questione di naso
A questo punto è ufficiale, è tutta colpa del mio naso. Del mio stupidissimo naso fuori moda.
E quando hai il naso fuori moda hai voglia a leggere Cosmopolitan, hai voglia ad abbonarti a Vanity Fair, hai voglia a imparare a memoria tutte le puntate di Sex and the City.
Se hai un naso fuori moda sei irrimediabilmente tagliata fuori.
Perché al giorno d’oggi è fondamentale per una Giovane Donna Moderna avere un naso al passo coi tempi.
Da quando il marketing ha scoperto l’importanza dell’aromaterapia, si stanno moltiplicando le offerte di prodotti di igiene e bellezza dalle profumazioni sempre più ardite.
Capita di vedere esposti in bella mostra sugli scaffali creme dopobagno alla fragranza di cioccolato e muffa, docciaschiuma al prezioso aroma di mirtillo e calcestruzzo, imperdibili esfolianti alla vaniglia e uovo alla coque.
E chi come me ha un naso antiquato e si ostina a ricercare il buon vecchio bagnoschiuma nivea all’odore di nivea o il sempre caro docciaschiuma borotalco all’odore di borotalco, è destinato alla frustrazione.
Persino il classicissimo neutro roberts adesso sa di orchidea e big babol!
Però non avevo mai dato eccessivo peso a questa cosa. Pensavo che in fondo i gusti son gusti e che il mondo è bello perché è vario.
Mi sono definitivamente resa conto della mia totale insipienza solo l’altro giorno.
Pensavo di aver comprato la più repellente mistura scrub per il corpo esistente sul mercato, così sono andata in profumeria per farmene consigliare un’altra dall’odore (pardon, dai benefico effluvio) più delicato.
La profumeria del centro è affollatissima, al solito.
E’ tutto un viavai di commesse bellissime che servono con sollecitudine donne bellissime, tutte dalla pelle color cuoio bruciato, tutte di un’età impossibile da definire.
La bionda di fronte a me col volto fissato in un’espressione di eterno stupore e con quell’immobile sorriso sghembo che sembra tanto una ferita aperta con tanto di sangue rappreso (dio, quando finirà l’orrida moda dei rossetti color fegato andato a male?), per esempio, potrebbe essere una ventenne che si è fatta troppe lampade. Così come potrebbe benissimo essere una cinquantenne con un lifting di troppo.
In tutta questa febbrile attività cerco di farmi notare da una commessa libera.
IO: scusi. Signorina, scusi… ehm… signorina..
Niente. Nemmeno si accorge di me.
Signorina! Signorina, senta potrebbe indicarmi un altro scrub che questo puzza troppo?
Silenzio.
Sento tutti gli occhi puntati su di me.
La mano che tende il vasetto comincia a tremare leggermente.
Cioè, io… ecco… trovo l’odore…
GIOVANE COMMESSA: L’effluvio vorrà dire!
CLIENTE SCRITERIATA (OVVERO IO): Certo, l’effluvio, trovo l’effluvio eccessivamente… pungente?
CORO: Mormorio di disapprovazione.
GC: Pungente??? Ma se questo è il miglior prodotto in commercio!
CS: ma certo! E si vede! E si sente! La pelle che lascia poi… di un morbido… però, ecco, l’odore, cioè l’effluvio che lascia è molto… ecco è pieno di personalità, una personalità molto forte e non a tutti piace. Cioè, a me piace tantissimo, eh. Solo che il mio ragazzo… E la mia famiglia… Ecco, i miei familiari hanno minacciato di buttarmi fuor di casa se lo rimetto. Quindi se cortesemente…
GC: certo che i suoi familiari son veramente rompicoglioni!
CS (a parte): ehhh, a chi lo dice…
GC: però, se la vogliono buttar fuori di casa… certo che è strano. Voglio dire, come fanno a non apprezzare? Senta qua (ed apre il vasetto mettendomelo sotto il naso) senta che buon odore! Inspiri! Dio, solo a sentirlo fa star meglio! Che fa, non inspira? Senta, senta (alle altre clienti che si avvicinano), dite la verità, non sembra di stare alle terme?
CLIENTI VARIE (inspiranti et giubilanti): oh, sì, le terme, proprio come alle terme!
GC: comunque, se PROPRIO lei non gradisce, mi permetto di consigliarle un paio di prodotti che possono fare al caso suo. Certo, sono meno efficaci, per esempio non hanno il benefico effetto di talassoterapia che, mi perdoni, le farebbe tanto bene. Ma se in aggiunta a questo prende la crema rassodante, il fluido veicolante, l’olio doccia iperidratante e questa magica mistura energizzante, le assicuro che si troverà benone. E per il suo colorito? Che vogliamo fare per il suo colorito, che è COSI’ pallida!
Dunque, ecco la crema viso contro i ventinove segni dell’invecchiamento (ventinove? pensa te, io ne conoscevo uno solo e lo chiamavo RUGHE) con una goccia di abbronzante (?), il fondotinta abbronzante (?), il fard…
CS: abbronzante?
GC: certo! Poi l’ombretto, lo smalto, il gel conto le pellicine, la maschera alle alghe…
Esco dal negozio carica come un mulo, le buste piene di prodotti all’ultimo grido (compreso un tubetto di rossetto color fegato guasto), e il portafoglio sensibilmente più leggero.
Per strada rifletto su questa mia nuova consapevolezza, il mio essere inadeguata ai tempi.
Passo davanti a un cestino, lo contemplo due secondi e poi getto tutto.
No, quei prodotti decisamente non fanno per me, non mi appartengono.
Come io non appartengo alla schiera delle Giovani Donne Moderne.
Che, a pensarci bene, non lo so mica se mi dispiace tanto.
Che ci sarà poi di bello a sentirsi come alle terme… Voglio dire, quale persona sana di mente trova piacevole stare in un posto puzzolente, pieno di vecchi con problemi alla prostata?
Consigli per gli acquisti
Me ne stavo tutta tranquilla e paciosa sugli spalti, comodamente avvolta, nell’ordine, in stivali da pioggia, calze di lana portafortuna, calzini portafortuna, mutande portafortuna, jeans portafortuna, reggiseno portafortuna, canottiera portafortuna, lupetto bianco portafortuna, maglione viola portafortuna, piumino bianco, imbottitissimo, portafortuna, sciarpa viola portafortuna, cerata (pantaloni più giacca) portafortuna, cappellaccio da pioggia portafortuna. Insomma, somigliavo molto a un incrocio fra l’omino michelin e lo sterminatore finale di ghostbusters, e più che saltellare, mi dondolavo goffamente per scaldarmi un poco i piedi, soddisfatta di come la mia squadra stava dominando gli avversari.
Eravamo nell’intervallo e ancora cattivi presagi non si addensavano sulle nostre teste bagnate, anche se quella pioggerellina, fine ma insistente, avrebbe dovuto farci capire…
All’improvviso un boato scuote lo stadio.
E’ la pubblicità che parte a tutto volume.
Solite macchine, soliti autospurghi, soliti mobili da ufficio… quando ecco la sorpresa.
Una nota marca di borse (da donna) pubblicizza dei modaiolissimi modelli di borsa (da donna) facendoli indossare da due strafighe seminude, abbracciate in un quasi amplesso saffico.
A quella vista tutti gli uomini, fino a quel momento impegnatissimi nel decidere quale punizione fisica infliggere all’irriconoscibile Pasqual o quale strumento usare per mettere un po’ di pepe sulla coda al lento Santana, prorompono in un oooohhhhhhhh! prolungato e salivoso.
E in tutto lo scuotimento circostante, mi è sorta spontanea una domanda.
No, non che cosa ci faccia una persona normalmente razionale e assolutamente non superstiziosa con tutto un doppio armadio (autunno-inverno e primavera-estate) di abbigliamento portafortuna.
Quello che mi sono chiesta è a chi diamine fosse rivolta la pubblicità.
Perché alle donne nude ed eccitate che reclamizzano una macchina o una marca di whiskey siamo tutti abituati, in fondo quelli sono prodotti “maschili” (?).
Ma una borsa da donna chi la compra? Donne e gay, presumo. E dubito che un gay o una donna eterosessuale si facciano impressionare da due bionde che si palpano.
Tendo altresì ad escludere fossero modelli riservati unicamente a clienti lesbiche.
Quindi, respingendo a priori l’ipotesi un errore di marketing (i responsabili di marketing non sbagliano mai, come insegnano al primo anno di economia), è evidente che mostrare ad un uomo eterosessuale delle donne seminude in pose equivoche, spinge lo stesso a desiderare spasmodicamente qualunque, ma proprio qualunque cosa si trovi nelle loro vicinanze. Anche cose che nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali non gli verrebbe mai in mente di comprare.
Il che, a pensarci bene, è una cosa meravigliosa.
Donne, ma vi rendete conto?
Con questo sistema potreste soddisfare ogni vostro capriccio!
Avete bisogno di cambiare il ferro da stiro? Basterà mostrare ai vostri uomini la foto di due signorine scollacciate che si abbracciano vicino a un modello rowenta nuovo fiammante.
La vostra lavatrice è vecchia? Fategli vedere l’immagine di due ragazze strepitose che si avvinghiano intorno a una candy di ultima generazione.
Una volta innescato il riflesso pavloviano, a voi basterà accennare al prodotto e ve lo ritroverete bello impacchettato e infiocchettato, pronto all’uso.
Anche se è sempre bene scegliere con cura l’obiettivo.
Se quello che desiderate è un nuovo amante giovane e focoso, per dire, non so se sbattere sul muso al vostro uomo la gigantografia di un bel giovanotto aitante circondato da due sventole che se lo palpano vi farà ottenere esattamente ciò che desiderate…
Limitatevi a semplici oggetti, magari costosi, ma non fraintendibili.
Tipo un paio di stivali da pioggia portafortuna.
Che fra l’altro, visto com’è andata poi la partita, è proprio quello di cui io avrei un gran bisogno…
Perché no?
Non capisco davvero tutto il putiferio mediatico che si è sollevato intorno alla proposta dell’assessore alla cultura della regione toscana.
Proposta assolutamente ragionevole e ben pensata.
Perché, si chiedeva Cocchi, non spostiamo il David di Michelangelo nella nascitura Città della Musica? Così facendo si otterrebbero due risultati: alleggerire dal “traffico dei turisti” le strade del centro cittadino e dare lustro alla nuova struttura che sta per essere ultimata in una zona in forte crescita della città.
Ora, chiunque viva in una città di grande interesse storico-artistico, e in Italia non mancano certo, sa bene quanto sia fastidiosa la piaga del turista-pedone.
Egli viaggia solitamente con schieramento a testuggine, impossibile da fendere, quanto difficilissimo da aggirare nelle famigerate stradine strette dei nostri centri storici, così da rendere impossibile la viabilità pedonale agli onesti cittadini residenti, che ormai hanno imparato a smoccolare in multilingue.
Perchè permettere che le gloriose Via degli Alfani o Via Ricasoli siano interamente occupate da queste orde di incivili?
Perché non trasferire le stesse file sui viali di grande scorrimento cittadino, con il non secondario vantaggio di poter sfruttare il visitatore forestiero come simpatico bersaglio mobile per gli automobilisti innervositi dal traffico delle ore di punta?
E che è questa fissazione che il David debba per forza rimanere nella vecchia Galleria dell’Accademia? Che due passi, un po’ di aria nuova non gli farebbero bene? Che un po’ di mondanità non se la merita?
Dice: si sciupa… E basta con questi allarmismi! Siete noiosi.
Dice: è un’opera d’arte, dovrebbe stare in un contesto adeguato, meglio se pensato apposta per lui… E che, la città della musica non va bene? Ma pensate cosa non deve essere vederselo vicino al bookshop del Maggio Fiorentino, sai quanti gadget in più farebbe vendere?
La verità è che l’arte fine a se stessa è inutile e pure un poco supponente. L’arte deve produrre entrate. È per questo che è stata inventata, o no?
E quindi, caro Cocchi, non solo io appoggio la tua moratoria (se la chiamavi così, secondo me riscuotevi maggior successo), ma rilancio.
A Firenze Sud nasce un nuovo centro sportivo? Mettiamoci la Venere che sorge dalle acque all’entrata delle piscine!
Si sta costruendo il nuovo stadio a Firenze Nord? E noi ci si mette la battaglia di san Romano!
E poi ai campini delle giovanili una bella Primavera, alla nuova Enoteca Pinchietti un bel Bacco, al nuovo reparto di ginecologia di Careggi una bella Annunciazione, al nuovo Pitti Donna una bella Incoronazione della Vergine…
E qui smetto per non annoiare, ma avete idea di quante soluzioni si possono trovare?
Così, oltre a sparpagliare i turisti ai quattro canti della città, si possono anche liberare i musei da tutti quei doppioni che li intasano. Di dipinti, in fondo ne basta uno per tema. Che senso ha conservare una ventina di annunciazioni, una trentina di adorazioni, una cinquantina di incoronazioni?
Per lo stesso motivo, proporrei di spostare il doppione dal David a Roma. Noi ci si tiene quello di Michelangelo e quello di Donatello lo si regala direttamente a Cinecittà.
Amore 2.0
E così alla fine ci siamo.
Dopo mesi passati a scriverci. A leggerci. A raccontarci per mail.
Dopo mesi spesi a parlarci. Ad ascoltarci. A confessarci per telefono.
Dopo mesi consumati nello spiare le rispettive eccitazioni a chilometri di distanza e ad ascoltare i nostri respiri farsi via via più affannosi (che strana voce roca che ti viene, amore. Sembri quasi uno di quei maniaci da telefilm americano).
Dopo mesi bruciati a fantasticare sulle tue foto… a sognare quelle dolci labbra poggiate sul mio collo, sulla mia pelle e quegli occhi intensi nei quali perdermi…
Ecco, adesso potrò finalmente incontrarti di persona, dolce amore.
Più veloce, devo correre più veloce, il treno sta entrando in stazione. Eccolo, lo vedo! Accidenti a me, perché arrivo sempre all’ultimo? E perché avrò messo tacchi così scomodi? Maledizione! Senti come mi cola il sudore sulla nuca! E sulla fronte! Cristo santo, il fondotinta si starà sciogliendo! No, il trucco che cola no, non ora! E i capelli! Mioddio, no, i capelli si staranno afflosciando! Devo darmi una controllatina senza farmene accorgere. Lì dietro! Mi nascondo fra il cartellone degli orari e quel gruppo di cinesi. Cavolo! Son troppo bassi! Mai un tedesco quando serve! Al diavolo, troppo tardi per cercarne qualcuno.
C’è! Il trucco c’è tutto! Bene. Il ciuffo si è sgonfiato, ma pace. E il sudore… beh, ma quello è il bollore che mi metti nelle vene, tesoro. Perfetto! Tutto a posto, posso andare.
Giusto in tempo, il treno si sta fermando. Carrozza sette, ha detto.
Eccola.
Uhm… ma quando scende?
Dove sei, tesoro?
Questo no, è vecchio. Questo no, è grasso. Questo no, peccato…
Eccolo! È lui! Che caro, fuma una sigaretta fingendo nonchalance, eppure anche lui, chissà com’è agitato dentro. Ecco, mi ha vista! Toh, beccati sto’ sorriso. Ti piace, eh, mi sorridi…
Mi avvicino, con passo danzante. Ti volti verso di me. Dio, sento le palpitazioni. La gente che passa di corsa sulla banchina ti nasconde a tratti alla mia vista. Dal vivo, sotto questa luce obliqua sei anche più bello, sai. Ti facevo giusto un poco più magro, ma sei bello. Decisamente bello. Che buffa sensazione. Conosco a memoria ogni tuo tratto, eppure sei come uno sconosciuto per me. Una famiglia si mette in mezzo coi bagagli. Americani, di sicuro. Che stupidi! Una signora ci guarda. Povera vecchia. La sua vita è finita, non ha altra soddisfazione che spiare quella altrui. Un ragazzino alle tue spalle si guarda intorno smarrito. Ma ora ci sei tu davanti a me. E tutto il resto… tutto il resto non conta. Tutto il resto non esiste. Siamo io e te. Uno di fronte all’altra. Finalmente. Non una parola. Solo un lunghissimo sguardo. Intenso. Il tuo è vagamente sorpreso. Beh, ho cambiato colore ai capelli, non te lo aspettavi, eh? Fai per dire qualcosa, ti metto un dito sulla bocca. Non sciupare il momento. Tesoro… finalmente… finalmente… non resisto più, mi avvicino, accosto le labbra alle tue. Hai una leggera esitazione, ma poi mi baci. Dio, se mi baci! Amore! Sei travolgente. Sei unico. Sei… sei… eccitato! Che impeto! Che lingua! E che mani! Ehi, non ti sembra di esagerare? Va bene che abbiamo parlato per mesi di questo momento, ma insomma, siamo pur sempre in mezzo alla stazione! Eddai, sotto la gonna no, da bravo. Uhm… senti come mi preme contro il suo corpo, così energico, così virile… La vecchia ci starà fissando, sicuro. E il giovanotto goffo… ehi, sembra sbigottito. Beh, che ha, non ha mai visto due innamorati baciarsi?
Annunciano il treno in partenza. Ci stacchiamo a fatica.
Ti guardo, trasognata, mentre risali a bordo. Un sorriso soddisfatto.
È stato tutto così veloce. E non una parola. Certo, è più romantico così.
Ti saluto, ma non mi consideri.
Capisco, il dolore del distacco.
Il giovanotto seccherello si avvicina con aria offesa, mi tira addosso una scatola di cioccolatini e risale pure lui.
Dico, ma che gli prende?
Che strano, a pensarci bene, ha un viso vagamente familiare…
Vabbè, il mondo è pieno di matti.
Le porte si chiudono.
Addio, amore, è stato bellissimo.
Cerco di scorgerti nel vagone, ma non ti vedo. Di sicuro starai pensando alle dolci parole da scrivermi.
Non vedo l’ora di aprire la posta!
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