A volte ritornano

di maia, 14 Giugno 2008

“Insomma, si può sapere che fine hai fatto?”
E’ più o meno quello che mi chiedono in continuazione tutti i miei piccoli lettori con tono colmo di riprovazione.

Beh, mi son presa una piccola pausa dal monitor.
Una pausa durante la quale non sono affatto rimasta con le mani in mano.
Ho molto lavorato.
Molto letto e molto guardato (soprattutto film).

Ho finalmente letto quel libro, “Pornografia” di Gombrowicz, che mi era stato caldamante raccomandato da un utente di anobii, del quale però non ricordo il nome. Peccato, mi avrebbe fatto piacere ringraziarlo. E soprattutto mi avrebbe fatto piacere spiegargli perché il romanzo non mi ha incantato come sperava.

Ho letto “L’anarchia” di Colin Ward, che mi era stato caldamente raccomandato da un altro tizio, del quale ricordo benissimo il nome. Menomale perché appena mi capita fra i piedi mi farà molto piacere spiegargli perché il libro non mi ha convertita come sperava.

E poi ci son stati “Le particelle elementari”, con il quale ho battuto ogni precedente record di lentezza di lettura tanto mi è rimasto antipatico, “Caos calmo“, “La misteriosa storia del papiro di Artemidoro“, un Camilleri, un albo di Rat-man, meravigliosa scoperta, “One for the road” dell’amico Massimo e per l’ennesima volta “Lady sings the bues“, stupefacente autofantabiografia della voce più struggente di tutti i tempi. Ma delle fantasmagoriche avventure di Lady Day vi parlerò un’altra volta.

O meglio, ne parlerò a quei pochi che ancora passano da queste parti, quasi tutti per sbaglio, cercando “la schiava più porca” o “cicciolina” (ma se credo di non averla mai nominata prima d’ora!) o “vecche sfondate” o il nuovissimo “fare troppi regali alla segretaria” (credimi, i regali non son mai troppi. Specialmente per la segretaria).

Intanto mi chiedo e vi chiedo (cit.): è possibile perdonare ad un film la battuta “non sono io ad avere scelto il tango. E’ stato il tango che ha scelto me!“, per quanto detta con intento ironico?
La mia risposta istintiva sarebbe un bel NO chiaro e deciso. Poi però ripenso alla tenerezza che mi ispira la regista di nome Sally, donna slavata di mezza età, che fa un film su una regista di nome Sally, donna slavata di mezza età, che combatte la propria paura di invecchiare attaccandosi morbosamente ad un taghéro tànghero. Il tutto sullo sfondo di una pretesa metafora sull’arte e sul mestiere del cinema. Peccato che la metafora non decolli mai e rimanga anzi afflosciata, annacquata quasi quanto gli spenti occhi della tristissima regista-scrittrice-protagonista.

Povera Sally, mi fa così pena che non me la sento di dire quanto abbia trovato “lezioni di tango” una boiata pazzesca.

Per fortuna mi sono rifatta con tanti altri film e con una serie di telefim, tutti rigorosamente in onda sul satellite (e come ti sbagli?), tutti molto d’effetto, molto ben scritti e recitati.
Anche quelli più furbetti e paraculi come “Californication“, anche quelli che alla lunga si perdono un poco in eccessive tortuosità, ma che mantengono comunque un ritmo e una scrittura invidiabili (oltre ad una protagonista del livello di Glenn Close) come “Damages“.

Insomma, di cose da raccontare ce ne sono tante.
Caro amico che cerchi “cose da dire a collega che pensione” non te ne andare!

PS che qualcuno mi sa spiegare come mai quando scrivevo regolarmente avevo una ventina scarsa di “abbonati” ai feed ed adesso che non scrivo ce ne sono trenta?
I Sacri Misteri del Web.

L’ultima tempesta

di maia, 25 Aprile 2008

 

Dice il Dizionario Snob del Cinema (uno spassoso libretto di Kamp e Levi che mette alla berlina i cinefili snob ad uso e consumo di un pubblico di cinefili snob1) a pagina 71:

GREENAWAY, PETER. Probabilmente il più perverso dei registi della Perfida Albione, Greenaway mette a dura prova il sistema nervoso dei Cinefili Snob più incalliti a colpi di macabra violenza, pretenziosità oltre ogni limite, inglesi nudi con tanto di chiazze in bella vista. Laddove i suoi primi lungometraggi si limitavano ad essere incomprensibili (…) le cose di Greenaway sono diventate sempre più lambiccate e fetenti (…).

Ora, è ovvio che dopo una presentazione del genere, quando mi è arrivata una mail dal titolo “PER CINEMAGGIO “L’ULTIMA TEMPESTA” DI PETER GREENAWAY” non ho potuto fare a meno di leggerne il contenuto avidamente.
Capita, infatti, che nel nome della famosa manifestazione culturale del Maggio Musicale Fiorentino si organizzino in città eventi culturali di un certo spessore. Quest’anno poi gli appuntamenti riguardano non solo musica classica, opera e balletto, ma tutto quello che è riassumibile sotto il vago nome di “arte”.
Compreso il cinema.
Ed è sotto queste premesse che al cinema Odeon, uno dei più centrali e belli della città, si tiene una “rassegna di proiezioni e incontri con gli artisti”.
Già stuzzicata di mio dalla scritta “L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili”, quando ho letto il lancio che l’ufficio stampa del Maggio2 faceva del film (un viaggio assordante e ridondante, dilatato e delirante) e forte della breve scheda su wikipedia (qui la tendenza alla ridondanza formale di Greenaway raggiunge limiti prossimi all’ eccesso), non ho più avuto dubbi. Dovevo vederlo.

Così arrivo puntuale all’appuntamento, il tizio che doveva presentare il film aveva quasi finito di blaterare e c’erano ancora alcuni posti disponibili. Età media dell’uditorio sui settanta anni.
Scelgo attentamente la mia poltrona, non troppo vicina allo schermo per non far soffrire i miei occhi, non troppo lontana dall’uscita per un’eventuale ritirata strategica.

Il curatore dice non so cosa delle scene del film che riprendono pari pari alcuni quadri famosi, i più accorti di voi li riconosceranno sicuramente, ammicca.
A quanto pare quella che stiamo per ammirare è l’unica pellicola rimasta del film in italia. E’ molto consumata, ci saranno salti di immagini e di battute, ma non preoccupatevi, il film resta assolutamente comprensibile e la perdita è minima. Tutte le parti recitate sono affidate ad un solo attore, il grande Gielgud, gli altri sono come marionette nelle sue mani. Buona visione.
Il signore anziano al mio fianco prende a russare dolcemente a luci ancora accese.

Buio in sala.
Siamo subito sommersi da un turbinio di immagini e parole.
All’inizio cerco di ritrovare qualcosa della tragedia shakespeariana, in fondo è a questa che il film narrativamente si ispira.
Combatto disperatamente contro i gorghi verbosi che si fanno sempre più veementi ma, lo sento, questa lotta è inutile.
Dopo una decina di minuti di ricche allegorie visive e metafore e allusioni e rimandi, mi lascio andare, sfinita, come i naufraghi ai flutti maligni.
E nel momento stesso in cui mi arrendo, le e onde si fanno dolci e mi cullano verso un viaggio inatteso e straniante.
In altre parole, appena spengo il cervello e smetto di cercar di capire, inizio a godermi il film come un affascinante susseguirsi di immagini potenti, veri e propri quadri viventi, dai contrasti forti, di colori, di luci ed ombre, di suoni.

Paradossalmente a infastidirmi non è stata la lunghezza del film o l’eccessivo accumulo di significato in alcuni punti.

L’unica cosa che mi ha veramente irritata è stata la gratuità dello spettacolo che mi ha privato di uno dei motivi per cui vado al cinema.
Che dopo la prima ora le due signore alle mie spalle hanno preso a commentare ogni singola scena ad alta voce.
E io non potevo nemmeno rigirarmi con la solita espressione burbera sibilando “ma insomma, non ho mica pagato il biglietto per sentir parlare voi due!”

Ps curiosamente poco dopo in tv hanno trasmesso un altro film che tratta metaforicamente, su altri livelli e con altri modi, certo, del significato e del valore dell’arte, della magia e della potenza creativa della narrazione.
Però di vedermi il seme della follia dopo L’ultima tempesta non ho proprio avuto cuore.

  1. i cinefili snob sono notoriamente autoironici e accettano di buon grado le prese in giro, purché provenienti da loro pari []
  2. questo ufficio stampa non la smette mai di stupirmi. Ad ogni uscita una nuova perla. Tipo elencare fra i pittori che hanno ispirato le scene del film, fra Rubens e il Veronese, Antonello da Messina e Giorgione, il fantasmagorico Bornzino. E’ confortante sapere che la pubblicità di una delle istituzioni più alte della cultura cittadina sia stata affidata a dei tipi che ritengono il punto forte della manifestazione sia il negozio di gadget, che assoldano la Cucinotta quale promoter della cultura alta e che non rileggono nemmeno i comunicati stampa che scrivono []

Laif is nau! (aggiornamento)

di maia, 20 Aprile 2008

ilary blasy con vodafoneDevo fare assolutamente le mie pubbliche scuse alla omnitel.

Avevo affermato che a me gli omaggi per il compleanno non li fa. E son stata puntualmente smentita.
Proprio ieri mi è stata offerta la vantaggiosissima opportunità, fra le altre, di navigare su internet tramite cellulare a soli due euro a settimana! (il punto esclamativo è della omnitel). Che, devo ammettere, per una cecata come me è una proposta irrinunciabile.
Leggere le mie mail o gli articoli della Padania (che dite? Son salita sul carro dei vincitori? E che diamine, son pur sempre italiana, no?) su uno schermo due per due (cm) è quanto di meglio io possa desiderare!

Per non parlare della meravigliosa opportunità di farmi ricaricare il telefono di 5 cent per ogni minuto di chiamate ricevute dai numeri di Altri Operatori o dai numeri di Rete Fissa (il maiuscolo è sempre omnitel).
Non potevo proprio non sceglierla.
A questo punto non mi resta che trovare qualche idiota che, telefonandomi sul cellulare omnitel da Rete Fissa o da Altro Operatore, mi stia in linea almeno venti minuti.
Mi sarò così garantita una ricarica di ben un euro!

Laif is nau?

di maia, 6 Aprile 2008

Rovistando fra la posta trovo una mail dai toni a dir poco entusiastici.
Ve ne riporto l’attacco:

Benvenuto nel Top Club, l’esclusivo Club dedicato ai migliori clienti Vodafone One che ti premia con offerte esclusive e servizi dedicati.

Ad esempio chiamando il Servizio Clienti al numero gratuito 190, ti verrà riservato un servizio dedicato con la possibilità di parlare direttamente con un operatore che risponderà a tutte le tue domande.

Ora, di tutte queste belle cose che mi vengono comunicate, un paio mi colpiscono in particolar modo.
Prima di tutto, essendomi il messaggio giunto tramite una mail spedita a me personalmente (di pirsona, direbbe qualcuno), con tanto di nome e cognome, è evidente che l’estensore dello stesso proprio a me personalmente (di pirsona) intendeva riferirsi e a nessun altro.
E allora mi chiedo e vi chiedo: se io che il telefonino lo uso giusto in caso di carestie e alluvioni sono considerata una dei loro migliori clienti, come diavolo faranno ad arrivare alla fine del mese alla Vodafone?
Voglio dire, facendo un rapido calcolo per eccesso, io credo di spendere in cellulare circa una ventina di euro all’anno.
E vengo considerata cliente d’oro, al punto di farmi entrare in un Top Club!
Altro che Alitalia, questi son destinati a finire in bancarotta in tempi brevissimi.
E invece di correre ai ripari, magari invocando una cordata fra tutti gli imprenditori mondiali di buona volontà, questi spendono i pochi spiccioli che gli rimangono in spot sadici in cui Gattuso se la fa chiaramente con la signora Totti, mentre quest’ultimo l’unica cosa che si fa è una figura da bischero. Che poi fra tutti e tre chissà quanti ciak devono girare prima di ottenere una scena un minimo intellegibile!
Io quasi quasi gli manderei Berlusconi alla Vodafone.
Già me lo vedo all’opera, farebbe tutto lui: proprietario, presidente, manager, operatore di call center e pure testimonial pubblicitario.
Con lui e i suoi famigli al timone le cose comincerebbero a girare subito al meglio.

Così poi Vodafone inizierebbe pure a fare regali degni di questo nome almeno ai clienti che fanno parte del Top Club SuperOro.
Che “la possibilità di parlare direttamente con un operatore che risponderà a tutte le tue domande” venga considerato un servizio extra dedicato ai migliori lascia abbastanza interdetti.

Boris (gli occhi del cuore)

di maia, 30 Marzo 2008

i più attenti (e più musicalmente colti) di voi avranno sicuramente riconosciuto il pezzo che ho postato, anche se abituati ad ascoltarlo con altre parole.
La musica e la voce sono inconfondibili.
Si tratta del regalo che Elio ha voluto fare ad un esperimento coraggioso della televisione italiana.

Della televisione satellitare, per essere precisi, perché un prodotto del genere difficilmente avrebbe potuto veder la luce su un canale rai-mediaset.
Né, a occhio, troverà posto nei palinsesti della tv generalista, se non ad orari strani, magari in piena notte, quando il rischio che la novità non raccolga il favore del pubblico sono minimizzati.

Boris è un telefilm intelligente, giocato tutto sulla scrittura e sulla recitazione, senza trucchetti, senza scorciatoie, senza quei “ganci” che solitamente riempiono tutte le produzioni “raiset”. In altre parole non ci sono belloni spaventosi, né battute grevi, né quel sapore zuccheroso che a noi “ce piace tanto”.

Qui si prende in giro la fiction italiana, e lo si fa con una ferocia garbata, senza sconti e senza orpelli.
Nessuno si salva, il set è popolato da esseri cinici, egoisti, disillusi, tutti (tranne gli attori, ovviamente cani e raccomandatissimi, troppo pieni di sé per rendersi conto di qualunque cosa che non sia la propria immagine) perfettamente coscienti di star realizzando un’opera sciatta, squallida, insensata, in poche parole brutta.
In questo mondo viene catapultato un giovane stagista dall’animo innocente, entusiasta all’idea di poter stare così vicino ad un vero regista e di poter imparare da lui il magnifico mestiere di confezionatore di sogni.
Quello che si ritrova davanti è un uomo cui interessa solo chiudere al più presto le scene senza impegnarsi troppo, convinto che al pubblico di fiction piacciano solo porcate. E lui porcate confeziona.
Così chiede al suo direttore delle luci, cocainomane perennemente a caccia di un’altra dose, di “smarmellare” tutto, ossia buttare una luce piatta e spersonalizzante sul set. Agli attori chiede solo facce perplesse. Ma soprattutto tutti devono fare tutto “un po’ a cazzo di cane”.
Lo stagista, inizialmente spaesato, pian piano si adegua.

Non mancano il delegato di rete, tipico funzionario (rai?) che non capisce niente di televisione, recitazione, regia, cui interessa solo mantenere il proprio posto, interpretato da un ottimo Antonio Catania, il delegato di produzione, che pensa solo a risparmiare soldi, gli sceneggiatori idioti, la segretaria di produzione alcolizzata e l’assistente alla regia, una Caterina Guzzanti mai così in forma.

Fra l’altro il telefilm deve essere molto piaciuto anche agli addetti ai lavori, visto che col passare delle puntate sono aumentate le partecipazioni amichevoli di attori più o meno famosi.

Il risultato è un prodotto leggero, veloce, apprezzabile anche nella crudezza delle luci (quelle “vere”, non quelle della finta fiction) e della scenografia. Certo, non si fanno le grasse risate, ma alla fine di ogni puntata non si ha l’impressione di aver buttato via malamente venti minuti.

Il che è quasi un miracolo nel desolato panorama televisivo italiano.

Previsioni per possibili partenti per ponti pasquali

di maia, 22 Marzo 2008

Stanno per iniziare (per molti già sono iniziate) le vacanze pasquali.

I proprietari di questo blog (che poi sarei io) hanno deciso di fare omaggio ai propri lettori (che poi sono tre) di alcune pratiche previsioni, per non farli trovare impreparati.

Previsioni meteorologiche (che tempo fa):
prevista pioggia un po’ dappertutto, tranne dove nevicherà e dove ci sarà il sole.
Copritevi o scopritevi di conseguenza!

Previsioni stellari (Oroscopo):

Ariete: in amore dovrete pazientare, decisamente non è il vostro momento.
Attenzione ai rapporti di amicizia, il vostro spirito attaccabrighe e un poco rompicoglioni vi porterà a litigare praticamente con tutti.
In compenso il lavoro andrà alla grande sabato, domenica e lunedì di pasquetta.

Toro: grandiosi come sempre, inviterete otto persone e cucinerete per ottanta. Per una volta cercate di essere clementi. Non pretendete, pena punizioni corporali tipo l’ascolto di “tutto Murolo minuto per minuto”, che gli ospiti finiscano tutto.
Attenzione al colesterolo!

Gemelli: mamma mia, sempre lì a discutere… e questo non va bene, e quello l’avevo detto prima io e l’ho sentito alla radio e la radio che sento io dice le notizie meglio della radio che senti te…
Rilassatevi un attimo!

Cancro: non pervenuto.

Leone: splendidi, almeno nella vostra testa. E’ già qualcosa, no?

Vergine: Spirituali. Molto spirituali. Troppo spirituali.
Fate attenzione, con tutta questa spiritualità rischiate di fare confusione.
La vostra abitudine di ringraziare gli spiriti che vi hanno protetto la casa durante la vostra assenza, per dire, potrebbe essere considerata non esattamente consona ad una cattolica praticante aspirante alla beatificazione.
Barbablù consiglia: sceglietevi una religione, massimo due e attenetevi a quelle.

Bilancia: Campioni di buon gusto, possedete un’innata capacità nell’arredare ambienti, interni, esterni terzini e mediani. Sempre pieni di idee nuove e soluzioni strabilianti.
Siete bravi, eh. Ma di un pesante…
Il sole in opposizione consiglia di non mangiare mele gialle!

Scorpione: ahi, fate male! Con la lingua soprattutto.

Sagittario: vi piace viaggiare. Ma non, come credono tutti, zaino in spalla, tenda, e pedalare. No. Voi siete da villaggio extralusso alle seychelles o alle mauritius. Allora son bravi tutti a fare i viaggiatori!
Lì alla meta dell’ultimo viaggio che avete appena intrapreso fa molto freddo. Copritevi!

Capricorno I: com’è l’Australia?
Capricorno II: puntigliosi, precisi, saccenti fino allo spasimo, va a finire che avete (quasi) sempre ragione voi. Per questo state tanto sulle scatole!
Barbarossa consiglia: qualche volta sbagliate apposta, vedrete che verrete accolti nel mondo di quelli che sbagliano. Sì, lo so, siete come Fonzie e la cosa vi risulta quasi impossibile. E che sarà mai, per una volta fate i Pozzie!

Acquario: e va bene, avete vinto una partita, ma siete lo stesso una trentina di punti indietro. E i nostri erano tutti stanchi e rotti. Bella forza!
E il 52 pollici sarà anche bello, ma le figurine si vedono tutte distorte.
Le stelle consigliano: riportatelo indietro e fatevi dare in cambio una videocamera ultimo modello. Qualcuno in casa vostra saprà come usarla.

Pesci: dolci, timidi, creativi, sognatori… insomma, due palle.
Bisognerà che prima o poi vi decidiate a realizzarne qualcuno di quei sogni.
La luna in opposizione al trigono di mercurio in cancro dice che è il momento giusto per farvi crescere barba e capelli e iniziare un viaggio in harley, magari un bel coast to coast rimini-cecina.
Se invece siete uomini, provate a incanalare tutta la vostra creatività in un corso di pittura.

Buona Pasqua a tutti!

AGGIORNAMENTO

su gentile richiesta dei miei amabili lettori, aggiungo un paio di segni in più:

Maiale ascendente aragosta: attenzione alle feste, rischiate un’indigestione nonché la maledizione di Tutankamon!
Barbabianca consiglia: risino all’olio, parmigiano, rigorosamente reggiano, e un cornetto rosso.
L’opposizione di plutone in gallo vi sconsiglia assolutamente la visione di Buona Domenica.

Dragone: gran bel segno. Potente (d’aspetto), sontuoso (all’apparenza), imponente. Peccato per quell’irresistibile impulso che avete di arrovogliarvi su voi stessi!
Barbaviola consiglia: aspettate, non abbiate fretta. Vedrete che quell’allenatore che proprio non sopportate presto verrà allontanato, molto presto.
Anzi, se le cose andranno in un certo modo, potrebbe essere allontanato anche la settimana prossima!

Nuove proposte

di maia, 18 Marzo 2008

Dopo estenuanti litigate su sciocchezze come il tracciato della tramvia e lo spostamento delle opere d’arte, finalmente un modo intelligente di ridiscutere il benessere cittadino.
Da “Oblò”, rubrica delle pagine fiorentine di Repubblica:

«Nei parchi di Firenze si potrà fare l´amore liberamente. Baci, carezze, petting e rapporti sessuali completi sull´erba, niente sarà proibito. Ci saranno regole precise da rispettare, ovvio: il via libera scatterà soltanto all´imbrunire; guai a collocarsi vicino alle aree gioco dei bambini; guai a gridare, a esprimere il piacere in maniera eclatante, neppure per simulazione; guai a lasciare i rifiuti nel verde, che tutto sia convogliato negli appositi cestini (…). Le forze dell´ordine presidieranno a distanza, senza disturbare, e interverranno soltanto in caso d´infrazione. »

Ma vi immaginate quanto un’innovazione del genere farebbe bene all’umore di una città incarognita come questa?
Basta con le macchine appostate in doppia e terza fila per godersi un poco di intimità, basta con le sveltine da coda del rientro. E basta anche alle proverbiali sette camicie che devono sudare i poveri guardoni per fare il loro mestiere.
Questo sì che è progresso!
Non a caso l’idea è mutuata dall’avanzata Olanda.
Solo che qui siamo in Italia.
Il che vuol dire che la cosa non è realizzabile. C’è poco da fare, non abbiamo la mentalità adatta. E’ tutta colpa della nostra religione di stato e di come ci ha ridotti.
Ma mica mi riferisco al cattolicesimo, come fa il buon Gucci.
Io parlo del calcio.

Ve l’immaginate che succederebbe al povero carabiniere a cavallo o allo sventurato vigile urbano che devono sanzionare le infrazioni?
E al primo cartellino dubbio sarebbe tutto uno sbraitare per la moviola in campo!

Il mattino ha l’oro in bocca

di maia, 15 Marzo 2008

No, non fatevi ingannare, non è il fantomatico post su “Shining e il perturbante”.
Quello sarà il mio Requiem, lo so. Tutte le volte che sono in bagno e sento bussare alla porta, immagino sia un uomo tutto in nero che, con occhi spiritati, un sorriso diabolico e un’accetta in mano, mi offre sacchettate di soldi per farmi scrivere quel dannatissimo post. Allora io mi barrico dentro. I colpi alla porta si fanno sempre più insistenti e violenti. L’uomo nero comincia a urlare forte e, dannato imbroglione, con la voce di mia sorella!

Lui è là fuori, lo so e io col cavolo apro!
Provo ad evadere dalla finestra ma, essendosi che il bagno è situato in una mansarda alta due metri e che siamo comunque al quarto piano e di neve non c’è traccia, il compito mi sembra piuttosto arduo.

Così, tutta sudata, un piede malamente poggiato sul bordo bagnato del lavandino e l’altro premuto contro la porta, scivolo, batto la testa sullo spigolo del mobilino di legno bianco candido, che poi tanto candido non è, visto che hai voglia di darci sotto con glassex e olio di gomito, quei maledetti aloni di polverine truccose non se ne vanno, nemmeno se piangi in ginocchio…
Ma che stavo dicendo?
Ah, si, di solito casco per terra, perdo i sensi e quando mi risveglio mi ritrovo con la porta del bagno sfondata e mia sorella che mi cammina sopra, imbufalita, perché sta facendo tardi a lavoro.
Come se fosse colpa mia!
Se solo arrivasse un attimo prima lo prenderebbe con le mani nel sacco quell’idiota di Jack Salieri che mi vuole uccidere con la mia stessa arte!

Ma torniamo a noi.

Questo post era sui miei risvegli mattutini.
Quando, di corsa perché puntualmente in ritardo, faccio tutto insieme. Mi lavo la faccia, mentre mi lavo i denti, mentre mi trucco, mentre mi pettino, mentre ascolto la radio.
Di solito è radio 24.
Perché alle otto fanno un notiziario lungo e approfondito, come è sempre più raro alla radio.
Perché lì dentro hanno un incredibile naso, sanno cogliere con assoluta precisione in quale direzione spira il vento per poi cavalcarlo con assoluta imparzialità. E io son curiosissima di sapere in che direzione spira il vento. Tutta questa incertezza su chi vincerà le prossime elezioni mi logora più di Everton-Fiorentina.
E per i fantastici mini-editorialini che seguono il gierre.
Dopo l’edizione mattutina, infatti, va in onda un commento, roba di pochi minuti, ad opera di sette opinionisti, uno diverso per ogni giorno della settimana.

Il mio preferito è senza dubbio quello del giovedì.
Perché di giovedì, subito dopo il notiziario, va in onda Spicolature”, l’editoriale di Mila Spicola!

E’ davvero incredibile con quanta precisione quella donna riesca, fra tutte le notizie di attualità della settimana, a cogliere puntualmente la più insulsa.
E dopo averla sviscerata con tale inconsistenza da lasciarmi ogni volta ammirata, piazza un vero e proprio tocco di classe. Con voce sensuale e ammiccante scocca il suo “Ma mi chiedo e vi chiedo….”.
Perché, come il più scafato dei cabarettisti, la Spicola sa che niente fa più presa sul pubblico del tormentone. E così si è creata la “sua frase” il suo marchio di fabbrica, preludio a una domanda assolutamente imprevedibile nella sua inconcludenza da lasciare letteralmente choccati.
Per poi concludere con una chiosa di intollerabile bellezza.

Questa volta si parlava, per esempio, dell’asinaggine degli studenti italiani, delle scuole piene di professori incapaci che pensano solo ai lauti stipendi che sgraffignano allo stato e delle lunghe vacanze durante le quali scialacquano i loro patrimoni. E lo si faceva con una tale incisività, che già non mi ricordo la sferzante opinione della mia opinionista preferita!

Dio, come faccio ad aspettare la prossima puntata?
Riascoltare le vecchie in podcast non mi basta, io la voglio, la voglio subito la nuova spicolatura!

Eh, sì, il giovedì è diventato il mio giorno preferito. Non più solo per gli gnocchi.
Da ora in poi saranno gnocchi e Spicola!

Tanti auguri!

di maia, 27 Febbraio 2008

Ormai è lampante, sono proprio una madre degenere.
Venti giorni fa la mia creatura ha compiuto un anno e io nemmeno me ne sono accorta!
Il primo compleanno è un avvenimento importante.
In queste occasioni si tirano le prime somme, ci si commuove, si fanno considerazioni profonde.
E io non solo non l’ho festeggiato, ma ho pure abbandonato la mia creatura a se stessa, senza cure, senza cibo, senza balocchi.
Soltanto profumi per me.

Cerco di rabberciare adesso due righe commemorative (postume?), giusto per non far brutta figura.

Ah, la mia creatura…
Ricordo come fosse ieri quando è nata, in un freddo giorno di febbraio.
Doveva essere solo un capriccio, il divertimento di un momento, qualcosa a cui non affezionarsi.
E poi… e poi mi ha preso la mano.
Dio, che emozione quando la tua creaturina ti prende la mano!

La battezzò una blogstar.
E mica una blogstar qualunque. Una di quelle sbirciatissime (e scosciatissime) che spopolano fra gli internauti maschi.
Passò, lesse, lasciò i suoi auguri e sparì.
Ma il suo odore deve essere rimasto nell’aria, attirando curiose occhiate maschili.

Perché su splinder le cose funzionano così.
Il maschio di ineternecticus splinderianus tipo fiuta instancabilmente in cerca di estrogeni.
Quando ne capta la presenza, si attacca alla (presunta) femmina, cercando di circuirla con complimenti spropositati.
Le più sprovvedute (o le più sessualmente disponibili) ci credono ed instaurano con l’esemplare (presunto) maschio fantasmagoriche relazioni virtuali.
Le altre declinano più o meno delicatamente, provocando nel maschio (o presunto tale) reazioni fra l’incredulo e l’impermalito.
Imperterrito, egli continua ad esibire la sua livrea multicolore, convinto che quel “guardi, lei è molto gentile, ma l’articolo non mi interessa” nel linguaggio femminile significhi in realtà “sì, ti desidero bello stallone, strappiamoci i vestiti a morsi!” e che “no” sia solo un modo un poco più breve per dire “forse, se insisti…”.
Quando poi l’esemplare maschio (o presunto tale) si rende conto che non c’è trippa per gatti, improvvisamente sparisce.

Non è un caso che nei blog femminili splinderiani il tasso di ricambio dei lettori maschi cresca più velocemente del prezzo del petrolio.

Certo, esistono pur sempre le eccezioni.
Su splinder ho conosciuto persone bellissime, anche di sesso maschile, alle quali dei miei estrogeni (o presunti tali) non potrebbe fregargliene di meno (e per questo non le perdonerò mai).

Persone che mi hanno seguito dopo il trasloco e che adesso aspettano pazientemente che mi sia rimessa da tutti gli stravolgimenti della mia vita.

A proposito, voglio rassicurare tutti quelli che si son preoccupati per la mia lunga assenza. Non è successo nulla di grave, eh.
Semplicemente ho trovato lavoro.

Un posto carino, situato nella piazza più bella della mia città, con colleghi giovani e simpatici e in cui si guadagna bene.

E allora che ti lamenti, mi direte?
Eh, ma questi pretendono che io lavori!

Che mondo…

Consigli per gli acquisti

di maia, 4 Febbraio 2008

Me ne stavo tutta tranquilla e paciosa sugli spalti, comodamente avvolta, nell’ordine, in stivali da pioggia, calze di lana portafortuna, calzini portafortuna, mutande portafortuna, jeans portafortuna, reggiseno portafortuna, canottiera portafortuna, lupetto bianco portafortuna, maglione viola portafortuna, piumino bianco, imbottitissimo, portafortuna, sciarpa viola portafortuna, cerata (pantaloni più giacca) portafortuna, cappellaccio da pioggia portafortuna. Insomma, somigliavo molto a un incrocio fra l’omino michelin e lo sterminatore finale di ghostbusters, e più che saltellare, mi dondolavo goffamente per scaldarmi un poco i piedi, soddisfatta di come la mia squadra stava dominando gli avversari.
Eravamo nell’intervallo e ancora cattivi presagi non si addensavano sulle nostre teste bagnate, anche se quella pioggerellina, fine ma insistente, avrebbe dovuto farci capire…

All’improvviso un boato scuote lo stadio.
E’ la pubblicità che parte a tutto volume.

Solite macchine, soliti autospurghi, soliti mobili da ufficio… quando ecco la sorpresa.
Una nota marca di borse (da donna) pubblicizza dei modaiolissimi modelli di borsa (da donna) facendoli indossare da due strafighe seminude, abbracciate in un quasi amplesso saffico.
A quella vista tutti gli uomini, fino a quel momento impegnatissimi nel decidere quale punizione fisica infliggere all’irriconoscibile Pasqual o quale strumento usare per mettere un po’ di pepe sulla coda al lento Santana, prorompono in un oooohhhhhhhh! prolungato e salivoso.
E in tutto lo scuotimento circostante, mi è sorta spontanea una domanda.

No, non che cosa ci faccia una persona normalmente razionale e assolutamente non superstiziosa con tutto un doppio armadio (autunno-inverno e primavera-estate) di abbigliamento portafortuna.

Quello che mi sono chiesta è a chi diamine fosse rivolta la pubblicità.

Perché alle donne nude ed eccitate che reclamizzano una macchina o una marca di whiskey siamo tutti abituati, in fondo quelli sono prodotti “maschili” (?).
Ma una borsa da donna chi la compra? Donne e gay, presumo. E dubito che un gay o una donna eterosessuale si facciano impressionare da due bionde che si palpano.
Tendo altresì ad escludere fossero modelli riservati unicamente a clienti lesbiche.
Quindi, respingendo a priori l’ipotesi un errore di marketing (i responsabili di marketing non sbagliano mai, come insegnano al primo anno di economia), è evidente che mostrare ad un uomo eterosessuale delle donne seminude in pose equivoche, spinge lo stesso a desiderare spasmodicamente qualunque, ma proprio qualunque cosa si trovi nelle loro vicinanze. Anche cose che nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali non gli verrebbe mai in mente di comprare.

Il che, a pensarci bene, è una cosa meravigliosa.
Donne, ma vi rendete conto?
Con questo sistema potreste soddisfare ogni vostro capriccio!
Avete bisogno di cambiare il ferro da stiro? Basterà mostrare ai vostri uomini la foto di due signorine scollacciate che si abbracciano vicino a un modello rowenta nuovo fiammante.
La vostra lavatrice è vecchia? Fategli vedere l’immagine di due ragazze strepitose che si avvinghiano intorno a una candy di ultima generazione.
Una volta innescato il riflesso pavloviano, a voi basterà accennare al prodotto e ve lo ritroverete bello impacchettato e infiocchettato, pronto all’uso.

Anche se è sempre bene scegliere con cura l’obiettivo.
Se quello che desiderate è un nuovo amante giovane e focoso, per dire, non so se sbattere sul muso al vostro uomo la gigantografia di un bel giovanotto aitante circondato da due sventole che se lo palpano vi farà ottenere esattamente ciò che desiderate…

Limitatevi a semplici oggetti, magari costosi, ma non fraintendibili.

Tipo un paio di stivali da pioggia portafortuna.
Che fra l’altro, visto com’è andata poi la partita, è proprio quello di cui io avrei un gran bisogno…