Vita di coppia. Ovvero, come trasformare vizio in virtù. Prima puntata. La gru stitica
Realizzi che i familiari stanno prendendo sul serio la vostra storia quando cominciano a regalarvi vasi e pezzi di porcellana. Prima vi regalavano roba utile, tipo ferri da stiro, minipimer e tazzine da caffè. Poi, improvvisamente, iniziano a regalarvi vasi e pezzi di porcellana.
Ma non vasi e pezzi di porcellana qualunque. Proprio quei vasi e quei pezzi di porcellana per i quali una volta nella vita la tua imbranataggine e goffaggine non sembrano difetti poi così negativi.
Anzi.
Perché, non so se lo avete notato, ma esistono dei vasi e pezzi di porcellana, dei tipi particolari di vasi e di pezzi di porcellana1, che attirano irresistibilmente i gomiti, gli stinchi, la testa, e ogni parte del corpo potenzialmente ottundente. Al punto che ogni parte del corpo potenzialmente ottundente appare animato da volontà propria.
Eh, ma se te li metti così in bilico… mi dice la mia solita vocetta saccente.
Cara vocetta, è inutile che ti lamenti, che certi pezzi d’arredamento, certi vasi e certe porcellane son proprio fatti per essere posizionate con mezza base fuori dall’appoggio. Giuro. C’è proprio scritto sulle istruzioni. Poi se uno diligentemente piazza i suddetti vasi e pezzi di porcellana proprio in bilico sull’ultimo scaffale del mobile più in alto, come da istruzioni, e poi inavvertitamente gli parte una gomitata, una ginocchiata, una stincata, una testata e fa rotolare tutto a terra, mica è colpa sua!
- ce ne sono di varie fogge. Il vaso a forma di gru stitica, la teiera a forma di cottage, la zuccheriera a forma di nuvola andata a male… [↩]
ma papà ti manda sola?
ovvero Piccolo prontuario di conversazione per giovani donne che viaggiano sole
Ogni giovane donna che usa viaggiare da sola sa bene che prima o poi le capiterò una conversazione del genere:
No, dai, sul serio, con chi vai?
Da sola, te l’ho detto.
Eddai, su… a me puoi dirlo… Occhei, magari VAI davvero da sola, ma poi lì chi c’è ad aspettarti?
O questa
No, dai, sul serio, perché?
Perché mi piace.
Eddai, su, smettila di far la misteriosa. Perché?
E sa bene che quando capita non ci sarà risposta sincera che tenga. L’interlocutore (o l’interlocutrice), risultandogli(le) assolutamente incomprensibile che il viaggio in solitario possa essere semplicemente BELLO, non vuole la verità. Lui (o lei) vuole spiegazioni complicate, motivi fuori dall’ordinario.
Ed è per venir fuori dall’impasse che ho preparato questo piccolo prontuario.
Quattro risposte diverse che prese singolarmente o anche, perché no, combinate abilmente fra loro, vi garantiranno la liberazione da domande pressanti e da conversazioni-interrogatori senza fine.
Per sempre.
Ma vediamole.
Quando vi verrà posta la fatidica domanda, rispondete pure tranquillamente:
E va bene. In realtà viaggio da sola perché
1) sono misantropa.
Sotto questa copertura di essere sociale e amichevole si nasconde un essere asociale che odia l’intero il genere umano. Ma mica tanto per dire. Quando passo più di cinque minuti con una persona sento crescere un prurito sempre più violento…
Un prurito alle dita. Alle mani. Al coltellino svizzero che tengo in tasca.
E sento il bisogno di togliermelo. Il prurito.
Sgranchiendomi le dita.
Le mani.
Il coltellino svizzero che tengo in tasca.
Ma il numero dei miei conoscenti spariti nel nulla dopo una piacevole serata trascorsa insieme comincia ad ingrossarsi troppo, per questo preferisco non frequentare più nessuno.
A proposito, tu che fai stasera?
Impegni?
2) sono sessuomane.
Ecco, vedi, sotto questa copertura di essere angelico e amichevole si nascone un’assatanata di sesso.
Ma mica del solito sesso banale… Io ho bisogno di più.
Adoro andare a letto con degli sconosciuti, quindi ogni tanto devo prendermi una settimana di vacanza e partire per un posto lontano, meglio se all’estero.
Già durante il viaggio inizio ad allenarmi con l’autista, il controllore, il pilota, lo steward, il vicino di sedile…
Poi, arrivata sul posto, mi dedico ai camerieri, al direttore d’albergo, ai vicini d’ombrellone…
Insomma, mi faccio tante nuove amicizie.
A proposito, ho sentito che stai con un/una nuovo/a ragazzo/a. Ancora non l’ho conosciuto(a.
Quando me lo/a presenti?
3) sono un licantropo.
Sembra incredibile, lo so, ma sotto questa copertura di essere innocuo e amichevole si nasconde un mostro. Ma mica un mostro in senso metaforico.
Ogni singola notte (se la conversazione si svolge di giorno)/ogni singolo giorno (se si svolge di notte) che dio manda in terra, appena la luna (il sole) splende alta/o nel cielo, la mia pelle comincia ad ispessirsi, grossi peli brizzolati e spatolosi cominciano a ricoprire il mio corpo, mentre la schiena comincia ad incurvarsi, le gambe si accorciano e le orecchie cominciano ad allungarsi.
In breve mi trasformo in qualcosa di spaventoso.
E il peggio è che questa malattia è altamente contagiosa.
Basta anche un lieve sfioramento, un’alitata, una gocciolina di sudore per trasmetterla!
A proposito, guarda che la bottiglia da cui stai bevendo è la mia.
Ma fai pure, mica mi scandalizzo se bevi a boccia, lo faccio sempre anche io!
4) sono La Signora in Giallo.
Elementare Amos, sotto questa copertura di donnina simpatica e amichevole si nasconde Jessica Fletcher1.
Care giovani amiche, usate fiduciose questo manualetto.
Ciascuna di queste risposte l’ho testata personalmente.
E funziona!
- in questo caso non sono nemmeno necessarie ulteriori spiegazioni [↩]
Verba (sed etiam ceffonis) volant bis
Ovvero manuale di sopravvivenza II
ALLEGATO I bis
Parole da NON dire nell’intimità.
(versione adatta anche ai minori di 33 anni. Quindi, se sei minore di 33 anni, mi raccomando, DEVI leggere Questa versione e NON la precedente!)
Mi è stato fatto giustamente notare che questo blog è frequentato anche da donne e bambini.
E sta poco bene che loro leggano certi termini sconci.
Quindi rielaborerò il primo allegato del Manuale di Sopravvivenza II in una forma tale che possa essere letto anche da loro senza il minimo problema.
Buona lettura.
Cari Giovani Donne e Giovani Uomini Moderni, questa raccomandazione è per tutti voi.
Perché le parole hanno un valore.
E bisogna starci attentissimi.
Sempre.
Esempio pratico n. 1
Lei: sìììì, così… così… chiamami passerottina, daaaiiii…
Lui:sì! Passerottina!
Lei: sìììì… cosììì… continua… di più…
Lui: sì! Sei proprio una gran passerottina! Sgualdrina!
Lei: oh! Dio! Sìììì.
Lui: peripatetica!
Lei: come peripatetica?
Lui: meretrice?
Lei: ma sei un maleducato!
Lui: ehm… squillo?
Lei: ma che antipatico! non ti voglio vedere mai più!
Esempio pratico n. 2
Lei: … …
Lui: ti piace, eh?
Lei: …
lui: sì, … anche io. Ma ti piace?
Lei: oh… io… …
Lui: sì, …, ho capito, ma dì qualcosa!
Lei: non… non posso… lo sai che mi vergogno…
Lui: come ti vergogni! Ma se due minuti fa all’oratorio cantavi cose che nemmeno i chierichetti! e al tuo uomo, regolarmente sposato in chiesa, nell’atto di donare un figlio a dio, niente?
Lei: laudato sìììì, o mi’ signoore…
Verba (sed etiam ceffonis) volant

Ovvero manuale di sopravvivenza II

ALLEGATO I
Parole da NON dire nell’intimità.
(V.M. 33 anni. ATTENZIONE! puoi leggere questo allegato solo se hai più di 33 anni. Altrimenti DEVI leggere la versione bis che trovi più in alto)
Cari Giovani Donne e Giovani Uomini Moderni, questa raccomandazione è per tutti voi.
Perché le parole hanno un valore.
E bisogna starci attentissimi.
Sempre.
Esempio pratico n. 1
Lei: sìììì, così… così… chiamami porca, daaaiiii…
Lui:sì! Porca!
Lei: sìììì… continua… di più…
Lui: sì! Sei proprio una gran porca! Puttana!
Lei: oh! Dio! Sìììì.
Lui: troia!
Lei: come troia?
Lui: zoccola?
Lei: ma sei uno stronzo!
Lui: ehm… vacca?
Lei: ma vaffanculo!
Esempio pratico n. 2
Lei: mmmhhhhh… mmmmhhhh…
Lui: ti piace, eh?
Lei: mmmhhhh…
lui: sì, mmmhhh anche io. Ma ti piace?
Lei: oh… io… ah! ah! mmmhhhhh…
Lui: sì, mmmhhh, ho capito, ma dì qualcosa!
Lei: non… non posso… lo sai che mi vergogno…
Lui: come ti vergogni! Ma se due minuti fa allo stadio cantavi cose che nemmeno gli scaricatori di porto! e al tuo uomo, in camera, niente?
Lei: amore sìììì, portami in cempions liiiig!
de femminilbus trucchibus contra homines erectos (magis magisque raro)
Ovvero manuale di sopravvivenza II 
Visto il successo riscosso dal primo manualetto sull’arte della sopravvivenza e dall’argomento “cara ti amo”, ho deciso di proseguire nella mia opera divulgativa, aggiungendo un nuovo volume a quella che sarà una vera e propria enciclopedia sulle relazioni interpersonali fra gli esseri umani del terzo millennio.
Questa volta ci occupiamo dei trucchi che la Giovane Donna deve adottare per creare e far sopravvivere una seria relazione amorosa.
Non ci importa qui indagare se la voglia perché, nonostante tutto, il suo compagno le piace veramente, perché ormai si è arresa al fatto di essercisi affezionata, un po’ come al cane, o semplicemente perché terrorizzata all’idea di ritrovarsi nuovamente sola.
Noi partiamo dal presupposto di aiutare la Giovane Donna che voglia tenersi l’Uomo che si è procacciata.
E dunque, cara Giovane Donna del terzo millennio è a te che mi rivolgo.
Dì la verità, sei stufa della tua inutile autosufficienza? Sei stufa di ripetere (e ripeterti) che si sta meglio con se stesse, che è tanto bello autoanalizzarsi, autorealizzarsi, autoamarsi tutto il tempo? Su, confessalo che ciò che realmente vuoi è quello che denigri in pubblico! E che quando vai a casa dell’amica che “si è fatta incastrare, poverina. Ma guarda come si è ridotta a fare la schiava di quel rimbambito!” in realtà crepi di invidia.
Perché è questo che vuoi. Tu vuoi un Uomo, per amarlo e accudirlo. Finché morte (o corna) non vi separi.
Vederlo ogni giorno alla disperata ricerca dei calzini che lui stesso ha buttato sotto il letto, assistere alle sue scenate perché non sa dove stanno di casa le proprie mutande, ammirarlo, novello arlecchino, mentre si contempla allo specchio, smarrito, senza avere il coraggio di chiedere ancora una volta se quei pantaloni si accordano con quella camicia e quella giacca…
Oppure saperlo afflosciato in salotto, avvinghiato ad un telecomando che non usa, dal momento che piomba in catalessi nell’attimo stesso in cui il suo fondoschiena sfiora il morbido tessuto del sofà, mentre voi in cucina, stiranti, piangete guardandovi le registrazioni di centovetrine e elise di rivombrose e sognate Richard Gere in tenuta da marinaretto sul suo bel cavallo bianco che vi porta via da quel mondo triste di appretti con il manico…
Chi è che non vorrebbe tutto questo?
Ebbene, care amiche, voi lo avrete!
Ma per raggiungere tale obiettivo, bisogna innanzitutto convincere l’Uomo a farsi sposare. O quanto meno ad instaurare una felice e duratura convivenza.
Come fare?
Partiamo per gradi.
Ammesso e non concesso che voi Giovani Donne siate sopravvissute ad una delle tecniche di seduzione messe in atto dall’Uomo Conquistatore, adesso vi trovate davanti al difficile compito di trasformare l’insensatezza di una notte in una relazione stabile.
E il modo migliore per riuscirci è convincere il prescelto che la stabilità è l’ultima cosa che vi interessa.
Insomma, dovete fare le preziose.
Fargli intendere che se accettate di uscirci così spesso, è solo perché in fondo vi fa un po’ pena.
Attenzione, cercate di non essere troppo realistiche, altrimenti la preda potrebbe rimanerci male e non invitarvi più.
Tutto sta nel trovare la giusta miscelazione fra noncuranza e affettuosità. Fra indifferenza e sesso sfrenato.
A quel punto l’Uomo, che proprio non si capacita di come possiate essere immuni al suo fascino e che pure ha assaggiato e non può più fare a meno della vostra passionalità, è vostro.
Perché dopo due secondi due che vi si sarà dichiarato, l’uomo si sentirà oppresso, legato ad un cappio del quale non si era accorto e vi coinvolgerà in un estenuante minuetto, un sottile gioco di nervi, fatto di bugie, mezze verità e scuse incredibili.
Voi dovrete sopra ogni cosa mantenere la calma. Sempre e comunque.
Passiamo ad un esempio pratico.
Quante volte capiterà di trovarlo irreperibile fino alle tre-quattro di notte e a vostra domanda risponderà: ero fuori con un amico…
Bene, in questi casi non, e ripeto NON, partire con l’attacco frontale.
Sarebbe il modo perfetto per iniziare diatribe senza fine. E se non lo avete ancora sposato, non potete permettervele.
Respirate, contate fino a dieci, e poi provate ad imbastire un’amabile chiacchierata sul suo “amico”.
Se sarete abbastanza abili e apparentemente distaccate, già al secondo scambio di battute verrà fuori che l’amico è in realtà un’amica, ma di vecchissima data.
Di quelle con cui ci sono tanti ricordi in comune. Che certo che ci sono andato a letto insieme, ma era molti anni fa, prima di conoscerti, quando ero ancora un ragazzino. E ora non significa più niente per me, anzi… mi fa quasi effetto vedere come si è ridotta oggi… Certo, è vero, è la prima con cui ho fatto sesso, e la prima volta non si scorda mai, ma attrazione… zero!
Bene. In questi casi dovete mantenere assolutamente la massima padronanza di voi stesse, non cedere su nessun fronte, niente occhio lucido, niente flessione nella voce, nessuno sguardo assassino.
Voi siete tranquille.
Voi siete il simbolo dell’amabilità, della rilassatezza, della comprensione.
E quindi… avete parlato tutte quelle ore…
Certo! Avevamo tanti di quei ricordi da rispolverare… è stato bellissimo. Cioè, anche un po’ noioso. Molto noioso, a dire il vero.
Beh (con tono giocoso), se era noioso potevi tirar fuori una scusa e tornare a casa, no?
Sì, ma come si fa… insomma, ti fai prendere dalle chiacchiere… poi mi doveva parlare dei suoi amori disastrosi, mica potevo lasciarla lì, così…
Voi ridete, approvate, gli versate da bere, incoraggianti.
Te pensa che a un certo punto dall’autoradio è cominciata a uscire una musica…
Autoradio? Eravate in macchina?
Eh, sì, una macchina scomoda… che nemmeno i sedili si possono abbassare… ma dicevo della musica… una lagna… che io proprio non ce la facevo, mi buttava giù, mi ammosciava… nel senso che era veramente brutta, eh.
Certo, capisco… altro vino (birra/vodka/rum/martini/whisky/crodino)?
Oh, grazie. Ma cosa stavo dicendo… ecco… allora noi…
(qui è FONDAMENTALE il sorriso rassicurante, materno) Ma no, non voglio mica saperlo! Sono fatti vostri quello che vi siete detti. Solo per la prossima volta… ecco, se decidi di uscire con degli amici all’ultimo, avvertimi (innestare la vocina dolce, sguardo da gattina) che a non sentirti mi ero quasi spaventata…
Ma no, perdonami! Fra l’altro volevo chiamarti, però ho scoperto di avere il cellulare scarico…
Ma certo, lo avevo intuito! Povero caro, chissà come ci sei rimasto male quando te ne sei accorto… chissà che patema d’animo… vieni qui, piccolo… lo vuoi un massaggino? ma perché non adiamo a letto? Staremo più comodi…
E gli regalate i cinque minuti (dieci, se proprio è uno stallone, e allora è comprensibile che vogliate tenervelo stretto) più intensi che abbia mai avuto.
A quel punto lui non capisce più niente. È dall’inizio della conversazione che si sente braccato. Di più, è dalla serata scopazzante che si sente in colpa e voi, non solo non lo attaccate, ma lo coccolate, lo avvolgete nel vostro amore, nella vostra comprensione, nella vostra passione!
Allora sarà convinto di potervela dare a bere sempre.
E vi farà la proposta.
(continua)
Nb l’esempio pratico sopra riportato è basato su situazioni di fantasia. Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale.
Capito, te? Sì, te che mi leggi. Non mi riferivo affatto a quello che mi hai raccontato l’altra sera, lo so che siete solo amici…
Altro vino (birra/vodka/rum/martini/whisky/crodino)?
piccolo manuale di sopravvivenza quotidiana

C’è poco da fare, quando un padre va in pensione, tutti gli equilibri familiari faticosamente raggiunti in anni di compromessi rischiano di saltare come tappi di spumante di pessima qualità (ché quello buono un pensionato medio non se lo può permettere).
E’ vero però che non tutti i padri vivono l’avvicinarsi del grande momento allo stesso modo.
Ci sono quelli che hanno passato gli ultimi dieci-venti anni della propria vita a contare i mesi, i giorni, i minuti e i secondi che li separano dal meritato riposo.
Sono quelli che non sopportano nulla del loro lavoro. Lo vivono come una prigionia.
Passano tutto il tempo a progettare minuziosamente cosa faranno una volta che riprenderanno possesso della propria vita. Organizzano viaggi immaginari in luoghi esotici, spesso in compagna della moglie, molto più spesso in compagnia di quella segretaria del primo piano, giovane e carina, che non hanno nemmeno il coraggio di invitare a prendere un caffè.
Sono quelli che finiscono immancabilmente a leggere il giornale su una panchina della piazzetta sottocasa, prima di andare a comprare il pane o accompagnare la dolce metà dal parrucchiere.
Ci sono, poi, quelli che hanno vissuto tutta la loro vita per il lavoro. Entrano in ufficio la mattina presto, ne escono a notte ormai fonda, tutti tesi a raggiungere le uniche cose che contano: soldi e carriera. Loro della segretaria del primo piano son già stufi. Altro che portarsela in vacanza, cercano piuttosto un modo per liberarsene senza che pianti eccessive grane.
Sono padri che hanno già pianificato tutta la propria vita post-pensione. Hanno preso accordi con ditte cui fare da consulenti, con uffici di cui supervisionare la parte organizzativa, con fiorai presso i quali fare i fattorini a nero.
Questi sono i padri migliori: praticamente invisibili ai familiari dopo la pensione esattamente come lo erano prima.
E poi ci sono i tipi peggiori.
Sono una via di mezzo delle due categorie precedenti.
Odiano il proprio lavoro, ma vivono per esso. Non sopportano, cordialmente ricambiati, nessun collega, nessun superiore, nessun sottoposto, nessuna segretaria. Epperò non riuscirebbero a starne lontani. Vivono il momento del distacco come un trauma. Sono assaliti da veri e propri attacchi di panico.
Se avete un padre come questo, è necessario arrivare all’appuntamento con il gran giorno ben preparati.
E’ pensando a loro (ed a voi che ve li ritrovate in casa) che ho deciso di redigere questo agile manualetto di consigli di sopravvivenza.
Punto primo: non nominate mai la parola “pensione” invano. Al solo sentirla pronunciare, Lui rischia di esplodere in reazioni incontrollate, che possono andare dal pianto a dirotto, alla furia più cieca.
Esempio tipico di discussione con familiare poco accorto:
- pensione? Ho sentito bene? Chi ha detto “pensione”?
- No, papà, stavamo parlando del babbo di una mia amica.
- Ah, ecco, perché io sono troppo giovane per la pensione! Figurarsi se devo pensare alla pensione io!
- Beh, papà, in fondo ha 68 anni e 50 di servizio…
- E allora? Stai dicendo che sono vecchio? Ma guarda che figli che mi ritrovo, mi danno del vecchio! Vecchio a me! E’ proprio vero, non c’è più rispetto! Eh, ma ai miei tempi… (ad lib.).
Punto secondo: istituite delle riunioni segrete, in un posto che il padre non potrà mai scoprire, tipo la cucina (appena dopo i pasti, mi raccomando, altrimenti rischiate di trovarvelo nascosto nel frigorifero) o nella zona lavatrice, e date il via ad un brain storming.
La cosa più importante in queste situazioni è, infatti, trovare con largo anticipo un hobby che lo terrà lontano da casa il più possibile.
Non perché non gli volete bene, è chiaro, solo che questo esemplare è estremamente pericoloso per la salute mentale della moglie. La quale assaggia ogni santa domenica quello che l’aspetta quando se lo ritroverà fisso in casa. Questo tipo di padre è infatti di quelli che non muovono un dito nei lavori domestici, ma passano tutto il tempo alle costole della povera consorte che lava, spolvera, pulisce, indicando dove dare un’altra passata e rimproverandola per la scarsa perizia dimostrata.
E’ chiaro che una qualunque madre, per quanto paziente, non potrebbe sopportare per più di un paio di giorni una simile situazione.
Per questo è necessario portarle il marito lontano dai piedi.
Il problema è che un padre del genere è convinto di saper già fare tutto. E’ inutile proporgli corsi di fotografia, falegnameria, cucina, idraulica, disegno e qualunque altra cosa vi possa venire in mente. Vi risponderà che sono tutti inutili e che anzi lui potrebbe dare facilmente lezioni agli altri.
L’unico modo per cavarne le gambe, è giocare d’astuzia.
Ed ecco quindi il terzo consiglio: siate subdolamente falsi. Mai come in questo caso il fine giustifica i mezzi.
Basta pensarci un attimo, qual è la principale molla che spinge questo tipo di padre nella propria vita di relazione? Ma è molto semplice, lo spirito di competizione!
Bene, fategli credere che ammirate il padre di un vostro amico o un suo conoscente, meglio se notoriamente cretino, per una qualche abilità che lui non possiede, un’attività che non ha mai nemmeno sentito nominare.
Vedrete che non vorrà essere da meno.
Esempio di discorso falso e subdolo:
- certo maia, hai visto il Pingi come è bravo a fare l’ikebana? E dire che sembrava tanto deficiente, ma evidentemente ci stava solo pigliando per i fondelli. Uno così bravo a fare ikebana non può che essere un genio.
- Il Pingi? Ma che dite, quel cretino? Ma se è un minorato psichico!
- Sarà, ma intanto fa un’ikebana…
- Ma lo so fare anche io l’ikebana! E meglio! Mille volte meglio!
- Scusa papà, ma tu nemmeno sai cos’è…
- Vabbè, qualunque cosa sia, io lo faccio meglio!
- Sarà… (con subdola alzata di sopracciglio e sorriso beffardo)
- Come osate mettere in dubbio…
- Papà, non ti alterare. Quella dell’ikebana è un’arte antica, che richiede anni di studio, applicazione costante e una mente brillante. Il Pingi evidentemente ce l’ha…
- Ma tu guarda queste! Ma sentile…… ora vi faccio vedere io! Datemi l’elenco del telefono!
Quarto consiglio: vedete di trovarvi molto, molto lontano quando vostro padre si renderà conto di aver sborsato un mucchio di soldi per delle costosissime lezioni su come disporre i fiori.

