Supereroi

di maia, 25 marzo 2011

Stavamo discutendo con il mio lui su quale fosse il migliore.
Il migliore superpotere, intendo.
Io sono incerta fra il volo, la lettura del pensiero e la depilazione definitiva.
- Il migliore è senz’ombra di dubbio il teletrasporto! fa lui.
Ti immagini? Nell’ora di pausa pranzo andare a fare un bagnetto alle Seychelles? E che bella abbronzatura, mi farebbero tutti!
Certo, come no, adesso uno si fa un superpotere, uno su misura, e poi se ne va a lavorare tranquillamente. Come se uno i superpoteri non li volesse solo per vivere meglio. Più comodi, diciamo. Certo i casi dell’uomoragno o di superman son casi a parte. Ma prima di tutto sono fiction. E poi son poteri che si son ritrovati, mica li hanno scelti loro.
Io parlo seriamente. Nella realtà se uno si fa il superpotere, poi se la spassa.
Ecco, presa in questo senso il superpotere di gran lunga più utile è senz’altro quello della depilazione definitiva. Che a ben guardare leggere la mente altrui e volare sono superpoteri molto pericolosi. Volare porta a irragionevoli atti di eroismo. E sentire tutto quello che pensa la gente… che non sai mai chi ti ritrovi accanto… a Cuneo, poi!
Il teletrasporto sarebbe comodo anche per far le rapine in banca, dice lui. Uno si fa vedere tutto bello paciocco che fa un prelievo allo sportello di Cuneo della banca di Caraglio mettiamo alle 14, e poi, mettiamo, alle 14,05 fa un furto nella filiale di Tokio della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia. Vestito da ninja. Irriconoscibile!
Certo, sembra allettante, ma io non mi fido. Chi mi dice che nel teletrasporto si teletrasportino anche i vestiti? E se poi io alla filiale di Tokio della Cassa di risparmio di Pistioia e Pescia ci arrivo completamente nuda? E i soldi? I soldi si teletrasporterebbero con me?
No, niente, ascoltate me, il miglior superpotere è senza dubbio la depilazione definitiva.

Le meravigliose scoperte di maia – Introversione

di maia, 3 marzo 2011

Oggi ho scoperto di avere l’utero introverso.
E’ un discreto problema. 
Non per l’introversione in sé. Che io di introversione sono una grande esperta.
Sempre stata introversa, è una cosa genetica, di famiglia. Non di tutta la famiglia, a dire il vero. Anzi, adesso che ci penso, i miei parenti son tutti molto estroversi. Al limite dell’invadenza. Non io, io sono una introversa. Da sempre.
Ma col tempo ho imparato a prendere le mie contromisure. In una situazione pubblica, potenzialmente imbarazzante, prendo per prima la parola e parlo, parlo, parlo, fino a confondere gli interlocutori.
Oggi ho scoperto di avere l’utero introverso. Sarà mica uguale?

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New art attack

di maia, 21 febbraio 2011

Io di arte non capisco niente, lo so. Specialmente di quella contemporanea.

E già immagino le risposte sdegnate di chi l’arte contemporanea la studia e, soprattutto, la capisce. Quest’arte nuova e viva e pulsante e finalmente libera dalle polverose stanze dei polverosi musei.

Ma è più forte di me, a me vedere l’artista contemporaneo che crea in diretta un’opera d’arte contemporanea (con materiali di scarto della scenografia dello studio, contemporaneo) su art news, mi fa venire in mente un tristissimo misto fra una puntata di art attack e una della prova del cuoco.

(al minuto 25 del filmato è possibile ammirare il geniale Prodotto d’Artista)

Macchiette

di maia, 2 febbraio 2011

A me le macchie son sempre state simpatiche.
Se dite “macchie”, immagino subito una bella mucca pezzata, che rumina placida l’erbetta fresca verde verde, sotto un cielo azzurro azzurro, come nei disegni dei bimbi.
Né mi disturbano le macchie di altro tipo. Anzi. Mi fanno tenerezza. A me fa piacere guardarle e ripensare al momento in cui son nate. Toh, guarda, quello dev’essere il ragù di ieri. Ehi, ma quella è la peperonata di luglio! Nooo, dai, ma quello… quello deve essere proprio il tiramisù che ti ho fatto il natale dell’altranno! Ti ricordi che buono?
Ecco, a me le macchie non mi hanno mai dato noia. Tantomeno mi hanno mai impaurito.
E allora com’è che non mi sono mai sentita così leggera come quando mi ha detto “oddio, no scusi! Signorina, mi scusi tanto, non era il suo fegato, era la lastra ad essere sporca!”.
Ecco, non avrei mai pensato che sarei diventata una fissata della pulizia.

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Professionalità, perdio!

di maia, 19 gennaio 2011

Comunque penso che si possa trarre una morale anche da tutto questo casino.
Non ci si improvvisa professionisti ad alto livello, in nessun campo.
Ci vuole dura gavetta e dignità anche per fare la puttana.

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Santo subito

di maia, 14 gennaio 2011

Ahhhhh, essere malata che bello. Niente alzarti presto la mattina, niente far finta di capire una lingua aliena, puoi rimanertene a casa, sotto il plaid a quadrettoni, a goderti il meglio della programmazione televisiva italiana. In alcuni casi senza nemmeno dover accendere la tivvù.
La trasmissione della d’Urso, per esempio, si sente benissimo anche dall’appartamento di fronte. Specialmente il dibbattito.

Questa sera doveva essere qualcosa tipo i sani valori della brava famiglia cattolica italiana contro il resto del mondo.
Peccato solo la maledetta nausea che mi ha costretta tutto il tempo in bagno a vomitare. Dice sia il virus.
Comunque pare abbia vinto il Papa.
O i Dolce & Gabbana Milano Thunder, non ho capito bene.
Peccato, io tenevo per i San Antonio Spurs.

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