Pit stop
Sfogliando il Giornale, fonte di continua ispirazione…
No, scusate, ricomincio.
Scorrendo le pagine internet del Giornale, fonte di continua ispirazione, sono rimasta folgorata da un titolo.
Il prossimo autunno non si esce se il tacco non è almeno “10″!
Dice proprio così, con punto esclamativo e tutto. E, insomma, a una che nel vestire prende ispirazione dalla Signora in Giallo1, leggere che il prossimo autunno non si può uscire se non indossando tacchi 10, vien su un bello sgomento.
Soprattutto pensando al quotidiano percorso accidentato casa/ufficio2.
Però se lo dice il Giornale, e così imperiosamente, vuol dire che qualche leggina è già allo studio dello staff PdC. Magari verrà infilata di straforo in un decretino milleproroghe o una finanziarietta estiva, con tanto di voto di fiducia, così ci sarà poco da fare, ci si dovrà arrendere alla nuova legge. La cui ratio al momento mi sfugge. Ma forse rientra tutto nel gran disegno di sviluppo della condizione femminile, da femmina semplice a Donna, un po’ santa, un po’ puttana, che da sempre è un pallino fisso del Premier.
Provo a leggere attentamente l’articolo per prepararmi almeno psicologicamente alla novità3, ma la mia attenzione è tutta puntata sulla foto, ne resto ipnotizzata, non riesco a concentrarmi e così del pezzo colgo solo brani sparsi.
…resta il fatto che le donne non resistono al fascino del tacco alto e alla possibilità di sentirsi più snelle…
Cosacosacosa? Col tacco alto c’è la possibilità di sentirsi più snelle? Perché io mi son sempre sentita solo più goffa? Ma diamine, se lo sapevo prima evitavo di spendere patrimoni (altrimenti utilizzabili in cose ben più utili e piacevoli, tipo torte e gelati) in pilloline e tisane purificanti e fanghi e alghe del mar morto4 e panciere-super-snellenti-10kg in meno in dieci giorni-garantiti-o rimborsati, il cui unico effetto è stato quello un ricovero per insufficienza circolatoria5.
…un ritorno al micidiale tacco stiletto, sottilissimo a tal punto da richiedere un vero e proprio brevetto di volo…
Cavolo, con questo rimango proprio fregata. Con la vista e i riflessi pronti che ho, a me non me lo daranno mai il brevetto. Così, niente, per tutto l’autunno prossimo non potrò uscir di casa. E che faccio? Il problema non è tanto il lavoro. Posso sempre licenziarmi. Il problema è tutto il resto. Chiusa in casa per mesi. Lunghi mesi piovosi. Anche il pomeriggio. Unica compagna, la tv. Cioè, lunghi pomeriggi piovosi a guardare Uomini e Donne. E Amici. Coi fanghi del mar morto.
No, via, magari ungendo qualche ruota in una scuolaguida di aeroplani…
…Quando si parla di comodità, tuttavia, nulla è paragonabile a una deliziosa … Pirelli PZero … Rubber Shell, scarpa dotata di una speciale struttura perfetta per camminare in caso d’improvvisi temporali. Con tomaia e guscio in gomma, ha una linea sagomata, capacità di totale isolamento e garanzia di massima traspirazione…
Mah, quando IO parlo di comodità, nulla è paragonabile alla babbucce di morbido pelo, con il trichecone disegnato sopra.
Ma la legge, si sa è legge. E, assurde o meno, liberticide o meno, le leggi vanno rispettate, come bene insegnano i dirigenti del PDL in questi giorni.
E quindi quando questo autunno, in questo piovoso autunno pieno di improvvisi temporali, tu sarai lì, magrissima e traballante sui trampoli “10″ a stiletto, finalmente libera dal vago sentore di mar morto, beccheggiando sull’acciottolato del centro, un brevetto di volo stetto in mano, non appena un improvviso fulmine squarcerà il cielo, dovrai semplicemente accostare ai box e un nugolo di omini vestiti di rosso ti circonderà, e in meno di 7″ netti ti calzerà un paio di scarpe Pirelli in comoda gomma sagomata, isolata e traspirante.
Ovviamente tacco 10.
- che comunque, per quanto la prendiate in giro, in qualche puntata si avventura su vertiginosi tacchi 4! [↩]
- sì, lo so, il centro di Firenze è bellissimo. Ma i suoi sanpietrini sconnessi son ben più pericolosi per le caviglie di un dannatissimo campo minato [↩]
- per la preparazione fisica temo occorrerà un po’ più di tempo. E di impegno economico. Inizialmente come minimo serviranno bastoni da passeggio. E materassini da piazzare tutt’intorno al percorso da esercitazione. Magari poi passo al negozio di bici a sentire se vendono anche rotelline di sicurezza da tacchi [↩]
- che col fetore emanante dalle suddette alghe, non ci vuole certo Poirot per capire da chi è stato ammazzato! [↩]
- ma questa è una brutta storia. Meglio non parlarne [↩]
Perché non l’hanno chiesto ad Evans?
Scusate, in questi giorni sto scrivendo effettivamente troppo, ma quando ho letto una nota di rael a un post sul blog del giallo mondadori proprio non ho potuto trattenermi.
Il pezzo è molto significativo. Spiega perfettamente come vanno le cose da noi, da un po’ di tempo a questa parte. Tempi in cui nelle posizioni di vertice in qualunque manifestazione/organizzazione/centro di produzione culturale non ci si mettono specialisti del settore, no, ma nomi spendibili fra il grande pubblico.
Si mette a capo dei gialli mondadori (sempre che la notizia sia vera, che io non ci voglio credere) uno che confessa candidamente di non leggere gialli. Tranne quelli di Simenon e Stout. Ci mancava citasse Conan Doyle e la Christie e il poker era completo. Tutti autori che adoro, sia chiaro, ma limitarsi a conoscere loro ed essere messo a dirigere la collana di gialli più possente d’Italia è un po’ come se io fossi nominata direttrice di Cucina Moderna perché so fare divinamente il tiramisù. In pratica il nuovo direttore dei gialli Mondadori della giallistica contemporanea non ne sa niente. Di quella italiana meno ancora. Meravigliosa la frase: ho accettato per più motivi. Innanzitutto, per fare una attenta escursione nella letteratura gialla attuale, conoscere gli autori italiani di libri gialli nel convincimento che fra loro c’è sicuramente qualche “campione”. Ah sì? E’ così che funziona? Cioè, prima si accetta la nomina a capo della sezione gialla di una delle più grandi case editrici e poi ci si informa sugli scrittori che circolano, da decenni, invisibili agli occhi del neodirettore, ma ben presenti ai tanti lettori, prevalentemente giovani e giovanissimi, al contrario di quanto lui pensa.
Egli, il preclaro direttore, pensa, infatti, che la sua mission (iniziamo anche noi, poveri sinistroidi piagnoni a parlare un po’ come si deve, eccheccazzo!) possa consistere nel: portare alla lettura dei gialli Mondadori quel pubblico più giovane, diciamo dai 40 anni in giù, che forse ha sempre avuto per anagrafe scarso rapporto con questo tipo di libri e che non ha trovato in televisione o nel cinema uno stimolo a questa particolare letteratura“, senza sapere che negli ultimi anni sono proprio questi, i “ggiovani” i lettori forti del genere. Se si escludono gli appassionati di Camilleri.
Ecco, forse il problema del nuovo direttore dei Gialli Mondadori è proprio questo. Credere che la giallistica post-Simenon in Italia sia solo Camilleri.
Niente Macchiavelli e i suoi innumerevoli figliocci, niente apertura di un nuovo genere, niente Dazieri (edito Mondadori!), niente Perdisa Pop, per citare solo una delle fucine più attive per le nuove leve (gialliste o meno) di narratori italiani.
Ciliegina sulla torta, il finale del pezzo. Merita di essere riportato per intero: personalmente sono convinto che il telespettatore piuttosto che il lettore (di libro o di giornale) gradirebbe intervenire, esprimere una propria opinione, suggerire un passaggio della trama e non solo banalmente il nome dell’assassino.
Cioè, i gialli della collana Mondadori seguiranno i suggerimenti degli “utenti”? Magari con un bel televoto? Che si fa, “Amici dei Gialli Mondadori”?
Ma si può?
In Italia sì.
In Italia si può nominare direttore dei Gialli Mondadori nientemeno che Maurizio Costanzo.
O almeno così pare, che l’unica conferma che ho trovato alla notizia è sul Corriere della Sera.
Quindi ho ancora qualche speranza che si tratti solo di una terribile bufala.
Prossimamente, nei peggiori bar di Caracas
Finalmente.
Dopo chili di suole consumate1, litri di unghie mordicchiate2 nell’attesa, spasmodica, snervante, il momento è arrivato.
E ci si accorge subito che ci siamo.
Basta affacciarsi un attimo alla finestra, girarsi attorno, basta leggere gli innumerevoli lanci su internet, basta aprire un blog a caso. Da Trieste in giù, è tutto un risuonare di evviva, un riecheggiare di urrà. E’ tutto un vibrare di ansia eccitata. E nell’aria, l’inconfondibile, penetrante odore della gioia, mista a incontinenza.
No, non sto parlando della nuova serie di Boris (dopo l’orribile finale della seconda serie, mi ero ripromessa di non scriverne mai più. Dico, ma si può vedere un finale del genere? Così tirato via, così rabberciato? Niente, mi son sentita tradita e presa in giro, come una donna lungamente corteggiata che finalmente si concede all’uomo tentatore e quando, dopo bruciante attesa, finalmente, gli si mostra, bella, calda e nuda sul letto di lenzuola di raso, lui si gira e dice “no, grazie, oggi non ho voglia”. Ma si fa così?), in onda stasera, da qualche parte sul satellite (col cavolo che gli faccio pubblicità. Vergogna, traditore di un Biascica! Ridurti a omuncolo, dopo essere stato il grande, cinico fanfarone che mi aveva stregato…).
No, parlavo dell’Evento dell’anno, del Grande, dell’Unico, dello Spettacolo Con La Esse Maiuscola.
Signore e signori, finalmente potrete assistere a Hello Kitty, lo Show! In tutti i migliori teatri d’Italia. E anche nei peggiori. E anche nei medi. E’ praticamente ovunque!
C’è davvero, non scherzo.
(E comunque se René non ri ripiglia, io Boris non lo guardo più. Giuro!)
Femminile, singolare: assoluti
Lui: ma diobonino, duecentocinquanta euro per una borsa?!?
Lei: amore, te proprio non ci arrivi. Per noi donne una borsa è più di un oggetto. E’ una metafora. Un’allegoria del nostro modo di essere, della nostra generosità, della nostra accoglienza. E’ simulacro del grembo materno, è parte essenziale del nostro essere “la-metà-del-cielo-che-dona”, che accoglie, che genera la vita. Toglici la borsa, ed è come toglierci un pezzetto dell’anima. Se poi chiedi “perché proprio questa?” vuol dire che ancora non hai capito. Appena l’ho vista, l’ho riconosciuta. E’ lei il mio pezzo mancante. E’ lei che dovevo avere. Una donna la borsa non se la sceglie. Una donna la borsa “la sente!”
Lui: toh, guarda, la Cesira ce l’ha uguale!
Lei: dio, forse sono in tempo a cambiarla.
Femminile, singolare. Numeri
Lei: allora prendo queste.
commessa: benissimo. Che taglia?
Lei: quinta, grazie.
commessa: quinta? Ma è sicura? Guardi che una quinta è una XL… è un collant per persone alte almeno un metro e settanta…
Lei: embè? Io sono alta un metro e settantacinque!
Commessa: Ma se io sono un metro e sessanta e lei è più bassa di me!
Lei: sì, però oggi non porto i tacchi.
Cipolle – ovvero: Il linguaggio dell’amore
Regola numero uno in amore: non ti fidare di ciò che ti vien detto. Mai.
Non si può prender per buono quello che ti dice il partner. Ogni frase, ogni parola va filtrata e analizzata per comprenderne il vero significato.
Ora, non è che ogni conversazione abbisogni di uno studio approfondito, eh. Che altrimenti non ne usciremmo.
Dipende dalle situazioni, dal grado di intimità (leggi: durata del rapporto) della coppia e da chi è a parlare.
Se il partner è donna, infatti, la verità si nasconderà sotto qualche strato di non detto e di “se mi ami lo devi capire da solo”. Ma all’uomo, si sa, nonostante quello che va ripetendo alla sua (dilui) legittima compagna, non è vero affatto che gli piace il disvelamento lento, lo spogliare capo a capo, nemmeno quando si tratta del corpo di una donna. Il maschio soffre di problemi di attenzione. Se lei, la donna, di veli ne porta troppi, addosso, lui dopo un poco si stufa, smette di svelare e accende la tv12.
Se a parlare, invece, è l’uomo, il lavoro di scavo è molto meno intenso. Lui si stufa presto, ricordate?
In più i significati nascosti tendono ad essere sempre gli stessi e a presentarsi in modo schematico.
Questo lo porta a interpretare le parole della compagna con la stessa ripetitività e schematicità.
Un esempio: – caro, ho freddo!
nella sua mente diverrà – caro: ho voglia di fare sesso selvaggio.
Oppure: – caro, cosa diamine hai combinato al letto, hai aggrovigliato tutte le lenzuola. Non ci riesco a dormire in un letto così! Allora preferisco dormire per terra!
nella sua mente sentirà: – caro, ho voglia di fare sesso selvaggio. Sul pavimento!
E viceversa.
Quando un uomo ti dice: - amore, adoooro come maneggi il css, sei bravissima ad usarlo, stai sicura che si sta pensando a qualche cos’altro.
Potrei andare avanti a lungo, gli esempi sono infiniti.
E purtroppo ben noti a tutte noi.
Che però quando ci troviamo di fronte al nostro uomo, ci dimentichiamo di tutta la teoria e ci caschiamo ogni volta.
Il mio fidanzato, per dire, quando mi dice: – dai, vieni a Cuneo, che è bellissimo, è caldissimo, è quasi primavera! io lo dovrei capire che in realtà lassù sta nevicando come dio la manda e che se proprio ci devo andare, dovrei mettermi in moon boot e piumino. E invece no, al solito arrivo ogni volta lassù, armi e bagagli. E i bagagli son pieni di microbikini e tanga brasiliani.
- basta una semplice prova pratica. Potete farla anche comodamente a casa vostra. Provate a vestirvi da cipolla di montagna, con tuta da neve e vari maglioncini uno sull’altro. Mettete rai1 e iniziate a spogliarvi al suono della musichina sexy che esce dalla tv. Disvelatevi piaaano, lentamente e sensualmente. Bene. Adesso osservate se il vostro lui sta guardando il vostro spogliarello o se per caso sta sbavando sul monitor della tv in cui la Von Teese si sta strusciando addosso un’oliva gigante! [↩]
- chiaramente la differenza di appetibilità sessuale fra voi e la Von Teese sta nel fatto che lei, la Von Teese parte già seminuda e voi siate ancora con tre magliette, due collant di lana e la canotta della salute [↩]

