Cipolle – ovvero: Il linguaggio dell’amore

di maia, 19 febbraio 2010

Regola numero uno in amore: non ti fidare di ciò che ti vien detto. Mai.
Non si può prender per buono quello che ti dice il partner. Ogni frase, ogni parola va filtrata e analizzata per comprenderne il vero significato.
Ora, non è che ogni conversazione abbisogni di uno studio approfondito, eh. Che altrimenti non ne usciremmo.
Dipende dalle situazioni, dal grado di intimità (leggi: durata del rapporto) della coppia e da chi è a parlare.
Se il partner è donna, infatti, la verità si nasconderà sotto qualche strato di non detto e di “se mi ami lo devi capire da solo”. Ma all’uomo, si sa, nonostante quello che va ripetendo alla sua (dilui) legittima compagna, non è vero affatto che gli piace il disvelamento lento, lo spogliare capo a capo, nemmeno quando si tratta del corpo di una donna. Il maschio soffre di problemi di attenzione. Se lei, la donna, di veli ne porta troppi, addosso, lui dopo un poco si stufa, smette di svelare e accende la tv12.

Se a parlare, invece, è l’uomo, il lavoro di scavo è molto meno intenso. Lui si stufa presto, ricordate?
In più i significati nascosti tendono ad essere sempre gli stessi e a presentarsi in modo schematico.
Questo lo porta a interpretare le parole della compagna con la stessa ripetitività e schematicità.
Un esempio: – caro, ho freddo!
nella sua mente diverrà – caro: ho voglia di fare sesso selvaggio.
Oppure: – caro, cosa diamine hai combinato al letto, hai aggrovigliato tutte le lenzuola. Non ci riesco a dormire in un letto così! Allora preferisco dormire per terra!
nella sua mente sentirà: – caro, ho voglia di fare sesso selvaggio. Sul pavimento!
E viceversa.
Quando un uomo ti dice: - amore, adoooro come maneggi il css, sei bravissima ad usarlo, stai sicura che si sta pensando a qualche cos’altro.
Potrei andare avanti a lungo, gli esempi sono infiniti.
E purtroppo ben noti a tutte noi.
Che però quando ci troviamo di fronte al nostro uomo, ci dimentichiamo di tutta la teoria e ci caschiamo ogni volta.
Il mio fidanzato, per dire, quando mi dice: – dai, vieni a Cuneo, che è bellissimo, è caldissimo, è quasi primavera! io lo dovrei capire che in realtà lassù sta nevicando come dio la manda e che se proprio ci devo andare, dovrei mettermi in moon boot e piumino. E invece no, al solito arrivo ogni volta lassù, armi e bagagli. E i bagagli son pieni di microbikini e tanga brasiliani.

  1. basta una semplice prova pratica. Potete farla anche comodamente a casa vostra. Provate a vestirvi da cipolla di montagna, con tuta da neve e vari maglioncini uno sull’altro. Mettete rai1 e iniziate a spogliarvi al suono della musichina sexy che esce dalla tv. Disvelatevi piaaano, lentamente e sensualmente. Bene. Adesso osservate se il vostro lui sta guardando il vostro spogliarello o se per caso sta sbavando sul monitor della tv in cui la Von Teese si sta strusciando addosso un’oliva gigante! []
  2. chiaramente la differenza di appetibilità sessuale fra voi e la Von Teese sta nel fatto che lei, la Von Teese parte già seminuda e voi siate ancora con tre magliette, due collant di lana e la canotta della salute []

Scrittori

di maia, 2 febbraio 2010

Ora, non è che sento sempre le voci.
A volte le voci le uso. In delle vere e proprie discussioni, argomentate e tutto.
Non c’è nulla di male a chiacchierare con un interlocutore immaginario.
Non dirmi che tu non lo fai mai.
E’ una tecnica di sopravvivenza.
Come quando si imbastiscono dei discorsi lunghissimi sul nulla per confondere le idee all’altro, con la speranza che quello, l’altro, leggendo, si dimentichi di che cosa si stava parlando.
Che poi questa tecnica, c’è gente che ci vive. Come questo gruppo di scrittori, tutti famosi, tutti amici fra di loro. Che mica ho mai capito come funziona, se diventano prima amici e poi scrittori famosi, tutti assieme, o se prima diventano scrittori, tutti famosi, e poi, siccome son tutti scrittori famosi, diventano amici fra di loro. Io li ho conosciuti, un giorno che ero ospite a pranzo da uno scrittore famoso, uno che fa parte di questo gruppo di scrittori famosi, tutti amici fra di loro. Che siccome son tutti amici fra di loro, a questo pranzo c’erano proprio tutti, questi scrittori famosi, che parlavano di scrittura con quel loro modo di raccontare che hanno, anche nei romanzi, pacato, piano, pieno di virgole, che sembra di vederle anche mentre parlano, tutte quelle virgole, sospese nell’aria, e con quel loro modo di saltabeccare da un argomento all’altro, che mi ricordano i passerotti sul terrazzo di casa, quando scuoto la tovaglia e qualche briciola non cade proprio giù, rimane in bilico sulla grondaia, e i passerotti lì a beccarle saltando dall’una all’altra, e poi arriva un colpo di vento improvviso e quelle cadono sui panni appena stesi dalla signora di sotto, che poi alle riunioni di condominio lo senti come urla! Che poi questi scrittori, dicevo, aprono delle parentesi lunghissime, e parentesi nelle parentesi, e parentesi nelle parentesi nelle parentesi, come infinite matriosche di parole, che poi quando apri una parentesi ne trovi sempre un’altra dentro, sempre più piccola e un po’ ti spiazza, ma vai avanti a seguire le parentesi, che prima o poi arriveranno al punto che si chiuderanno, ti dici, una dopo l’altra si chiuderanno e si arriverà al nocciolo della questione, ma al punto non ci arrivano mai e così, a differenza delle matriosche vere, arrivi al centro e non c’è niente, niente di solido intendo, niente di ricollegabile al discorso di partenza. Che poi, tanto, a quel punto mica te lo ricordi più il discorso di partenza. Le parentesi son come delle matriosche vuote. Che poi son così lunghe le parentesi, dicevo, che questi scrittori a volte nemmeno ce la fanno a chiuderle. O a volte, quando si impuntano, insistono e proprio si vede che hanno voglia di chiuderle, le parentesi, queste parentesi son diventate così lunghe, che poi gli tocca tagliarle a mezzo con un punto, o persino un punto esclamativo, a volte, quando il discorso lo richiede e proprio non se ne può fare a meno. E allora poi quando il discorso lo richiede e loro son proprio costretti a mettercelo, il punto, o il punto esclamativo, poi la parentesi gli tocca chiuderla nella frase successiva.
Pensa te.
Stavamo dicendo?

Recensioni da una riga – istantanea di un delitto

di maia, 29 gennaio 2010

Ieri sera ho visto un film.
E’ uno delle decinaia di film tratti da un romanzo di Agatha Christie. Uno di quelli prodotti dalla tv (inglese) per la tv (inglese1 ).
L’attrice non è nemmeno una delle peggiori Miss Marple che abbia mai visto2.
Mentre lo guardavo, come si guarda un film tratto da Agatha Christie in cui non sia presente Peter Ustinov, ovvero limandomi le unghie dei piedi, pensavo a tante belle cose. Cose inedite.
Tipo quanto sia difficile tirar fuori un film da un libro di discreto successo, anche se il libro sembra fatto apposta per essere trasposto sullo schermo/monitor. Con i suoi intrighi all’acqua di rose, un filo sottile di suspance, del tipo stimolante, quel tipo che ti cala in un’atmosfera friccicosamente competitiva con l’autore. Del tipo gratificante, quel tipo che col minimo sforzo intellettivo ti fa sentire un genio dell’investigazione, senza scomporti troppo, mentre continui tranquillamente a farti il pedicure.
Insomma, una specie di crittogramma facilitato a immagini (televisive).
Poi pensavo alla forma del giallo classico, di come la Christie sia stata ingiustamente accusata di ingannare il lettore3.
Alle eterne lotte dei filo-giallisti vs filo-noiristi, di quanto sia scemo discutere di tutto questo, di quanto sia stupido accusare di polveroso semplicismo il romanzo a impianto investigativo classico, specialmente quelli della Christie4.
Così ho deciso di fare un post che le dia, alla Christie e alla sua opera, il giusto merito.
Darò inizio alle recensioni dei film tratti dai libri della Christie.
Recensioni dalla forma innovativa.
Recensioni in una riga.

Comincio con la recensione di Istantanea di un delitto (4.50 from Paddington), 1987, BBC:

E’ stato il dottore.

  1. quindi di livello molto superiore alla media cui siamo abituati qui, fra rai e mediaset []
  2. di sicuro è molto meglio di Angela Lansbury, chiaramente fuori parte in quello che è una specie di costosissimo spin-off hollywoodiano, nel senso di pieno zeppo di star dello schermo, de La signora in Giallo []
  3. a essere pignoli, lo ha fatto una volta sola. In tutti gli altri romanzi sfido qualunque lettore attento a non capire chi sia il colpevole nelle prime venti-trenta pagine. E se anche uno non ci fosse arrivato, a due terzi del romanzo, implacabile, arriva il solito falso indizio, sempre lo stesso, che ti chiarisce tutto []
  4. biasimeresti mai la settimana enigmistica di essere un passatempo troppo poco artisticamente consistente e di scarso spessore psicologico? []
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Le meravigliose scoperte di maia – la vera essenza dell’amore

di maia, 28 gennaio 2010

ovvero – come scoprii che la nostra relazione era solo una copertura per il suo rapporto perverso con stivgiobs

- Amore, appena esce ti regalo l’ipad!

- come! non avevi detto che l’ipad è il pc dei caproni informatici? Mi stai per caso dando della caprona?

- Ma noooo! Lo regalo a te per usarlo io!

Ristorantopoli – ovvero, la marchetta augurale

di maia, 27 gennaio 2010

Oggi è il compleanno di Chinaski.
Come regalo vuole che si scriva di lui.
Siccome richiedere post e link non è bello, io scriverò un post sulla sua ultima fatica letteraria, “Ristorantopoli“. Ma a modo mio.

Ristorantopoli è un libro. Ha la forma di un libro, la consistenza di un libro e l’odore di un libro. Proprio come tutti i libri che ti aspetti di trovare in una libreria, ha una copertina colorata e delle pagine dentro, tutte ordinatamente numerate.
Esso libro, però, è un po’ birichino, ché se entri in una libreria non lo troverai mai al primo o al secondo colpo.
Non lo troverai neanche al terzo o al quarto, se è per questo.
Se poi cominci a scorrere tutti gli scaffali cercandolo, finisce che ti distrai e te ne esci con paccate di libri che non c’entrano nulla con Ristorantopoli.
Allora ti tocca tornare in libreria ancora e ancora, dilapidando un patrimonio in libri, che molto probabilmente non avresti mai comprato, non ti sarebbero nemmeno mai venuti in mente, se non avessi dovuto andare in libreria a cecare Ristorantopoli.
Alla fine ti stufi di cercare Ristorantopoli1 e ti decidi a rivolgerti a una commessa. Mentre ti avvicini, cominci a pentirti della mossa. Essa, la commessa, nel vederti incedere già ti fissa con l’aria seccata di quella che pensa no, no, non venire da me, vai a chiedere qualunque cosa il tuo dubbio gusto letterario ti dica che vuoi leggere a chiunque altro, non a me, vattene, sparisci, con la sola forza del mio guardo sprezzante, tu, ridicolo esempio di microcefalo deambulante, sentirai il bisogno di invertire la rotta e rompere i coglioni a qualche collega sfigato!
Ma tu non demordi, la avvicini con sorriso smagliante e butti lì con aria vaga “Buongiorno, starei cercando Ristorantopoli…”
“CHE?”
“Ehm… Ristorantopoli… sarebbe un… libro… di…”
Ma lei si è già voltata, con il sopracciglio destro che, a forza di inarcarsi, le è finito sulla nuca2, a digitare sul suo computer da riporto.
“E’ nel reparto cucina” ti vomita addosso, invelenita.
Allora tu ti allontani, scusandoti per il disturbo, e ti rechi di soppiatto al reparto gastronomia.
E lo vedi, splendente, fra una guida Michelin e un Gambero Rosso.
Perché esternamente è bello, molto bello, praticamente perfetto! Un perfetto incrocio fra “Guida Vini d’Italia e “Guida alle città del tartufo“.
Ci ha anche i disegnini delle posate sulla copertina, giusto per non sviare il potenziale acquirente3.
Il dentro, invece, non somiglia per niente a una guida di vini o di città da tartufo.
Il dentro sembra più un post di Chinaski, ma più lungo. Con meno cinismo, meno cattiveria, ma decisamente Chinaski.
E poi ha due o tre guizzi da antologia.
Tipo la descrizione dell’imbranato. O quella del sommelier improvvisato.
Pezzi bellissimi, che se avessi il libro a portata di mano, ve li citerei.
Ma il libro Ristorantopoli me l’ha rubato il fidanzato e non me lo ridà più.
Maledetto.

  1. e nella sezione “umoristica” non c’è, e nella sezione “società e cultura” non c’è, e nella sezione “grandi bloggers” non c’è []
  2. vi chiederete come faccio a vedere un sopracciglio finito sulla nuca. E’ che la signora è completamente calva. Il che forse spiega il perché del suo contagioso buonumore. In compenso, però, ha dei bellissimi baffetti. Rinfoltiti dall’altro sopracciglio che, preda di un moto simmetrico e contrario rispetto al primo, le è sceso sul labbro superiore, donandole quel piacevole aspetto da Hitler calva, o da Mussolini baffuto []
  3. che poi vi cercherà, testardo, la ricetta del fuà grà []
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Fatine

di maia, 20 gennaio 2010

Visto? se ascoltavi noi, invece di perder tempo dietro all’internet, a questo punto eri soddisfatta di te stessa.
La stanza in ordine, un fisico perfetto e nessuna figuraccia davanti ai tuoi alunni!
E invece no, invece hai voluto fare di testa sua e guardati adesso!

Il coretto è francamente insopportabile. E’ da ore che va avanti con questa lagna, non ce la faccio più.
Mi sfilo la ciabatta destra, quella con il tricheco ricamato sopra, e con perfetto movimento rotatorio del polso, la scaglio contro le tre megere, spiaccicandole al muro, in uno sfarfallio di lucine colorate.
Finalmente tacciono.
Mi potrò godere qualche minuto di pace.
Speriamo solo la ciabatta non si sia sporcata.
Mi rimetto placidamente distesa a fissare il soffitto.

Flashback
Domenica sera, luogo, la mia stanza da letto.

E l’armadio? Non si era detto che la domenica sistemarvi l’armadio? se ne esce, lamentosa, una delle mie tre vocine interiori1 E’ vero, vocina verde2, avevo promesso che avrei risistemato l’armadio, ma tanto poi la mattina, quando mi vesto, l’armadio lo ributto completamente all’aria, no? E quindi perché farsi venire mal di schiena inutilmente?
E la cyclette? Non dovevi farti almeno venticinque chilometri di cyclette? interviene, querula, la seconda vocina. E’ vero, vocina rossa, ma tanto oggi è domenica e ci sarà un sacco di cose da mangiare, compreso il dolce. E tutto quello che avrei bruciato facendo la cyclette lo avrei poi regolarmente ripreso, con gli interessi. Quindi perché farsi venire i crampi alle gambe inutilmente?
E il corso? tuona, imperiosa, la terza vocina. Avevi promesso che avresti ripassato per il corso!
Ma tanto son vecchia, cara vocina blu. Lo sai. Tutto quello che studio mi sguscia fuori dal cervello esattamente cinque minuti dopo avercelo inserito. E si ripresenta fuori intatto, esattamente come l’ho introdotto. Senza lasciarsi dietro la benché minima briciolina di sapere. E quindi perché farsi venire il mal di testa per niente?
Spiaccicate con una cuscinata ben assestata le vocine sul soffitto, mi son stravaccata sul letto, pieno di vestiti, una scatola di cioccolatini a portata di mano, e mi son rimessa a fare quello che preferisco. Fissare gli accessi al mio blog.

fine Flashback

Un sospetto sfarfallio mi getta nell’angoscia, le tre erinni si son già ricomposte.
Forse non hanno nemmeno tutti i torti, penso, mentre provo a prenderle a martellate. Ma le maledette son velocissime e tutto quello che ottengo è ridurre la parete come una gruviera.
Forse dovrei smetterla di buttare il mio tempo così. Se mi dedicassi seriamente al riordino dell’armadio, magari la mattina riuscirei a trovare subito i vestiti, senza tirar giù tutti i santi del paradiso. E quando li trovassi, non sarebbero irrimediabilmente spiegazzati
Ah, indossare vestiti belli stirati, penso, mentre la fiamma dell’accendino con cui inseguo le vocine sta incendiando le mensole della libreria.
E che dire del mio fisico.
Ah, se riuscissi ad essere costante nell’esercizio, magari riuscirei a ritornare in forma come un annetto fa. Ma che dico, come quando ero diciottenne! Che ci vuole? Basta convinzione e perseveranza!
Intanto il fuoco si è propagato per tutta la stanza e sta attaccando il parquet. Le vocine squittiscono, impazzite.
Chiudo porta e finestra, non sia mai che i miei si accorgano del casino che ho combinato.
Comincio a tossire e a lacrimare. Mi sento stranamente stanca.
Dio, che caldo! Mai quanto ne ho provato ieri durante il corso, quando i miei alunni mi han bombardato di domande alle quali non sapevo come rispondere. Ah, se avessi ripassato, invece di guardare quanti lettori si erano iscritti ai miei feed! penso, mentre mi accascio sul letto.
Riposo, mi serve un poco di riposo.
E aiuto. Forse è meglio se chiamo qualcuno, che questa stanza si è trasformata in una fornace e quasi non respiro più.
Do solo un’ultima occhiata al monit… Santo cielo! Ho ricevuto un like da deathfast! E Vegan mi riempie di complimenti!
Prendo il macchino in mano e inizio a chattare.

  1. sì, io ho TRE vocine interiori. Lo so, lo so, chiunque altro ha solo UNA voce interiore che lo rimprovera. O che gli dice di uccidere la gente. Chiunque altro mentalmente sano, intendo. Ma io, non so perché, ne ho tre []
  2. la mia vocina numero uno è decisamente una vocina verde []

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