And the winner is…
Devo dire che non me lo aspettavo.
Non mi aspettavo che ci fosse giustizia a questo mondo, intendo, perché che questo riconoscimento mi spettasse è fuor di dubbio!
Dio, sono così emozionata… che quasi mi mancano le parole!
Quasi.
Innanzi tutto i ringraziamenti.
Ringrazio i miei genitori per avermi fatta così.
Poi le mie sorelle, che nonostante le apparenze mi vogliono tanto bene. Lo dimostrano i graziosi nomignoli “mucca pazza” e “vecchia rimbambita” con i quali mi vezzeggiano in continuazione.
Poi la mia famiglia tutta, senza la quale oltre la metà di questi post non esisterebbe.
E i miei amici, che mi son stati vicini nel momento del bisogno. Grazie davvero a entrambi.
E grazie anche a tutte le persone strambe che ho incontrato in questi anni, fonte continua di ispirazione.
E grazie a tutti i miei fan, il vostro calore mi coccola e mi spinge a dare sempre il meglio.
E grazie, naturalmente, a baxx che ha nominato il mio blog con la motivazione: “Perché è un posticino pulito, illuminato bene e che lei ha buon gusto, nessuno lo può negar”.
Grazie di cuore. Questo premio lo voglio dividere con tutti voi.
E cosa farai adesso che sei famosa, mi chiederete.
Mah, vi dirò, per prima cosa credo proprio mi farò un’operazione. Ma non una di quelle banali, da vippettini della tv. Di nasi, tette e culi rifatti è pieno il mondo.
Così ho deciso di rifarmi una spalla.
E che te ne fai di una spalla rifatta, mi chiederete.
Mah, con una spalla rifatta si possono fare un mucchio di cose.
Tipo indossare quegli abiti con una spalla di fuori e una coperta.
Senza contare il fatto che per lungo tempo girerò con il tutore e così anche i brutti vecchiacci incarogniti saranno costretti a cedermi il posto sul bus!
Progetti per il futuro, mi chiederete.
Mah, direi pace e fame nel mondo, bimbi, animali, buco nell’ozono, ambiente… Insomma, i soliti.
Poi un film sulla mia vita interamente girato a Zollywood, la nuova Hollywood in Zambia, molto chic, molto trendy, molto new, ché già Bollywood mi sa di stravisto.
Penso che chiamerò Coppola alla regia, i Coen alla sceneggiatura e uno fra Angelina Jolie, Jessica Alba o Alan Alda a interpretare la mia parte.
Detto questo, mi pare non rimanga altro che fare le mie nomination.
Ci ho pensato a lungo, queste son cose di una certa importanza.
Anche perché un premio del genere ha senso se ad essere premiato è un blog che riveste un significato speciale per chi fa parte della giuria (ovvero me).
Quindi spero non se ne avrà a male l’amico edo, o antonio, o il Cavaliere Stacchia, o francesco, o i ragazzi di tor, o tutti gli altri “tenutari” i cui blog io adoro e leggo regolarmente. Né si arrabbieranno i “colleghi” di Cabaret Bisanzio. Citare un blog per cui scrivo mi parrebbe quanto meno fuori luogo.
Voglio nominare colui che mi ha introdotta nel meraviglioso mondo dei blog.
Prima non ne avevo mai letti.
Un bel pomeriggio d’estate, immobilizzata in casa, non sapevo che fare e ci son capitata per caso. Ho iniziato a leggere e non mi son più staccata.
Mi ha fatto ridere fino alle lacrime, e questa è la cosa più bella che possa capitare in un caldo pomeriggio d’estate, quando si è immobilizzati in casa e non si sa che fare.
Tranne che scambiarsi effusioni col proprio compagno, ovvio. Ma di compagni a portata di mano non ne avevo, quindi non ringrazierò mai abbastanza Sauro e il suo Piccolo blues per lo spasso che mi ha regalato e che (quasi) ogni giorno ci regala.
Ricorda Sauro.
Se son qui è tutta colpa tua!
La fine è nota
Vi è mai capitato di innamorarvi di un libro per il suo titolo?
Di desiderarlo, di concupirlo violentemente solo per quello?
A me è capitato con “La fine è nota”.
Quelle parole mi si erano conficcate in testa e mi tormentavano da tempo.
Non ricordo più se le avevo lette in una recensione, se ne avessi sentito parlare in un altro libro o se semplicemente avessi visto un film che si chiamava allo stesso modo.
Fatto sta che io dovevo procurarmi il romanzo intitolato “La fine è nota”. E poi possederlo.
Così l’altro giorno, passando per la graziosa via centrale di una graziosa cittadina toscana, presa da questo desiderio malsano, mi avventai addosso alla commessa, e le chiesi, agitata:
“che per caso c’ha quel libro che si intitola come un film che forse ho visto e che forse è citato in un libro di uno scrittore che mi piace tanto?”
La ragazza non sembrava molto sveglia, e infatti rimase a guardarmi a bocca aperta.
Riprovai, sillabando lentamente e adeguando la calata. In fondo eravamo pur sempre a Pisa e si sa quanto questi della costa ci tengano alla propria autonomia linguistica.
“Scu-si. Chepper caso c’ha queillibro che s’intitola come quer firme… aveva a’ esse’ vecchio… che forze vidi… o che forze gliè citato dentro un’artro libro che leggetti e che mi garbò di morto?
Lei zitta, come statua di sale, con gli occhi strabuzzati.
Uhm… forse avevo sbagliato calata e mi ero data al pratese. Ma porca miseria, i pisani odiano i pratesi! I pisani odiano tutti!
Dovevo assolutamente procurarmi un interprete.
Per fortuna avevo un pisano a portata di mano.
“Senti, Sandro, che glielo chiedi te per favore?”
“Cheppalle! Che voi?”
“Quel libro…”
“O’qquale?”
“Quello… come si chiama… quello che inizia con uno morto e poi si deve capire perché è morto… dai, come si chiama… quello… che forse ci hanno fatto un film… ah! La fine…”
“… è nota!” sento alle mie spalle.
Mi volto. Un omino losco si stava rivolgendo alla mia commessa.
E lei gli sorrideva.
E gli dava il libro! Il mio libro!
Ladro di libri che non sei altro!
Ladro di desideri altrui!
Faccio per avventarmi sul villico, quando l’interprete mi acchiappa per la collottola e mi trascina verso la commessa.
“Che ce n’ha un altro?”
“No, era l’ultimo”
“Come l’ultimo?”
“Mi spiace…”
Ma guarda… la finta tonta capiva benissimo l’italiano! Evidentemente si era messa d’accordo con l’omino losco! Aveva fatto finta di non capire… e poi, appena avevo nominato il libro, zac! Glielo aveva dato a lui!
Provo a inseguire il complice, ma ormai si era dileguato.
Ah, se l’interprete non mi avesse bloccata…
Un momento! Vuoi vedere che pure lui faceva parte della banda?
Eccerto, perché mi avrebbe fermata altrimenti?
“Ahi Pisa, vituperio de le genti del bel paese là dove ‘l sì suona! Quanto è vero!” dico, mentre prendo il primo treno che mi avrebbe riportato alla civiltà.
Appena messo piede a Firenze, corro di volata alla mia solita libreria e ci entro urlando “LA FINE È NOTA! LA FINE È NOTA! LA FINE È NOTA!”, buttando a terra tutto lo scaffale di libri per bambini.
Mi vengono date tre copie del prezioso romanzo, che pago, insieme a dieci Harry Potter, due libri coi disegnini che si muovono, quattro col carillon e dodici da colorare.
Tornata a casa coloro un po’ di libri, gioco col libro della gru (che si muove davvero!), poi mi metto a leggere.
Sciascia! Ecco chi me ne aveva parlato!
Lui ne è entusiasta.
Certo, come giallo è strano.
Praticamente parte dalla fine, da un uomo che muore. Forse è un suicidio. E noi si passa tutto il tempo a cercare di capirne il motivo.
È un libro di quelli piccini della Sellerio, solo 245 pagine, che volano via in un soffio.
Perché è un libro incredibilmente vivo.
Anche se è polveroso, irrimediabilmente legato a un tempo lontano e a un’america che vicina non ci è mai stata, se non sul grande schermo. Quella della bella società newyorkese, gaia e superficiale. Quella melanconica della società rurale, dell’immobilità, degli spazi immensi. Quella povera e dura degli anni intorno alla seconda guerra mondiale. Quella che si muove e sogna al suono di grandi orchestre swing, che fa tanto film degli anni d’oro di Hollywood.
Anche se un lettore appena attento scopre immediatamente il gioco.
Eppure si lascia giocare.
Si rilassa al ritmo di quello swing, si fa trascinare da un capo all’altro di quell’america ingenua ed entusiasta, in cui tutto sembra possibile.
In cui la gioia di vivere diventa crudele.
In cui la crudeltà si veste di grazia.
E in cui la grazia l’ha sempre vinta.
È un libro adorabile.
Leggetelo. Se non ve lo rubano prima.
Perché no?
Non capisco davvero tutto il putiferio mediatico che si è sollevato intorno alla proposta dell’assessore alla cultura della regione toscana.
Proposta assolutamente ragionevole e ben pensata.
Perché, si chiedeva Cocchi, non spostiamo il David di Michelangelo nella nascitura Città della Musica? Così facendo si otterrebbero due risultati: alleggerire dal “traffico dei turisti” le strade del centro cittadino e dare lustro alla nuova struttura che sta per essere ultimata in una zona in forte crescita della città.
Ora, chiunque viva in una città di grande interesse storico-artistico, e in Italia non mancano certo, sa bene quanto sia fastidiosa la piaga del turista-pedone.
Egli viaggia solitamente con schieramento a testuggine, impossibile da fendere, quanto difficilissimo da aggirare nelle famigerate stradine strette dei nostri centri storici, così da rendere impossibile la viabilità pedonale agli onesti cittadini residenti, che ormai hanno imparato a smoccolare in multilingue.
Perchè permettere che le gloriose Via degli Alfani o Via Ricasoli siano interamente occupate da queste orde di incivili?
Perché non trasferire le stesse file sui viali di grande scorrimento cittadino, con il non secondario vantaggio di poter sfruttare il visitatore forestiero come simpatico bersaglio mobile per gli automobilisti innervositi dal traffico delle ore di punta?
E che è questa fissazione che il David debba per forza rimanere nella vecchia Galleria dell’Accademia? Che due passi, un po’ di aria nuova non gli farebbero bene? Che un po’ di mondanità non se la merita?
Dice: si sciupa… E basta con questi allarmismi! Siete noiosi.
Dice: è un’opera d’arte, dovrebbe stare in un contesto adeguato, meglio se pensato apposta per lui… E che, la città della musica non va bene? Ma pensate cosa non deve essere vederselo vicino al bookshop del Maggio Fiorentino, sai quanti gadget in più farebbe vendere?
La verità è che l’arte fine a se stessa è inutile e pure un poco supponente. L’arte deve produrre entrate. È per questo che è stata inventata, o no?
E quindi, caro Cocchi, non solo io appoggio la tua moratoria (se la chiamavi così, secondo me riscuotevi maggior successo), ma rilancio.
A Firenze Sud nasce un nuovo centro sportivo? Mettiamoci la Venere che sorge dalle acque all’entrata delle piscine!
Si sta costruendo il nuovo stadio a Firenze Nord? E noi ci si mette la battaglia di san Romano!
E poi ai campini delle giovanili una bella Primavera, alla nuova Enoteca Pinchietti un bel Bacco, al nuovo reparto di ginecologia di Careggi una bella Annunciazione, al nuovo Pitti Donna una bella Incoronazione della Vergine…
E qui smetto per non annoiare, ma avete idea di quante soluzioni si possono trovare?
Così, oltre a sparpagliare i turisti ai quattro canti della città, si possono anche liberare i musei da tutti quei doppioni che li intasano. Di dipinti, in fondo ne basta uno per tema. Che senso ha conservare una ventina di annunciazioni, una trentina di adorazioni, una cinquantina di incoronazioni?
Per lo stesso motivo, proporrei di spostare il doppione dal David a Roma. Noi ci si tiene quello di Michelangelo e quello di Donatello lo si regala direttamente a Cinecittà.
Amore 2.0
E così alla fine ci siamo.
Dopo mesi passati a scriverci. A leggerci. A raccontarci per mail.
Dopo mesi spesi a parlarci. Ad ascoltarci. A confessarci per telefono.
Dopo mesi consumati nello spiare le rispettive eccitazioni a chilometri di distanza e ad ascoltare i nostri respiri farsi via via più affannosi (che strana voce roca che ti viene, amore. Sembri quasi uno di quei maniaci da telefilm americano).
Dopo mesi bruciati a fantasticare sulle tue foto… a sognare quelle dolci labbra poggiate sul mio collo, sulla mia pelle e quegli occhi intensi nei quali perdermi…
Ecco, adesso potrò finalmente incontrarti di persona, dolce amore.
Più veloce, devo correre più veloce, il treno sta entrando in stazione. Eccolo, lo vedo! Accidenti a me, perché arrivo sempre all’ultimo? E perché avrò messo tacchi così scomodi? Maledizione! Senti come mi cola il sudore sulla nuca! E sulla fronte! Cristo santo, il fondotinta si starà sciogliendo! No, il trucco che cola no, non ora! E i capelli! Mioddio, no, i capelli si staranno afflosciando! Devo darmi una controllatina senza farmene accorgere. Lì dietro! Mi nascondo fra il cartellone degli orari e quel gruppo di cinesi. Cavolo! Son troppo bassi! Mai un tedesco quando serve! Al diavolo, troppo tardi per cercarne qualcuno.
C’è! Il trucco c’è tutto! Bene. Il ciuffo si è sgonfiato, ma pace. E il sudore… beh, ma quello è il bollore che mi metti nelle vene, tesoro. Perfetto! Tutto a posto, posso andare.
Giusto in tempo, il treno si sta fermando. Carrozza sette, ha detto.
Eccola.
Uhm… ma quando scende?
Dove sei, tesoro?
Questo no, è vecchio. Questo no, è grasso. Questo no, peccato…
Eccolo! È lui! Che caro, fuma una sigaretta fingendo nonchalance, eppure anche lui, chissà com’è agitato dentro. Ecco, mi ha vista! Toh, beccati sto’ sorriso. Ti piace, eh, mi sorridi…
Mi avvicino, con passo danzante. Ti volti verso di me. Dio, sento le palpitazioni. La gente che passa di corsa sulla banchina ti nasconde a tratti alla mia vista. Dal vivo, sotto questa luce obliqua sei anche più bello, sai. Ti facevo giusto un poco più magro, ma sei bello. Decisamente bello. Che buffa sensazione. Conosco a memoria ogni tuo tratto, eppure sei come uno sconosciuto per me. Una famiglia si mette in mezzo coi bagagli. Americani, di sicuro. Che stupidi! Una signora ci guarda. Povera vecchia. La sua vita è finita, non ha altra soddisfazione che spiare quella altrui. Un ragazzino alle tue spalle si guarda intorno smarrito. Ma ora ci sei tu davanti a me. E tutto il resto… tutto il resto non conta. Tutto il resto non esiste. Siamo io e te. Uno di fronte all’altra. Finalmente. Non una parola. Solo un lunghissimo sguardo. Intenso. Il tuo è vagamente sorpreso. Beh, ho cambiato colore ai capelli, non te lo aspettavi, eh? Fai per dire qualcosa, ti metto un dito sulla bocca. Non sciupare il momento. Tesoro… finalmente… finalmente… non resisto più, mi avvicino, accosto le labbra alle tue. Hai una leggera esitazione, ma poi mi baci. Dio, se mi baci! Amore! Sei travolgente. Sei unico. Sei… sei… eccitato! Che impeto! Che lingua! E che mani! Ehi, non ti sembra di esagerare? Va bene che abbiamo parlato per mesi di questo momento, ma insomma, siamo pur sempre in mezzo alla stazione! Eddai, sotto la gonna no, da bravo. Uhm… senti come mi preme contro il suo corpo, così energico, così virile… La vecchia ci starà fissando, sicuro. E il giovanotto goffo… ehi, sembra sbigottito. Beh, che ha, non ha mai visto due innamorati baciarsi?
Annunciano il treno in partenza. Ci stacchiamo a fatica.
Ti guardo, trasognata, mentre risali a bordo. Un sorriso soddisfatto.
È stato tutto così veloce. E non una parola. Certo, è più romantico così.
Ti saluto, ma non mi consideri.
Capisco, il dolore del distacco.
Il giovanotto seccherello si avvicina con aria offesa, mi tira addosso una scatola di cioccolatini e risale pure lui.
Dico, ma che gli prende?
Che strano, a pensarci bene, ha un viso vagamente familiare…
Vabbè, il mondo è pieno di matti.
Le porte si chiudono.
Addio, amore, è stato bellissimo.
Cerco di scorgerti nel vagone, ma non ti vedo. Di sicuro starai pensando alle dolci parole da scrivermi.
Non vedo l’ora di aprire la posta!
Ultime dalla tv
Dopo l’enorme successo riscosso da “Batti le bionde”, su italia uno si apprestano a lanciare altri quiz con lo stesso intento di smontare vieti luoghi comuni.
Sono già pronte le puntate pilota di “Donna nana tutta tana” e “Donna al volante pericolo costante”.
A seguito delle proteste del conduttore cui verrà affidato l’intero blocco delle trasmissioni, gli autori si son visti invece costretti ad abbandonare l’idea del rivoluzionario “Tira più un pelo di fica…”.
“Qui si stava francamente trascendendo” dichiara indignato Papi in conferenza stampa “è vero che in tv ormai se ne vedono di tutti i colori, ma un carro di buoi è veramente troppo!”
La vita è meravigliosa
Il mio problema è che guardo troppi film.
E ne rimango terribilmente impressionata.
Come quella volta dopo matrix, quando cercavo ovunque la pillolina blu che mi avrebbe fatto risvegliare tranquillamente nel mio letto. Alla fine l’ho trovata. E mi sono risvegliata nella tana del bianconiglio.
O quella volta dopo jfk, quando sperimentavo la teoria del proiettile impazzito dalle finestre di casa.
Ma nessun film, e ripeto nessuno, è pericoloso quanto “la vita è meravigliosa”.
Ricordo quando lo facevano ogni anno in tv. Non appena le case andavano riempiendosi di alberi di natale e panettoni, lui zac! Si presentava in tutto il suo abbagliante bianco e nero.
Odiavo quel film, mi faceva piangere sempre. Mia mamma, inflessibile, ci obbligava a guardarlo. Lei adorava quel film. La faceva piangere sempre.
Ma da un po’ di anni non lo trasmettono più. Non sulle reti principali, almeno. Ogni tanto lo si vede sbucare su qualche canale locale.
Quest’anno, per esempio, era su tv-quartiere 5. Non lo si poteva guardare. La pellicola saltellante, l’audio fuori sincrono. Una pena. E sono stata assalita da un’ondata di nostalgia. In fondo mamma è tanto che non piange più come si deve. Frignucola ogni tanto, ma si vede che non lo fa con vera soddisfazione.
Così sono andata di nascosto in videoteca (in epoca emuliana è diventata pratica inconfessabile) e l’ho visto.
Tutto solo nel reparto Frank Capra. Tutti gli altri erano stati comprati, tutti gli “Accadde una notte”, i “Meet John Doe”, gli “Arsenico e vecchi merletti”… solo lui era rimasto lì. Avrei dovuto capire che non era una buona idea.
E invece l’ho preso.
A casa, tutti erano impazziti dietro il cenone di natale. Non ho provato nemmeno ad offrire il mio aiuto. Da quando ho visto ratatouille mi è proibito l’accesso in cucina.
Mi sono rinchiusa nella cameretta e ho inserito il dvd nel lettore.
Dopo due secondi ero irritata dalla saccenteria di quell’operetta morale, annegata sotto strati e strati di melassa.
Dopo quattro innaffiavo il parquet delle mie calde lacrime.
Santo cielo, mi dicevo, ognuno di noi è importante, ma che dico, fondamentale nella vita altrui! E ognuno è artefice del proprio destino! Se solo lo voglio, posso riuscire in tutto. Voglio fare miss universo? Basta volerlo! Voglio diventare campionessa del mondo di qualunque cosa? Basta volerlo! Voglio diventare miliardaria? Basta volerlo!
Basta mettersi in bilico su un ponte la notte di natale e minacciare di buttarsi di sotto ed ecco che l’angelo di seconda classe comparirà al mio fianco e mi indicherà la strada!
Aspetto trepidante l’avvicinarsi della mezzanotte. Appena mi accorgo che tutti i familiari sono in preda ai fumi dell’alcol e cominciano a cantare novene pasquali, sgattaiolo fuori di casa e mi avvio verso Pont sur Mugnon.
L’avevo scelto con cura.
Doveva essere un ponte abbastanza bello, con eleganza e dignità di ponte da (pseudo)tentato suicidio.
Ma non doveva essere troppo centrale o frequentato, altrimenti correvo il rischio che qualche benintenzionato di passaggio si mettesse in testa di “salvarmi” prima dell’arrivo del mio Clarence.
Pont sur Mugnon è perfetto per questo. Solido, sobrio e isolato.
Mi inerpico sul mezzo metro e passa della spalletta e comincio a guardare verso l’alto.
Niente.
Porta pazienza, mi dico, Clarence e i suoi in fondo operano in america, per quanto angeli, ci vorrà pure del tempo per arrivare sin qua.
Dopo qualche ora comincio a spazientirmi.
“ehi, lassù, mi vedete? Io son qui, sul ponte. Sfiduciata nella vita, nelle mie capacità, ecc ecc. e sto per buttarmi. Capito? IO STO PER BUTTARMI!”
Niente.
“Allora? Siete sordi? IO MI BUTTO, EH”
Niente.
Vabbè, è la notte di natale, magari adesso sono impegnati. Tanto io non ho fretta. A casa sono tutti ubriachi e comunque c’è cibo in abbondanza, almeno fino al ventisette non si accorgeranno nemmeno della mia assenza.
Posso aspettare.
Però fa freddo…
Magari se saltello un po’ mi riscaldo.
Certo, se nevicasse sarebbe meglio. Sarebbe più romantico. Vuoi mettere con questa pioggerellina? E questo ghiacc…
Per fortuna il ponte che avevo scelto non era troppo alto.
Ho qualche costola dolorante e una gamba ingessata, ma in fondo non me la passo niente male.
È vero, è una seccatura rimanere immobilizzati su una sedia a rotelle, però almeno adesso sono al centro dell’attenzione. I dottori hanno detto che devo starmene calma e in assoluto riposo per qualche tempo e i miei mi vezzeggiano premurosamente. Mi hanno addirittura regalato un film!
Ehi, è Hitchcock! Io adoro Hitchcock!
E “la finestra sul cortile” non l’ho mai visto!
Finalmente, trasloco!
E così alla fine mi sono decisa.
È vero, non tutti i post sono stati travasati, ma confido nell’opera di edo, che, per fortuna ci si diverte con questi giochetti infernali, e nel prezioso aiuto di dario perché tutto sia sistemato al più presto.
Intanto non posso continuare a postare in due luoghi diversi, la cosa comincia a confondere anche a me.
Quindi ho deciso di farlo solo qui
Non nascondo che splinder un poco mi mancherà. Nonostante tutti i guai che causa, a suo modo è stato prezioso.
Mi ha fatto conoscere persone interessanti.
Ed è stato un valido “osservatorio” sui “tipi da google” e sulla società italiana tutta.
Ho scoperto che ci sono tanti amanti dell’arte che cercano “la primavera di botticelli” o “amore e psiche”. E gli amanti della scienza, i più numerosi in assoluto, che da me hanno cercato la “visita medica” in tutte le sue declinazioni possibili (“visita medica completamente nuda”, “seno nudo alla visita medica” “spogliarsi tutto nudo per la visita medica strana” e così via). Una nota a margine spetta all’unico che ha cercato “visita medica della zia nuda” che introduce uno dei temi molto cari ai miei lettori: il calore familiare. Non sono pochi quelli che cercano “moglie guardona”, “zia guardona”, “sorella guardona porca”. Senza contare i commoventi “porno gratis nonne” e “foto culo settantenni” che dimostrano quanto sia falso il luogo comune secondo cui gli anziani non interessano più nessuno. Anche perché ormai questo è diventato un paese di soli anziani. E infatti la seconda chiave di ricerca è “cosa dire a amico/collega che va in pensione”.
Mi lascia un poco perplessa “sfondi pensione”. Inizialmente ho pensato ad un refuso, ma poi ho notato quanti “sfondi tette” ci siano e, si sa, i gusti son gusti. Tipo quello che, orgogliosamente ribadisce “io preferisco la vacca”. Anche se in alcuni casi francamente si trascende. Cercare “tette di laura pausini” o “mila spicola nuda” è davvero troppo! E qualcosa da ridire avrei anche su “avventure di incontinenza”.
Molto interessante dovevano essere invece “cosa rivela del carattere l’ombellico” e “lezioni su come un sopracciglio solo”, tanto è vero che mi son messa a cercarli io stessa.
Rassicuro l’amico che cerca “vale sempre la regola del chi rompe paga?” che ormai di regole non ce ne sono più. Chiedilo pure a chi è capitato che “durante la visita medica del lavoro mi mette un dito in culo” (sic).
È curioso notare come, a seconda della provenienza, le stesse cose si cerchino in modo diverso. Se nella capitale cercano principalmente “abbassati gli slip” e in Liguria son molto richiesti “filmatini gratis di puttane” e “video porno senza pagare”, in Piemonte cercano “fighetta deliziosa” e “la fighetta della donna super dotata” (piemontese falso e cortese? E come diamine sarà fatta la fighetta della donna super dotata?).
Mi intenerisco, infine, leggendo “frasi incoraggianti x gara di nuoto”. Mi riporta alla mente quando ero bambina. E mio padre, mio primo allenatore, mi gridava amorevolmente: “cogliona, che stai facendo?! Ritmo, respiro, virata! Testa, spalle, sgambata! E chiudi quella cazzo di sgambata!
Incapace!”
Ahhh, i bei vecchi tempi…
Ma, bando ai sentimentalismi.
Piuttosto, ringraziando di tutto cuore il padrone dello stabile che gentilmente mi ospita, do un caloroso benvenuto nella mia nuova casa.
Devo ancora finire di arredarla, ma è comoda e accogliente.
Spero vi piaccia (anche perché altrimenti il GraNfico mi si mette a piangere…)
AGGIORNAMENTO:
i post ora ci sono tutti.
Non posso crederci, per me si è trattato di magia.
Comunque tutto questo non sarebbe stato possibile senza fullo. E l’enorme pazienza di Ted.
Grazie a tutti.
La febbre del sabato sera
ovvero, fenomenologia della seratina fra amiche.
La famigerata uscita del sabato sera fra sole donne è un fenomeno molto studiato dalla sociologia contemporanea.
Dagli sciami di ragazzine eccitate, troppo truccate e troppo poco vestite, che si raggrumano davanti alle discoteche. Alle mandrie di anziane signore fameliche, troppo truccate e troppo leopardate che si assiepano davanti ai ristoranti, ogni fascia di età riserva mirabili spunti a chi le osserva con attenzione.
Qui ci occuperemo delle trentenni in libera uscita.
La fascia delle trentenni è la più varia. Una zona intermedia in cui la maggior parte degli esemplari si è già costruita una famiglia, ma in cui gli esemplari single non vengono considerati ancora socialmente troppo vecchi per essere giudicati patetici casi senza speranza.
In gruppi di femmine di questo genere, le serate del sabato sera si svolgono sempre più o meno seguendo una scaletta molto rigida.
I luoghi scelti per trascorrere la serata sono l’unico elemento non codificato, potendo variare anche sensibilmente a seconda dei gusti personali e del grado di accettazione del passare del tempo.
Si vedono, dunque, gruppetti di trentenni che affollano le stesse discoteche frequentate da quindicenni (che poi sono quelli che finiscono la serata col più alto tasso di depressione), come gruppetti che affollano le sale dei cinema, dei ristoranti o dei pub.
Indipendentemente dal luogo prescelto, però, l’evoluzione della serata è sempre lo stesso.
Il ritrovo
Gli elementi felicemente sposati e con figliolanza, si presentano in leggero anticipo all’appuntamento, impazienti di godersi quella che chiamano l’ora d’aria.
Le single, che mai hanno abbandonato le buone vecchie abitudini giovanili, si presentano con il canonico quarto d’ora di ritardo.
Ogni arrivo è salutato da imponenti schiamazzi, che pare abbiano la funzione di riconoscere coloro che via via vi si aggiungono come legittimi membri del gruppo.
Il primo tempo
La prima parte della serata è sempre dedicata all’aggiornamento sulle rispettive vicissitudini. La parte del leone in questa fase è senza dubbio delle sposate con prole, che si impossessano della conversazione e la dirigono immancabilmente sulle gioie familiari. Sulle innumerevoli soddisfazioni che riservano i pargoli, i loro mirabili progressi nel campo della deambulazione, della proprietà di linguaggio, della minzione e defecazione.
In questa fase le coniugate non ancora riprodottesi possono inserire qualche osservazione di ammirata invidia.
Le non sposate usano annuire in silenzio o, al massimo, proferire ogni tanto qualche verso gutturale di meraviglia e di approvazione.
Le amabili chiacchiere vengono abbondantemente irrorate con bevande varie. Usualmente cocktail analcolici per le madri, cocktail alla moda per le sposate semplici e boccali di americani o whiskey liscio per le single.
Il secondo tempo
Dopo qualche ora di scoppiettante conversazione, e dopo che le madri si son convertite agli alcolici, il discorso si sposta malinconicamente sui ricordi di gioventù. Che a quell’ora sembra incredibilmente lontana. A farla da padrone son sempre le sposate, semplici o riprodotte, che rimpiangono giorni felici in cui potevano fare tutto quello che volevano, quando volevano, senza l’insopportabile peso dei bimbi al seguito, figli o mariti che siano.
L’attenzione si sposta progressivamente sulle single, che avvertono avvicinarsi il proprio momento e, generosamente, passano le proprie bibite alle felicemente affamigliate.
Partono narrazioni di incredibili avventure amorose, gesti romantici di corteggiatori irriducibili, atleticissimi incontri sessuali orgiastici che le sposate ascoltano con le lacrime agli occhi.
Quando l’esemplare più debole del gruppo crolla dando una testata sul tavolo, si realizza che è ora di tornare a casa.
Il terzo tempo
Si organizzano, con gran difficoltà, le macchine per il rientro.
Alla fine, dopo aver schiamazzato abbondantemente ed aver cantato a squarciagola quelli che sono evidentemente canti di saluto, tutte riescono a montare più o meno compostamente nelle automobili assegnate. Si muovono in carovana, superandosi e clacsonandosi a vicenda e urlandosi parole incomprensibili da un finestrino all’altro.
La prima tappa è sotto casa della single. Quelle ancora sveglie e in possesso delle proprie facoltà motorie scendono per salutarla di nuovo calorosamente e, ammiccando, le gridano in un orecchio: tanto lo sappiamo che ora ti cambi ed esci di nuovo con, quanti, tre uomini?
Beata te!
La single si schermisce ridacchiando.
Le altre se ne vanno, rumorosamente, come sono arrivate.
La single guarda l’ora.
Caspita! già le nove e mezzo! Meglio andare a letto, che domani mattina mi aspetta il corso di yoga in videocassetta!
annunciazione annunciazione
dietro pressanti inviti che mi piovono da più parti, vi comunico finalmente che STO PER CAMBIARE CASA.
Lasciare questo baraccone lento e arrugginito non è così facile. Nonostante tutte le imprecazioni che mi fa uscire ogni volta che si blocca o mi cancella sul più bello i post più meravigliosissimi che la mia mente partorisce, io a splinder mi ci sono un poco affezionata.
E mi dispiacerebbe più di tutto perdere gli amici che mi ero fatta qui. Una piccola comunità, intima e raccolta.
Spero che gli splinderini di voi mi seguano anche nella mia nuova casa.
Di posto ce n’è per tutti.
Sarà più scomodo per voi, non avrete più gli aggiornamenti nella vostra casellina splinderiana, ma pur di leggermi un piccolo sforzo si potrà fare, o no?
Spero mi segua ancora cinas, dai commenti lapidari. E tenda, dai post rilassanti. E il Mago che aizza in me la bischeraggine più acuta (in qualche commento ai suoi post credo di aver detto anche una parolaccia!). E taniele, coi suoi nonsense. E aqua e cronomoto che sanno creare con poche parole mondi evocativi e incantati, dove mi piace perdermi. E baxx, compagno di musica e adorazioni waitsiane. E adrix e saulle e fass che si palesano poco ma che so che mi leggono. E il Cavaliere, col quale ho passato una notte indimenticabile, della quale però non ricordo niente. E tutti quelli che passano ogni tanto, a vedere se sono ancora viva. E tutti quelli di cui mi sono dimenticata, facendo una gaffe colossale.
A tutti gli altri, i non splinderiani, non dico niente. Per voi il passaggio a soloinsuperficie.com è addirittura più comodo. Ci avete meno lettere da digitare. Quindi poche storie!
Chi mi ama, mi segua.
E chi non mi segue, peste lo colga!
Allora tenetevi pronti, eh. E’ quasi tutto ultimato.
Devo solo capire come diavolo si fa a travasare i post (spero che si possa, io ce li voglio, a costo di copiarli a mano) da qui a lì e poi si parte.
Vi aspetto numerosi all’inaugurazione.
Portate da bere.
E anche qualcosa da mangiare, che è meglio.
ULTIM’ORA
(ovvero, come mettere il carro davanti ai buoi)
mi si fa notare che non esiste più un modo di trasferire i post da splinder a wordpress. Quindi tutto è rimandato. Ripeto, tutto è rimandato. Io i miei poveri postini mica li lascio qui da soli abbandonati! Poveri piccoli! Con tutta la fatica che ho fatto per dar loro vita e accudirli e crescerli. E vedere come si muovevano nel mondo. I primi passi, i primi vagiti…
No, non li posso abbandonare!
Mi spiace per la mobilitazione mancata (e per la figura barbina. Ma tanto ormai ci sono abituata).
Riponete lo spumante, mettete via dolci e salatini.
Oppure festeggiate fra voi. Alla salute del mio nuovo blog, tutto bello pronto, che non vedrà mai la luce…
attenzione attenzione
due annunci importantissimi per tutti i miei (otto) lettori.
Per prima cosa segnalo un’importante manifestazione per la Pace nel mondo.
Riporto dal corriere della sera:
Un orgasmo globale per la pace nel mondo
L’iniziativa è alla seconda edizione: l’appuntamento è per sabato 22 dicembre alle 7 del mattino
La Pace nel mondo è senza dubbio cosa importantissima, mica vorrete boicottarla!
Poi un’altra iniziativa umanitaria molto lodevole.
Un mio amico si è impegnato anima e corpo per salvare un mondo da sicura estinzione.
"Save the Cispollino, save the World". Questo il suo motto.
Aiutiamolo!
Andiamo, siamo pochi, ma possiamo fare molto.
Diamoci da fare!


