età impossibile da definire.
La bionda di fronte a me col volto fissato in un’espressione di eterno stupore e con quell’immobile sorriso sghembo che sembra tanto una ferita aperta con tanto di sangue rappreso (dio, quando finirà l’orrida moda dei rossetti color fegato andato a male?), per esempio, potrebbe essere una ventenne che si è fatta troppe lampade. Così come potrebbe benissimo essere una cinquantenne con un lifting di troppo.

In tutta questa febbrile attività cerco di farmi notare da una commessa libera.

IO: scusi. Signorina, scusi… ehm… signorina..

Niente. Nemmeno si accorge di me.

Signorina! Signorina, senta potrebbe indicarmi un altro scrub che questo puzza troppo?

Silenzio.
Sento tutti gli occhi puntati su di me.
La mano che tende il vasetto comincia a tremare leggermente.

Cioè, io… ecco… trovo l’odore…

GIOVANE COMMESSA: L’effluvio vorrà dire!

CLIENTE SCRITERIATA (OVVERO IO): Certo, l’effluvio, trovo l’effluvio eccessivamente… pungente?

CORO: Mormorio di disapprovazione.

GC: Pungente??? Ma se questo è il miglior prodotto in commercio!

CS: ma certo! E si vede! E si sente! La pelle che lascia poi… di un morbido… però, ecco, l’odore, cioè l’effluvio che lascia è molto… ecco è pieno di personalità, una personalità molto forte e non a tutti piace. Cioè, a me piace tantissimo, eh. Solo che il mio ragazzo… E la mia famiglia… Ecco, i miei familiari hanno minacciato di buttarmi fuor di casa se lo rimetto. Quindi se cortesemente…

GC: certo che i suoi familiari son veramente rompicoglioni!

CS (a parte): ehhh, a chi lo dice…

GC: però, se la vogliono buttar fuori di casa… certo che è strano. Voglio dire, come fanno a non apprezzare? Senta qua (ed apre il vasetto mettendomelo sotto il naso) senta che buon odore! Inspiri! Dio, solo a sentirlo fa star meglio! Che fa, non inspira? Senta, senta (alle altre clienti che si avvicinano), dite la verità, non sembra di stare alle terme?

CLIENTI VARIE (inspiranti et giubilanti): oh, sì, le terme, proprio come alle terme!

GC: comunque, se PROPRIO lei non gradisce, mi permetto di consigliarle un paio di prodotti che possono fare al caso suo. Certo, sono meno efficaci, per esempio non hanno il benefico effetto di talassoterapia che, mi perdoni, le farebbe tanto bene. Ma se in aggiunta a questo prende la crema rassodante, il fluido veicolante, l’olio doccia iperidratante e questa magica mistura energizzante, le assicuro che si troverà benone. E per il suo colorito? Che vogliamo fare per il suo colorito, che è COSI’ pallida!
Dunque, ecco la crema viso contro i ventinove segni dell’invecchiamento (ventinove? pensa te, io ne conoscevo uno solo e lo chiamavo RUGHE) con una goccia di abbronzante (?), il fondotinta abbronzante (?), il fard…

CS: abbronzante?

GC: certo! Poi l’ombretto, lo smalto, il gel conto le pellicine, la maschera alle alghe…

Esco dal negozio carica come un mulo, le buste piene di prodotti all’ultimo grido (compreso un tubetto di rossetto color fegato guasto), e il portafoglio sensibilmente più leggero.

Per strada rifletto su questa mia nuova consapevolezza, il mio essere inadeguata ai tempi.

Passo davanti a un cestino, lo contemplo due secondi e poi getto tutto.

No, quei prodotti decisamente non fanno per me, non mi appartengono.
Come io non appartengo alla schiera delle Giovani Donne Moderne.

Che, a pensarci bene, non lo so mica se mi dispiace tanto.
Che ci sarà poi di bello a sentirsi come alle terme… Voglio dire, quale persona sana di mente trova piacevole stare in un posto puzzolente, pieno di vecchi con problemi alla prostata?

Amore 2.0

di maia, 17 Gennaio 2008

E così alla fine ci siamo.
Dopo mesi passati a scriverci. A leggerci. A raccontarci per mail.
Dopo mesi spesi a parlarci. Ad ascoltarci. A confessarci per telefono.
Dopo mesi consumati nello spiare le rispettive eccitazioni a chilometri di distanza e ad ascoltare i nostri respiri farsi via via più affannosi (che strana voce roca che ti viene, amore. Sembri quasi uno di quei maniaci da telefilm americano).
Dopo mesi bruciati a fantasticare sulle tue foto… a sognare quelle dolci labbra poggiate sul mio collo, sulla mia pelle e quegli occhi intensi nei quali perdermi…
Ecco, adesso potrò finalmente incontrarti di persona, dolce amore.
Più veloce, devo correre più veloce, il treno sta entrando in stazione. Eccolo, lo vedo! Accidenti a me, perché arrivo sempre all’ultimo? E perché avrò messo tacchi così scomodi? Maledizione! Senti come mi cola il sudore sulla nuca! E sulla fronte! Cristo santo, il fondotinta si starà sciogliendo! No, il trucco che cola no, non ora! E i capelli! Mioddio, no, i capelli si staranno afflosciando! Devo darmi una controllatina senza farmene accorgere. Lì dietro! Mi nascondo fra il cartellone degli orari e quel gruppo di cinesi. Cavolo! Son troppo bassi! Mai un tedesco quando serve! Al diavolo, troppo tardi per cercarne qualcuno.
C’è! Il trucco c’è tutto! Bene. Il ciuffo si è sgonfiato, ma pace. E il sudore… beh, ma quello è il bollore che mi metti nelle vene, tesoro. Perfetto! Tutto a posto, posso andare.
Giusto in tempo, il treno si sta fermando. Carrozza sette, ha detto.
Eccola.
Uhm… ma quando scende?
Dove sei, tesoro?
Questo no, è vecchio. Questo no, è grasso. Questo no, peccato…
Eccolo! È lui! Che caro, fuma una sigaretta fingendo nonchalance, eppure anche lui, chissà com’è agitato dentro. Ecco, mi ha vista! Toh, beccati sto’ sorriso. Ti piace, eh, mi sorridi…
Mi avvicino, con passo danzante. Ti volti verso di me. Dio, sento le palpitazioni. La gente che passa di corsa sulla banchina ti nasconde a tratti alla mia vista. Dal vivo, sotto questa luce obliqua sei anche più bello, sai. Ti facevo giusto un poco più magro, ma sei bello. Decisamente bello. Che buffa sensazione. Conosco a memoria ogni tuo tratto, eppure sei come uno sconosciuto per me. Una famiglia si mette in mezzo coi bagagli. Americani, di sicuro. Che stupidi! Una signora ci guarda. Povera vecchia. La sua vita è finita, non ha altra soddisfazione che spiare quella altrui. Un ragazzino alle tue spalle si guarda intorno smarrito. Ma ora ci sei tu davanti a me. E tutto il resto… tutto il resto non conta. Tutto il resto non esiste. Siamo io e te. Uno di fronte all’altra. Finalmente. Non una parola. Solo un lunghissimo sguardo. Intenso. Il tuo è vagamente sorpreso. Beh, ho cambiato colore ai capelli, non te lo aspettavi, eh? Fai per dire qualcosa, ti metto un dito sulla bocca. Non sciupare il momento. Tesoro… finalmente… finalmente… non resisto più, mi avvicino, accosto le labbra alle tue. Hai una leggera esitazione, ma poi mi baci. Dio, se mi baci! Amore! Sei travolgente. Sei unico. Sei… sei… eccitato! Che impeto! Che lingua! E che mani! Ehi, non ti sembra di esagerare? Va bene che abbiamo parlato per mesi di questo momento, ma insomma, siamo pur sempre in mezzo alla stazione! Eddai, sotto la gonna no, da bravo. Uhm… senti come mi preme contro il suo corpo, così energico, così virile… La vecchia ci starà fissando, sicuro. E il giovanotto goffo… ehi, sembra sbigottito. Beh, che ha, non ha mai visto due innamorati baciarsi?
Annunciano il treno in partenza. Ci stacchiamo a fatica.
Ti guardo, trasognata, mentre risali a bordo. Un sorriso soddisfatto.
È stato tutto così veloce. E non una parola. Certo, è più romantico così.
Ti saluto, ma non mi consideri.
Capisco, il dolore del distacco.
Il giovanotto seccherello si avvicina con aria offesa, mi tira addosso una scatola di cioccolatini e risale pure lui.
Dico, ma che gli prende?
Che strano, a pensarci bene, ha un viso vagamente familiare…
Vabbè, il mondo è pieno di matti.
Le porte si chiudono.
Addio, amore, è stato bellissimo.
Cerco di scorgerti nel vagone, ma non ti vedo. Di sicuro starai pensando alle dolci parole da scrivermi.
Non vedo l’ora di aprire la posta!

La vita è meravigliosa

di maia, 8 Gennaio 2008

Il mio problema è che guardo troppi film.
E ne rimango terribilmente impressionata.
Come quella volta dopo matrix, quando cercavo ovunque la pillolina blu che mi avrebbe fatto risvegliare tranquillamente nel mio letto. Alla fine l’ho trovata. E mi sono risvegliata nella tana del bianconiglio.
O quella volta dopo jfk, quando sperimentavo la teoria del proiettile impazzito dalle finestre di casa.
Ma nessun film, e ripeto nessuno, è pericoloso quanto “la vita è meravigliosa”.
Ricordo quando lo facevano ogni anno in tv. Non appena le case andavano riempiendosi di alberi di natale e panettoni, lui zac! Si presentava in tutto il suo abbagliante bianco e nero.

Odiavo quel film, mi faceva piangere sempre. Mia mamma, inflessibile, ci obbligava a guardarlo. Lei adorava quel film. La faceva piangere sempre.
Ma da un po’ di anni non lo trasmettono più. Non sulle reti principali, almeno. Ogni tanto lo si vede sbucare su qualche canale locale.
Quest’anno, per esempio, era su tv-quartiere 5. Non lo si poteva guardare. La pellicola saltellante, l’audio fuori sincrono. Una pena. E sono stata assalita da un’ondata di nostalgia. In fondo mamma è tanto che non piange più come si deve. Frignucola ogni tanto, ma si vede che non lo fa con vera soddisfazione.
Così sono andata di nascosto in videoteca (in epoca emuliana è diventata pratica inconfessabile) e l’ho visto.
Tutto solo nel reparto Frank Capra. Tutti gli altri erano stati comprati, tutti gli “Accadde una notte”, i “Meet John Doe”, gli “Arsenico e vecchi merletti”… solo lui era rimasto lì. Avrei dovuto capire che non era una buona idea.
E invece l’ho preso.
A casa, tutti erano impazziti dietro il cenone di natale. Non ho provato nemmeno ad offrire il mio aiuto. Da quando ho visto ratatouille mi è proibito l’accesso in cucina.
Mi sono rinchiusa nella cameretta e ho inserito il dvd nel lettore.
Dopo due secondi ero irritata dalla saccenteria di quell’operetta morale, annegata sotto strati e strati di melassa.
Dopo quattro innaffiavo il parquet delle mie calde lacrime.
Santo cielo, mi dicevo, ognuno di noi è importante, ma che dico, fondamentale nella vita altrui! E ognuno è artefice del proprio destino! Se solo lo voglio, posso riuscire in tutto. Voglio fare miss universo? Basta volerlo! Voglio diventare campionessa del mondo di qualunque cosa? Basta volerlo! Voglio diventare miliardaria? Basta volerlo!
Basta mettersi in bilico su un ponte la notte di natale e minacciare di buttarsi di sotto ed ecco che l’angelo di seconda classe comparirà al mio fianco e mi indicherà la strada!
Aspetto trepidante l’avvicinarsi della mezzanotte. Appena mi accorgo che tutti i familiari sono in preda ai fumi dell’alcol e cominciano a cantare novene pasquali, sgattaiolo fuori di casa e mi avvio verso Pont sur Mugnon.
L’avevo scelto con cura.
Doveva essere un ponte abbastanza bello, con eleganza e dignità di ponte da (pseudo)tentato suicidio.
Ma non doveva essere troppo centrale o frequentato, altrimenti correvo il rischio che qualche benintenzionato di passaggio si mettesse in testa di “salvarmi” prima dell’arrivo del mio Clarence.
Pont sur Mugnon è perfetto per questo. Solido, sobrio e isolato.
Mi inerpico sul mezzo metro e passa della spalletta e comincio a guardare verso l’alto.

Niente.

Porta pazienza, mi dico, Clarence e i suoi in fondo operano in america, per quanto angeli, ci vorrà pure del tempo per arrivare sin qua.

Dopo qualche ora comincio a spazientirmi.
“ehi, lassù, mi vedete? Io son qui, sul ponte. Sfiduciata nella vita, nelle mie capacità, ecc ecc. e sto per buttarmi. Capito? IO STO PER BUTTARMI!”

Niente.

“Allora? Siete sordi? IO MI BUTTO, EH”

Niente.

Vabbè, è la notte di natale, magari adesso sono impegnati. Tanto io non ho fretta. A casa sono tutti ubriachi e comunque c’è cibo in abbondanza, almeno fino al ventisette non si accorgeranno nemmeno della mia assenza.
Posso aspettare.
Però fa freddo…
Magari se saltello un po’ mi riscaldo.
Certo, se nevicasse sarebbe meglio. Sarebbe più romantico. Vuoi mettere con questa pioggerellina? E questo ghiacc…

Per fortuna il ponte che avevo scelto non era troppo alto.
Ho qualche costola dolorante e una gamba ingessata, ma in fondo non me la passo niente male.
È vero, è una seccatura rimanere immobilizzati su una sedia a rotelle, però almeno adesso sono al centro dell’attenzione. I dottori hanno detto che devo starmene calma e in assoluto riposo per qualche tempo e i miei mi vezzeggiano premurosamente. Mi hanno addirittura regalato un film!
Ehi, è Hitchcock! Io adoro Hitchcock!
E “la finestra sul cortile” non l’ho mai visto!

poltergeist sono intorno a noi parte II (versione splinderiana)

di maia, 18 Dicembre 2007

Che poi mi son sempre considerata una persona mediamente intelligente. Non tanto intelligente o troppo intelligente. Mediamente intelligente. Di quelle che dei quiz in tv conoscono ogni argomento. Di quelle che si indignano per la stupidità delle domande. Di quelle che rimpiangono i bei tempi in cui non c’erano tutti questi “aiutini”.
Di quelle che, mentre il conduttore ancora legge la domanda, prima che escano le quattro opzioni fra cui scegliere, inarcano il sopracciglio, sbuffano e mormorano schifati un “che cazzata!”.
E se i familiari, mediamente intelligenti anche loro, ma un po’ meno, chiedono “ah sì? E qual è la risposta giusta?”, incominciano vergognosamente a prendere tempo, imbastiscono uno studio semiologico sul vero significato del quesito, partendo da eva e il frutto proibito (tanto si sa che tutto è partito da lì e lì ritorna), fino a che il concorrente non ha risposto. Se particolarmente bravi, riescono a pronunciare la loro risposta giusta quasi in sincrono con il conduttore.
Ecco, io sono di quelli talmente abili, che sembrano sempre dare la risposta addirittura prima della tv.
Sono intelligente, dicevo. Mediamente intelligente.
E allora perché non mi sono accorta di nulla?

Perché francamente era poco credibile.
Tu sei lì, che ti licenzi.
Magari semplicemente ti è venuto a noia il colore delle scrivanie.
E allora decidi di andartene.
Fai la tua bella letterina di dimissioni. La guardi, te la riguardi… Mentre attraversi i corridoi a passo di carica, sei preso da una strana euforia. Canticchi Wagner, anche se non ti piace. Ti senti un poco come un esploratore. Un eroe. Il cambiamento. Lasciare il noto per l’ignoto… Ti fermi davanti alla porta del capo, conscio del momento. Sai che non si torna indietro. Come disse Cesare, Gallia est omnis divisa…  Tiri un bel sospiro.
Bussi.
Consegni con aria trionfante.
Torni al tuo posto e usi il pc del tuo ormai ex ufficio per mandare il curriculum a giro.
Ti rispondono in meno di mezz’ora.
Stavano cercando proprio te! Cercavano uno con la tua qualifica, le tue conoscenze, le tue esperienze!
Ti stavano aspettando da giorni, da mesi, da anni!
Sei entusiasta.
Vai al colloquio.
Ti ricevono Gianni e Pinotto.
E qui qualche dubbio doveva venirti.
Quello basso e con una massa di capelli unti ti investe di parole. L’altro, quello alto senza capelli, forse muto, inciampa e per fingere disinvoltura si aggrappa alla sedia, trascinandola a terra in un rimbombo assordante.
Sono buffi, ti dici. Mi divertirò.
Ti mostrano la stanza in cui lavorerai.
Curiosamente le colleghe sono tutte in cappotto, sciarpa e guanti. Saranno appena rientrate dalla pausa caffè, ti dici.
C’è un bellissimo bar dall’altro lato della piazza. Mi divertirò un mondo.
L’atmosfera è solare, merito di quelle luci non troppo forti, che colorano tutto di un allegro arancione.
L’ambiente è importante. Cavoli se mi divertirò!
Senza contare la distanza da casa. Otto minuti a piedi. Addio costosissimi abbonamenti a bus che non passano mai, addio all’angoscia di essere perennemente in ritardo.
Dio, questo posto è il paradiso!

Poi, una alla volta, cadranno tutte le fette di prosciutto.
Il contratto proposto è di prova, un mese. Che vuol dire stipendio basso e tu che lavori come un ossesso, per ben figurare e farti assumere in pianta stabile.
Le colleghe sono tutte imbacuccate semplicemente perché il riscaldamento non funziona e se provi ad attaccare la stufetta elettrica, salta la corrente.
Impianto vecchio, dicono.
La pausa caffè non esiste, tranne che per Gianni e Pinotto. Loro verso le undici trillano contenti: “ragazze, noi andiamo a prenderci un bel caffè. Con questo freddo è proprio quello che ci vuole!”.
La luce così solare altro non è che lampadina poco costosa. Pochi watt, poca luce, poca vista.
A fine giornata torni a casa con un mal di capo che ti fa sragionare. Prendi in seria considerazione l’ipotesi di tagliarti la testa per bloccare il dolore.
E poi tante piccole cose che la prima volta non avevi notato.
Le mattonelle rotte tenute insieme dallo scotch da pacchi.
Il bagno, adibito a magazzino, con le finestre dai vecchi infissi gonfiati dall’umido e dalla pioggia che non si chiudono più, cosicché una lieve brezzolina invernale allieta le tue pause di riflessione…

E Gianni e Pinotto… quello che inizialmente ti era parso uno buffo modo di comportarsi, si rivela per quello che è.
Quei due non sono normali. Quei due in realtà sono due alieni.
O spiriti maligni.
Ma certo! Il palazzo deve essere stato costruito su un camposanto e gli spiriti residenti si sono offesi! Così lo hanno invaso. I due più imbranati hanno preso possesso di questo ufficio. Ed hanno cominciato a distruggerlo. Così si spiega la devastazione, gli strani rumori, le porte che sbattono in continuazione, le urla disumane che riempiono i corridoi…
Guardo con terrore la stufetta spenta. Non è che mi risucchia dentro?

Vabbè, mi consolo, almeno non arrivo mai in ritardo.

intervallo (sabato italiano)

di maia, 8 Dicembre 2007

Fra un tempo e l’altro di poltergeist un po’ di pubblicità.

Sabato pomeriggio. Tempo di relax.
Finalmente posso riprendere in mano quel libro che mi piace tanto e che non riesco mai a finire. Uhm… sì, voglio proprio godermelo sotto il piumone caldo…
Leggo la prima parola.
Mi fermo.
Riattacco.
Mi rifermo.
Riprovo.
Nulla da fare.
E’ che proprio non riesco a concentrarmi. Mia sorella nella stanza accanto ha messo Amici a tutto volume. Ho provato a neutralizzarli sparandomi gli acuti di Aretha Franklin nelle orecchie, ma davanti agli squittii eccitati del pubblico della De Filippi è tutto inutile.
Spazientita, metto da parte il libro e decido di controllare la posta elettronica. Parto dalla casella hotmail. Una volta mi piaceva hotmail. In fondo è stata la mia prima casella e la prima volta, si sa…
Ma da qualche tempo a questa parte è diventato di una lentezza insopportabile. Tutta colpa di quei filmatini pubblicitari che mettono in testa alla pagina. Saranno anche bellini, di sicuro sono pesanti e ogni volta aprire o inviare un messaggio diventa una lunga agonia. Mentre sono lì che aspetto che compaia la videata della posta indesiderata, mi faccio un caffè, completo un sudoku, mi limo le unghie, e alla fine lo vedo.
Là in cima, tutto colori sgargianti.
Bello grosso.
No, non “TUTTE LA CANZONI DI BIAGIO ANTONACCI”, per carità!
Quello che mi ha folgorato è stato:

VUOI TROVARE L’UOMO PERFETTO GRATIS?


E lo domandi? Certo che sì! Certo che lo voglio l’uomo perfetto gratis! Basta con questi uomini perfetti che costano un occhio della testa, che devi imbottire di soldi a inizio serata perché poi facciano il bel gesto di pagare la cena o il cinema o il motel!
Io l’uomo perfetto lo voglio gratis!
E ricco.
Bene, fammi vedere dove lo trovo, questo uomo perfetto gratis.
Ma porc… che c’entra adesso l’epilatore Braun? I maledettissimi filmatini pubblicitari. Oltre ad essere pesantissimi, hanno il difetto di cambiare in continuazione. E me lo spieghi adesso che me ne faccio delle gambe liscissime senza l’uomo perfetto che me le carezzi?

Nel frattempo Amici è finito, mia sorella erompe nella stanza volteggiando sulle punte con leggiadria d’elefante, e cantando a squarciagola una canzoncina della trasmissione.

Dio che sabato…

poltergeist sono intorno a noi parte I

di maia, 7 Dicembre 2007

ovvero, del perché sono improvvisamente sparita

Dunque, piccolo riassunto delle puntate precedenti.
Ormai assuefatta alle uscite dell’uomopalla, desiderosa di provare nuove esperienze, assetata di nuove emozioni, mi licenziai.
Disperazione e sconforto piombò fra le mie colleghe. Una mi si avvinghiò alle caviglie nel disperato tentativo di bloccarmi. “no, ti prego, non ci lasciare!” belava commovente, mentre moccoli verdastri lordavano il suo bel viso. Temeva che le toccasse il mio lavoro.
“Non temere, cara, in spirito sarò sempre con voi. vi porterò nel mio cuore, non vi dimenticherò mai. su, giuditta, ricomponiti!” “mi chiamo arianna, stronza!”
E così presi le poche cose che erano rimaste nei miei cassetti, ci feci un fagottino e me lo misi in spalla. Sognavo di farlo sin da quando, dolce bambina, guardavo Remì. Ah, bei tempi, le risate che mi facevo…
Mentre uscivo mi rimbombavano in testa i flebili vagiti dell’uomo-palla: ma… ma… quando ti ho detto cretina mica volevo offenderti! ma… ma… quando ho detto che non facevi nulla, mica intendevo dire che non facevi nulla… non andare, in realtà ti stimo, ti ammiro, ti voglio tanto bene… mi sento come un padre per te!
Senta, di padri rompiglioni ne ho già uno e mi basta e avanza! quindi la saluto!
Uno strano ticchettio accompagnava i miei pensieri. Come di metronomo sovreccitato, come di tacchi a spillo in piena corsa. No, questa è di nuovo genoveffa che mi rincorre per fermarmi.
Mi giro con la mia migliore espressione alla bud spencer dipinta sul volto ma non vedo nessuno.
Mi rigiro verso il portone, ma un vocino roboante alle spalle mi fa: che, ora non mi guardi nemmeno? non ne hai il coraggio, eh? Mi ririgiro. Abbasso lo sguardo ad altezza uomopalla e lo vedo lì, in posa plastica, a gambe larghe, ben piantate, un braccio levato alto contro di me, a sfiorarmi l’ombellico.
“tu!” l’aria tremò. e mille occhi si affacciarono dalle stanze.
“tu! tu rinneghi tuo padre!
sappi che se esci da quella porta, non potrai più tornare indietro.
se esci da quella porta, rimarrai per strada. misera. anche i vermi ti schiferanno. e non troverai mai più lavoro! mai più!
e vagherai nelle nebbie, sola e derelitta, per il resto della tua, brevissima, esistenza!”
“ok.”
Lanciai un ultimo sguardo verso le facce terrorizzate che mi fissavano, sorrisi e me ne andai.

artest

di maia, 26 Novembre 2007

Cari lettori, dato che mi sento un poco in colpa a trascurarvi così, ho deciso di lasciarvi un giochino col quale trastullarvi in mia assenza.
A dire il vero il “giochino” in questione è cosa seria. Si tratta, infatti, di un finissimo test psicologico che su Donna Moderna e Virgilio se lo sognano, essendo il frutto del lavoro di cervelli di portata spaventosa. C’eravamo io, la foto di Freud, Morelli, Crepet, Platinette e Rita Levi Montalcini. Che, provata dalla dura vita di senatrice, è crollata quasi subito in un sonno profondo. Platinette si è immediatamente dedicata a studiarne la capigliatura e così io e i due maschioni ci siamo potuti sbizzarrire.
Fatelo anche voi.
Potreste scoprire lati del vostro carattere che non pensavate di possedere.

Procediamo dunque col test: CHE IMPORTANZA HA L’ARTE NELLA TUA VITA? E PREFERISCI ESSERE TUTTO GENIO E SREGOLATEZZA O UN BORGHESUCCIO MISERO E TRISTE?

Istruzioni.
Prendete carta e penna e segnatevi le risposte, ordinatamente, dalla prima all’ultima, una dopo l’altra.
Mi raccomando, rispondete sinceramente alle domande e d’istinto, senza starci a pensare. E non sbirciate i profili in fondo. Altrimenti non vale.
Buon divertimento.

(disclaimer: ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale)

1) se voi foste un quadro, che quadro sareste? (dite la verità, è originale questa, o no? Avete idea di quanto ci abbiamo messo per metterla a punto?)

a b c d

2) quale fra questi quadri rappresenta meglio il vostro concetto di arte?

a b c d

3) quale fra questi quadri tocca maggiormente le vostre corde interiori?

a b c d

4 quale fra queste opere tocca maggiormente le vostre corde esteriori?

a b c d

5 quale fra questi quadri vi tocca?

a b c d

Bene.
A questo punto sommate tutte le risposte “a”, tutte le risposte “b”, tutte le risposte “c” e tutte le risposte “d”. Nel senso di sommare tutte le volte che avete risposto la stessa lettera, non tutte le risposte di tutte le lettere insieme.
Fatto?
Bene, adesso controllate qual è la lettera che ricorre più spesso.

MAGGIORANZA DI RISPOSTE a
siete Sauro Sandroni: mi dispiace per voi, sinceramente.
Siete fondamentalmente confusi.
In ogni campo.
Incerti anche sulla vostra identità sessuale, vi dibattete continuamente fra due opposti estremi. Partecipate entusiasticamente alle gare di rutti, ma mettendovi sempre una mano davanti alla bocca. Siete cultori de “I guerrieri della notte”, ma solo perché vedere quegli scontri fra omaccioni vi procura brividi indicibili.
Se qualcuno vi dice che siete dolci, scoppiate in lacrime urlando: “non è vero! Sono virile io!”
Vi rifugiate nel mondo noir. Ne leggete decine, centinaia. Ne create addirittura qualcuno, in cui immaginate di diventare un killer senza scrupoli che ammazza uomini a sfare (chiara metafora del fatto che in realtà volete uccidere l’uomo che è in voi per essere finalmente e totalmente donna).
Però questa vostra passione (morbosa) farà la vostra fortuna. Un giorno recensirete il libro di un giovane e promettente scrittore che, per oliarvi, vi proclamerà il più grande intenditore di noir di tutti i tempi. E tre o quattro persone ci crederanno pure. Finché si accorgeranno che nemmeno sapete chi sia Otto Preminger e che sostenete che gli unici veri film noir sono quelli a colori dove si dicono le parolacce.
Insomma, gloria breve ma intensa.

MAGGiORANZA DI RISPOSTE b.
Gli snob:
acculturatissimi, informatissimi su ogni nuova tendenza del mondo dell’arte, guardate dall’alto in basso chiunque non ne sappia quanto voi. Quindi tutti. Alla domanda su quale sia il vostro pittore preferito, non rispondete mai un banalissimo “Giotto” o “Botticelli” o “Monet”, nemmeno sotto tortura. Gli unici artisti che citate sono semisconosciuti dai nomi impronunciabili. Se una poveretta si azzarda a chiedervi: “ma come si intitola il tuo quadro preferito?” non potete proprio fare a meno di rispondere: “titolo? Ancora ferma ai titoli sei?”.
Ma in realtà è tutta scena. Sotto sotto siete insicuri. E permalosissimi. Anche in questo momento, mentre leggete e vi riconoscete in questo profilo, ci state rimanendo malissimo. E state pensando a una risposta spiritosa da dare in pubblico e a una serie di insulti da farmi in privato.
Vivrete un improvviso botto di popolarità quando vi ritroverete personaggio, minore ma fondamentale, nell’opera prima di un giovane e promettente scrittore.
Sarete allora combattuti fra l’orgoglio e l’irritazione per il fatto che nel romanzo non vi viene messo in bocca qualche giudizio illuminante sull’opera omnia dell’illustre pittore contemporaneo Gkjnsauiybdg.
Vi rifarete disegnando template alle blogstar. Diventando artisti contemporanei a vostra volta.
Ma il vostro cognome è così banale, che non diventerete mai famosi negli ambienti che contano veramente.
Insomma, gloria lunga, ma solo in ambienti mediocri.

MAGGIORANZA DI RISPOSTE c
I caproni:
è evidente, voi di arte non capite niente. E ne andate fieri. Per voi l’unica forma di arte sono i calendari con le veline.
Gli unici film che guardate sono quelli porno.
L’unico vero quadro che conoscete è uno che vi ritrovate appeso nel tinello e nemmeno sapete chi l’ha dipinto e cosa rappresenta.
Egoisti, cinici, autoreferenziali, leggermente maschilisti, avete non poche difficoltà a relazionarvi col vostro prossimo senza irritarlo dopo due secondi.
Poi un giorno scriverete un libro. Questo. Nonostante l’età ormai avanzata, verrete più volte indicato come giovane e promettente scrittore. Incredibilmente, nonostante le figure femminili nel romanzo fortemente stereotipate e poco credibili e nonostante la presenza di un personaggio che è copia sfacciata del camilleresco Catarella, il vostro libro vi riuscirà bene. La scrittura veloce e fresca, l’intreccio pieno di colpi di scena e di svolte inaspettate, terrà i lettori col fiato sospeso. Fino alla fine. Li coinvolgerà anche in situazioni abitualmente poco frequentate dal pubblico italiano, come la guerra cecena. In poche parole, scriverete un bel noir, teso e asciutto.
Al quale ne seguiranno altri.
Insomma, fama lunga e intensa. Che vi renderà sempre più insopportabili.

MAGGIORANZA DI RISPOSTE d
I banali:
delle due l’una, o siete donne, o siete incredibilmente, mediocremente borghesucci.
Nessuna speranza per voi.

SOLO RISPOSTE d
Siete mia sorella.

Ricordati di ritirare i panni. Che piove.

de femminilbus trucchibus contra homines erectos (magis magisque raro)

di maia, 6 Novembre 2007

Ovvero manuale di sopravvivenza II

Visto il successo riscosso dal primo manualetto sull’arte della sopravvivenza e dall’argomento “cara ti amo”, ho deciso di proseguire nella mia opera divulgativa, aggiungendo un nuovo volume a quella che sarà una vera e propria enciclopedia sulle relazioni interpersonali fra gli esseri umani del terzo millennio.

Questa volta ci occupiamo dei trucchi che la Giovane Donna deve adottare per creare e far sopravvivere una seria relazione amorosa.

Non ci importa qui indagare se la voglia perché, nonostante tutto, il suo compagno le piace veramente, perché ormai si è arresa al fatto di essercisi affezionata, un po’ come al cane, o semplicemente perché terrorizzata all’idea di ritrovarsi nuovamente sola.
Noi partiamo dal presupposto di aiutare la Giovane Donna che voglia tenersi l’Uomo che si è procacciata.

E dunque, cara Giovane Donna del terzo millennio è a te che mi rivolgo.
Dì la verità, sei stufa della tua inutile autosufficienza? Sei stufa di ripetere (e ripeterti) che si sta meglio con se stesse, che è tanto bello autoanalizzarsi, autorealizzarsi, autoamarsi tutto il tempo? Su, confessalo che ciò che realmente vuoi è quello che denigri in pubblico! E che quando vai a casa dell’amica che “si è fatta incastrare, poverina. Ma guarda come si è ridotta a fare la schiava di quel rimbambito!” in realtà crepi di invidia.
Perché è questo che vuoi. Tu vuoi un Uomo, per amarlo e accudirlo. Finché morte (o corna) non vi separi.

Vederlo ogni giorno alla disperata ricerca dei calzini che lui stesso ha buttato sotto il letto, assistere alle sue scenate perché non sa dove stanno di casa le proprie mutande, ammirarlo, novello arlecchino, mentre si contempla allo specchio, smarrito, senza avere il coraggio di chiedere ancora una volta se quei pantaloni si accordano con quella camicia e quella giacca…
Oppure saperlo afflosciato in salotto, avvinghiato ad un telecomando che non usa, dal momento che piomba in catalessi nell’attimo stesso in cui il suo fondoschiena sfiora il morbido tessuto del sofà, mentre voi in cucina, stiranti, piangete guardandovi le registrazioni di centovetrine e elise di rivombrose e sognate Richard Gere in tenuta da marinaretto sul suo bel cavallo bianco che vi porta via da quel mondo triste di appretti con il manico…

Chi è che non vorrebbe tutto questo?
Ebbene, care amiche, voi lo avrete!

Ma per raggiungere tale obiettivo, bisogna innanzitutto convincere l’Uomo a farsi sposare. O quanto meno ad instaurare una felice e duratura convivenza.
Come fare?

Partiamo per gradi.

Ammesso e non concesso che voi Giovani Donne siate sopravvissute ad una delle tecniche di seduzione messe in atto dall’Uomo Conquistatore, adesso vi trovate davanti al difficile compito di trasformare l’insensatezza di una notte in una relazione stabile.
E il modo migliore per riuscirci è convincere il prescelto che la stabilità è l’ultima cosa che vi interessa.
Insomma, dovete fare le preziose.
Fargli intendere che se accettate di uscirci così spesso, è solo perché in fondo vi fa un po’ pena.
Attenzione, cercate di non essere troppo realistiche, altrimenti la preda potrebbe rimanerci male e non invitarvi più.
Tutto sta nel trovare la giusta miscelazione fra noncuranza e affettuosità. Fra indifferenza e sesso sfrenato.
A quel punto l’Uomo, che proprio non si capacita di come possiate essere immuni al suo fascino e che pure ha assaggiato e non può più fare a meno della vostra passionalità, è vostro.

Il difficile viene adesso.

Perché dopo due secondi due che vi si sarà dichiarato, l’uomo si sentirà oppresso, legato ad un cappio del quale non si era accorto e vi coinvolgerà in un estenuante minuetto, un sottile gioco di nervi, fatto di bugie, mezze verità e scuse incredibili.
Voi dovrete sopra ogni cosa mantenere la calma. Sempre e comunque.

Passiamo ad un esempio pratico.
Quante volte capiterà di trovarlo irreperibile fino alle tre-quattro di notte e a vostra domanda risponderà: ero fuori con un amico…

Bene, in questi casi non, e ripeto NON, partire con l’attacco frontale.
Sarebbe il modo perfetto per iniziare diatribe senza fine. E se non lo avete ancora sposato, non potete permettervele.

Respirate, contate fino a dieci, e poi provate ad imbastire un’amabile chiacchierata sul suo “amico”.
Se sarete abbastanza abili e apparentemente distaccate, già al secondo scambio di battute verrà fuori che l’amico è in realtà un’amica, ma di vecchissima data.
Di quelle con cui ci sono tanti ricordi in comune. Che certo che ci sono andato a letto insieme, ma era molti anni fa, prima di conoscerti, quando ero ancora un ragazzino. E ora non significa più niente per me, anzi… mi fa quasi effetto vedere come si è ridotta oggi… Certo, è vero, è la prima con cui ho fatto sesso, e la prima volta non si scorda mai, ma attrazione… zero!

Bene. In questi casi dovete mantenere assolutamente la massima padronanza di voi stesse, non cedere su nessun fronte, niente occhio lucido, niente flessione nella voce, nessuno sguardo assassino.
Voi siete tranquille.
Voi siete il simbolo dell’amabilità, della rilassatezza, della comprensione.

E quindi… avete parlato tutte quelle ore…

Certo! Avevamo tanti di quei ricordi da rispolverare… è stato bellissimo. Cioè, anche un po’ noioso. Molto noioso, a dire il vero.

Beh (con tono giocoso), se era noioso potevi tirar fuori una scusa e tornare a casa, no?

Sì, ma come si fa… insomma, ti fai prendere dalle chiacchiere… poi mi doveva parlare dei suoi amori disastrosi, mica potevo lasciarla lì, così…

Voi ridete, approvate, gli versate da bere, incoraggianti.

Te pensa che a un certo punto dall’autoradio è cominciata a uscire una musica…

Autoradio? Eravate in macchina?

Eh, sì, una macchina scomoda… che nemmeno i sedili si possono abbassare… ma dicevo della musica… una lagna… che io proprio non ce la facevo, mi buttava giù, mi ammosciava… nel senso che era veramente brutta, eh.

Certo, capisco… altro vino (birra/vodka/rum/martini/whisky/crodino)?

Oh, grazie. Ma cosa stavo dicendo… ecco… allora noi…

(qui è FONDAMENTALE il sorriso rassicurante, materno) Ma no, non voglio mica saperlo! Sono fatti vostri quello che vi siete detti. Solo per la prossima volta… ecco, se decidi di uscire con degli amici all’ultimo, avvertimi (innestare la vocina dolce, sguardo da gattina) che a non sentirti mi ero quasi spaventata…

Ma no, perdonami! Fra l’altro volevo chiamarti, però ho scoperto di avere il cellulare scarico…

Ma certo, lo avevo intuito! Povero caro, chissà come ci sei rimasto male quando te ne sei accorto… chissà che patema d’animo… vieni qui, piccolo… lo vuoi un massaggino? ma perché non adiamo a letto? Staremo più comodi…

E gli regalate i cinque minuti (dieci, se proprio è uno stallone, e allora è comprensibile che vogliate tenervelo stretto) più intensi che abbia mai avuto.

A quel punto lui non capisce più niente. È dall’inizio della conversazione che si sente braccato. Di più, è dalla serata scopazzante che si sente in colpa e voi, non solo non lo attaccate, ma lo coccolate, lo avvolgete nel vostro amore, nella vostra comprensione, nella vostra passione!

Allora sarà convinto di potervela dare a bere sempre.

E vi farà la proposta.

(continua)

Nb l’esempio pratico sopra riportato è basato su situazioni di fantasia. Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale.
Capito, te? Sì, te che mi leggi. Non mi riferivo affatto a quello che mi hai raccontato l’altra sera, lo so che siete solo amici…
Altro vino (birra/vodka/rum/martini/whisky/crodino)?

nuovo cinema paradiso (ovvero consigli per il fine settimana)

di maia, 2 Novembre 2007

Ieri sera un amico mi ha portato a vedere l’ultimo film di Coppola.
Con l’inganno. Io credevo di andare a vedere i Vanzina.
Il cinema prescelto è uno dei più scomodi di Firenze. Di quelli con le file di poltroncine talmente attaccate le une alle altre, che ogni volta che cerco di accavallare le gambe rimango incastrata nello schienale di quello davanti.
Abbiamo scelto il secondo spettacolo pomeridiano, per evitare l’effetto abbiocco e l’eccessivo afflusso di gente.
Siamo arrivati con un certo anticipo, ed abbiamo fatto benissimo. All’entrata c’è una calca spaventosa. Non è possibile, non saranno tutti qui a vedere il nostro film!
E invece sì. Tutti per FFC.
La signora alle mie spalle ha evidenti problemi di incontinenza. Incontinenza motoria, intendo. È tutta un agitarsi, spintonare, tirarmi gomitate nel bel mezzo della schiena.
All’apertura delle porte, la massa si riversa nella sala in maniera scomposta, con una foga che nemmeno all’apertura del nuovo Mediaworld di Empoli. Non si salvano donne e anziani. I bambini sì, visto che non ce ne sono.
La corsa alla conquista del posto migliore è drammatica. Tutti cercano di accaparrarsi le poltroncine centrali. Alcuni ritardatari, subdoli e velocissimi, riescono ad insinuarsi sotto le terga di chi si stava sedendo, sicuro del posto suo. Sembra di assistere ad un torneo collettivo di sbarbacipolla.
Noi ci allontaniamo dalla ressa e ci scegliamo dignitosissime poltroncine quasi-centrali vicino allo schermo.
Appena seduta, l’Uomo Alto col Cappello entra nella fila avanti alla mia.
Poco male, ormai sono rassegnata. Ogni volta che vado al cinema, nei due posti davanti a me siedono sempre l’Uomo Alto Col Cappello e la Donna Con Il Cesto Di Capelli. Tanto che ormai ho sviluppato una tecnica di visione ondulatoria. Incuneo i miei occhi negli spazietti che le loro teste lasciano vuoti, spostandomi al ritmo dei loro spostamenti. In pratica vedo i film in eterno movimento, ma in fondo questo mi piace. È un po’ come guardare un film sul ponte di una nave. E io adoro il mare.
Ma… un momento! L’Uomo non si siede proprio davanti a me! Miracolosamente sceglie la poltroncina affianco, facendo scorrere anche la Donna Con Il Cesto Di Capelli!
Questo è un segno del destino. Vuol dire che sto per vedere un film fuori dal normale.

Si spengono le luci.
Inizia.
Siamo subito nel mezzo dell’azione.
Azione…
In effetti il film fuori dal comune lo è.

Al primo minuto vediamo un vecchio, distrutto, fallito che medita il suicidio.

Al quinto minuto vediamo il vecchio, da giovane, che viene piantato dalla sua bella che gli dice cose come:
la realtà può essere X
O non-X
O X e non-X mischiate insieme.
O non X e non-X mischiate insieme.

Al decimo stiamo guardando un film sul sogno, l’inconscio, il doppio.

Al ventesimo stiamo guardando un film sui mutanti e i loro superpoteri.

Al trentesimo un film sulle aberrazioni del nazismo.

Dopo un’ora vediamo un film d’amore.

Dopo un’ora e venti un film sul conflitto fra la sete di conoscenza e l’amore.
La ragazza amata ovviamente è la reincarnazione di quella che l’ha piantato filosoficamente.
Chiaramente stiamo assistendo a un film sulla ciclicità del tempo.

Dopo due ore, nel silenzio denso della sala, accecata da specchi che vanno in frantumi, si alza nitida una voce “ma non finisce mai?”.
Un sorriso divertito percorre tutte le poltroncine. Si avverte benissimo.
Io ho la schiena a pezzi, le gambe mi sono rimaste incastrate contro la poltroncina davanti, durante il mio primo tentativo di scavallare le gambe.

Lui muore. Vecchio, come all’inizio. Con una rosa in mano.

Si accendono le luci.

Fuori: allora, ti è piaciuto?
Francamente sì.
Anche se me ne sarebbero bastati anche solo due o tre di quei film.

Blog cinematrografici impossibili (nuovo cinema blog)

di maia, 13 Ottobre 2007

Ricevo e volentieri accetto l’invito di Edo a rispondere alla "sfida" di Gattostanco.
Ecco quindi i Blog cinematografici impossibili - i blog dei registi (feat. Edo).


EDO

Troll, Steven Lisberger (W. Disney Pictures)
Blog Runner, R. Scott
Full Metal Blog, S. Kubrick
Blog Fiction, Q. Tarantino
I quattrocento blog, F. Truffaut
Ultimo post a Parigi, B. Bertolucci
Straziami ma di post saziami, D. Risi
Fino alla fine della blogsfera, W. Wenders
Cercasi Akismet disperatamente, di Susan Seidelman con Madonna
Questo è il mio blog, J-L. Godard.
Il fascino discreto della blogsfera, L. Buñuel
I blogger sospetti, B. Singer
Tutti i blog del presidente, di A. J. Pakula
Post Secret, D. Zucker
Un blogger da marciapiede, J. Schlesinger
Luker. Un uomo e il suo sogno, F. F. Coppola
Altrimenti ci linkiamo, con B. Spencer e T. Hill
Il post delle fragole, I. Bergman
Gangs of New Blog, M. Scorsese
L’inventore di post, B. Ray
Almost Blogstar, C. Crow
Giulietta degli Splinder, F. Fellini

IO

Io ti linkerò, A. Hitchcock
Tutto quello che avreste voluto sapere sul blog ma non avete mai osato chiedere, W. Allen
Postando sotto la pioggia, S. Donen
Qualcuno postò sul nido del cuculo, M. Forman
Shakespeare in blog, J. Madden
Post in traslation, S. Coppola
Per un pugno di commenti, S. Leone
Biancaneve e i sette troll, W. Disney
Splinder Man, S. Raimi
Someone like it blog, B. Wilder
Burton Link, J. e E. Coen
The Rocky Horror Picture Blog (J. Sharman)
Il mistero dei Template (
J. Turteltaub)*
Wild Wild Web (B. Sonnenfeld)*
Postato il 4 luglio (O. Stone)*
Troll scatenato (M. Scorsese)*

Il gioco è aperto. fatevi sotto!
nb i titoli con asterisco accanto sono quelli aggiunti in un secondo momento.

AQUATARKUS  contribuisce genialmente (qualcuno ne dubitava?)

Indiana Jones e il template maledetto, S.Spielberg
Il post-ino, M.Radford
Il post torna sempre due volte, Bob Rafelson
Blog, il fluido mortale, Irvin S. Yeaworth Jr.
Professione: blogger, M. Antonioni
Babsinsky point, M. Antonioni
Blogger in the dark, Lars Von Trier

e questi sono di KAOS (altri altrettanto gustosi sono nei commenti)
 
Belli e Bannati di Gus Van Sant
Pensavo fosse Blogger invece era un Wordpress di Massimo Troisi

Non aprite quel profilo di (M. Nispel) ANGULUSRIDET

Blog-up (M. Antonioni) CRONOMOTO

Gli Inbloggabili (B. De Palma)  LATENDAROSSA

Old Blog (Park Chan-wook) PICCOLO BLUES

Natural born bloggers (O. Stone) BAXX

Prima o poi ti posto (A. Shankman) ANTONIO
(ma allora non è meglio "prima ti posto poi ti rovino"?)

Maia la sirena delle Hawaii (W. Lang) MAGOSILVAN

4 commenti per un post  (N. Tokar) SAULLE

leningrad cowboy post to hollywood (Kaurismaki) MASURIA

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