Verba (sed etiam ceffonis) volant

di maia, 13 Novembre 2007

Ovvero manuale di sopravvivenza II  

ALLEGATO I

Parole da NON dire nell’intimità.
(V.M. 33 anni. ATTENZIONE! puoi leggere questo allegato solo se hai più di 33 anni. Altrimenti DEVI leggere la versione bis che trovi più in alto)


Cari Giovani Donne e Giovani Uomini Moderni, questa raccomandazione è per tutti voi.
Perché le parole  hanno un valore.
E bisogna starci attentissimi.
Sempre.

Esempio pratico n. 1

Lei: sìììì, così… così… chiamami porca, daaaiiii…
Lui:sì! Porca!
Lei: sìììì… continua… di più…
Lui: sì! Sei proprio una gran porca! Puttana!
Lei: oh! Dio! Sìììì.
Lui: troia!
Lei: come troia?
Lui: zoccola?
Lei: ma sei uno stronzo!
Lui: ehm… vacca?
Lei: ma vaffanculo!


Esempio pratico n. 2

Lei: mmmhhhhh… mmmmhhhh…
Lui: ti piace, eh?
Lei: mmmhhhh…
lui: sì, mmmhhh anche io. Ma ti piace?
Lei: oh… io… ah! ah! mmmhhhhh…
Lui: sì, mmmhhh, ho capito, ma dì qualcosa!
Lei: non… non posso… lo sai che mi vergogno…
Lui: come ti vergogni! Ma se due minuti fa allo stadio cantavi cose che nemmeno gli scaricatori di porto! e al tuo uomo, in camera, niente?
Lei: amore sìììì, portami in cempions liiiig!

tapparella

di maia, 8 Novembre 2007

oggi posso poltrire fino a tardi.
oggi ho preso permesso e posso dormire fino alle nove-dieci.
oggi posso fregarmene del tempo che passa, delle scadenze, delle telefonate, e starmene comodamente sotto al piumone a rigirarmi, a farmi abbracciare dai miei dolci sogni…

oggi mi sono svegliata alle sette e dieci.
non alle sette. o alle sette e venti.
alle sette e dieci in punto.
come ogni giorno che dio manda in terra.
anche nel fine settimana.
anche dopo una notte di bagordi, quando avrei bisogno di sonno come Malgioglio ha bisogno del rimmel. magari col dolore assordante che mi spacca la testa, mi trafigge un occhio (solitamente il sinistro, vorrà dire qualcosa?), il rumore delle tempie che tambureggiano al ritmo del battito cardiaco…
niente, alle sette e dieci spaccate io apro gli occhi.
e penso.

guardo il sole che mi invade la camera, violento, prepotente. provo a richiudere gli occhi.
provo a riacchiappare quel sogno tanto bello che mi stava cullando appena prima di svegliarmi… ma niente. è andato. sgusciato via come un’anguilla.

accidenti a quella luce accecante…
provo a stringere gli occhi.
perfetto, ora vedo tutto rosso a pallini e il battito dalle tempie mi si è allargato fin sulle palpebre e fa la lotta con la lancia conficcata nell’occhio.

è snervante, è davvero snervante!
provo a rigirarmi nel letto.
devo dormire, devo!
dunque, contare pecore non mi è mai servito.
provo a cantarmi una ninnananna, ma sveglio mia sorella della camera accanto. che mi riempie di accidenti.
provo a pensare a cose belle, rilassanti…
dolci colline… un prato verde… alberi e uccellini… zanzare… lombrichi… bachi… scarafaggi…
meglio cambiare immagine.
il mare… le onde… io che nuoto… io che nuoto zoppa, per colpa della spalla… maledettissima spalla!

va bene, mi arrendo.
apro gli occhi e mi metto a fissare la finestra. è carina la mia finestra. si può vedere il cielo. perché la mia camera è in mansarda.
fisso l’azzurro intenso là sopra, intervallato da morbide nuvole bianche.
assomiglia un po’ al mio header.
guardo il sole che fa capolino, ammiccante. già a quest’ora mi accarezza coi suoi raggi caldi…
penso…
ma non è che non dormo perché mi si è rotta la tapparella?

vabbè, per consolarmi mi ascolto una delle canzoni più belle della storia dell’umanità.

de femminilbus trucchibus contra homines erectos (magis magisque raro)

di maia, 6 Novembre 2007

Ovvero manuale di sopravvivenza II

Visto il successo riscosso dal primo manualetto sull’arte della sopravvivenza e dall’argomento “cara ti amo”, ho deciso di proseguire nella mia opera divulgativa, aggiungendo un nuovo volume a quella che sarà una vera e propria enciclopedia sulle relazioni interpersonali fra gli esseri umani del terzo millennio.

Questa volta ci occupiamo dei trucchi che la Giovane Donna deve adottare per creare e far sopravvivere una seria relazione amorosa.

Non ci importa qui indagare se la voglia perché, nonostante tutto, il suo compagno le piace veramente, perché ormai si è arresa al fatto di essercisi affezionata, un po’ come al cane, o semplicemente perché terrorizzata all’idea di ritrovarsi nuovamente sola.
Noi partiamo dal presupposto di aiutare la Giovane Donna che voglia tenersi l’Uomo che si è procacciata.

E dunque, cara Giovane Donna del terzo millennio è a te che mi rivolgo.
Dì la verità, sei stufa della tua inutile autosufficienza? Sei stufa di ripetere (e ripeterti) che si sta meglio con se stesse, che è tanto bello autoanalizzarsi, autorealizzarsi, autoamarsi tutto il tempo? Su, confessalo che ciò che realmente vuoi è quello che denigri in pubblico! E che quando vai a casa dell’amica che “si è fatta incastrare, poverina. Ma guarda come si è ridotta a fare la schiava di quel rimbambito!” in realtà crepi di invidia.
Perché è questo che vuoi. Tu vuoi un Uomo, per amarlo e accudirlo. Finché morte (o corna) non vi separi.

Vederlo ogni giorno alla disperata ricerca dei calzini che lui stesso ha buttato sotto il letto, assistere alle sue scenate perché non sa dove stanno di casa le proprie mutande, ammirarlo, novello arlecchino, mentre si contempla allo specchio, smarrito, senza avere il coraggio di chiedere ancora una volta se quei pantaloni si accordano con quella camicia e quella giacca…
Oppure saperlo afflosciato in salotto, avvinghiato ad un telecomando che non usa, dal momento che piomba in catalessi nell’attimo stesso in cui il suo fondoschiena sfiora il morbido tessuto del sofà, mentre voi in cucina, stiranti, piangete guardandovi le registrazioni di centovetrine e elise di rivombrose e sognate Richard Gere in tenuta da marinaretto sul suo bel cavallo bianco che vi porta via da quel mondo triste di appretti con il manico…

Chi è che non vorrebbe tutto questo?
Ebbene, care amiche, voi lo avrete!

Ma per raggiungere tale obiettivo, bisogna innanzitutto convincere l’Uomo a farsi sposare. O quanto meno ad instaurare una felice e duratura convivenza.
Come fare?

Partiamo per gradi.

Ammesso e non concesso che voi Giovani Donne siate sopravvissute ad una delle tecniche di seduzione messe in atto dall’Uomo Conquistatore, adesso vi trovate davanti al difficile compito di trasformare l’insensatezza di una notte in una relazione stabile.
E il modo migliore per riuscirci è convincere il prescelto che la stabilità è l’ultima cosa che vi interessa.
Insomma, dovete fare le preziose.
Fargli intendere che se accettate di uscirci così spesso, è solo perché in fondo vi fa un po’ pena.
Attenzione, cercate di non essere troppo realistiche, altrimenti la preda potrebbe rimanerci male e non invitarvi più.
Tutto sta nel trovare la giusta miscelazione fra noncuranza e affettuosità. Fra indifferenza e sesso sfrenato.
A quel punto l’Uomo, che proprio non si capacita di come possiate essere immuni al suo fascino e che pure ha assaggiato e non può più fare a meno della vostra passionalità, è vostro.

Il difficile viene adesso.

Perché dopo due secondi due che vi si sarà dichiarato, l’uomo si sentirà oppresso, legato ad un cappio del quale non si era accorto e vi coinvolgerà in un estenuante minuetto, un sottile gioco di nervi, fatto di bugie, mezze verità e scuse incredibili.
Voi dovrete sopra ogni cosa mantenere la calma. Sempre e comunque.

Passiamo ad un esempio pratico.
Quante volte capiterà di trovarlo irreperibile fino alle tre-quattro di notte e a vostra domanda risponderà: ero fuori con un amico…

Bene, in questi casi non, e ripeto NON, partire con l’attacco frontale.
Sarebbe il modo perfetto per iniziare diatribe senza fine. E se non lo avete ancora sposato, non potete permettervele.

Respirate, contate fino a dieci, e poi provate ad imbastire un’amabile chiacchierata sul suo “amico”.
Se sarete abbastanza abili e apparentemente distaccate, già al secondo scambio di battute verrà fuori che l’amico è in realtà un’amica, ma di vecchissima data.
Di quelle con cui ci sono tanti ricordi in comune. Che certo che ci sono andato a letto insieme, ma era molti anni fa, prima di conoscerti, quando ero ancora un ragazzino. E ora non significa più niente per me, anzi… mi fa quasi effetto vedere come si è ridotta oggi… Certo, è vero, è la prima con cui ho fatto sesso, e la prima volta non si scorda mai, ma attrazione… zero!

Bene. In questi casi dovete mantenere assolutamente la massima padronanza di voi stesse, non cedere su nessun fronte, niente occhio lucido, niente flessione nella voce, nessuno sguardo assassino.
Voi siete tranquille.
Voi siete il simbolo dell’amabilità, della rilassatezza, della comprensione.

E quindi… avete parlato tutte quelle ore…

Certo! Avevamo tanti di quei ricordi da rispolverare… è stato bellissimo. Cioè, anche un po’ noioso. Molto noioso, a dire il vero.

Beh (con tono giocoso), se era noioso potevi tirar fuori una scusa e tornare a casa, no?

Sì, ma come si fa… insomma, ti fai prendere dalle chiacchiere… poi mi doveva parlare dei suoi amori disastrosi, mica potevo lasciarla lì, così…

Voi ridete, approvate, gli versate da bere, incoraggianti.

Te pensa che a un certo punto dall’autoradio è cominciata a uscire una musica…

Autoradio? Eravate in macchina?

Eh, sì, una macchina scomoda… che nemmeno i sedili si possono abbassare… ma dicevo della musica… una lagna… che io proprio non ce la facevo, mi buttava giù, mi ammosciava… nel senso che era veramente brutta, eh.

Certo, capisco… altro vino (birra/vodka/rum/martini/whisky/crodino)?

Oh, grazie. Ma cosa stavo dicendo… ecco… allora noi…

(qui è FONDAMENTALE il sorriso rassicurante, materno) Ma no, non voglio mica saperlo! Sono fatti vostri quello che vi siete detti. Solo per la prossima volta… ecco, se decidi di uscire con degli amici all’ultimo, avvertimi (innestare la vocina dolce, sguardo da gattina) che a non sentirti mi ero quasi spaventata…

Ma no, perdonami! Fra l’altro volevo chiamarti, però ho scoperto di avere il cellulare scarico…

Ma certo, lo avevo intuito! Povero caro, chissà come ci sei rimasto male quando te ne sei accorto… chissà che patema d’animo… vieni qui, piccolo… lo vuoi un massaggino? ma perché non adiamo a letto? Staremo più comodi…

E gli regalate i cinque minuti (dieci, se proprio è uno stallone, e allora è comprensibile che vogliate tenervelo stretto) più intensi che abbia mai avuto.

A quel punto lui non capisce più niente. È dall’inizio della conversazione che si sente braccato. Di più, è dalla serata scopazzante che si sente in colpa e voi, non solo non lo attaccate, ma lo coccolate, lo avvolgete nel vostro amore, nella vostra comprensione, nella vostra passione!

Allora sarà convinto di potervela dare a bere sempre.

E vi farà la proposta.

(continua)

Nb l’esempio pratico sopra riportato è basato su situazioni di fantasia. Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale.
Capito, te? Sì, te che mi leggi. Non mi riferivo affatto a quello che mi hai raccontato l’altra sera, lo so che siete solo amici…
Altro vino (birra/vodka/rum/martini/whisky/crodino)?

nuovo cinema paradiso (ovvero consigli per il fine settimana)

di maia, 2 Novembre 2007

Ieri sera un amico mi ha portato a vedere l’ultimo film di Coppola.
Con l’inganno. Io credevo di andare a vedere i Vanzina.
Il cinema prescelto è uno dei più scomodi di Firenze. Di quelli con le file di poltroncine talmente attaccate le une alle altre, che ogni volta che cerco di accavallare le gambe rimango incastrata nello schienale di quello davanti.
Abbiamo scelto il secondo spettacolo pomeridiano, per evitare l’effetto abbiocco e l’eccessivo afflusso di gente.
Siamo arrivati con un certo anticipo, ed abbiamo fatto benissimo. All’entrata c’è una calca spaventosa. Non è possibile, non saranno tutti qui a vedere il nostro film!
E invece sì. Tutti per FFC.
La signora alle mie spalle ha evidenti problemi di incontinenza. Incontinenza motoria, intendo. È tutta un agitarsi, spintonare, tirarmi gomitate nel bel mezzo della schiena.
All’apertura delle porte, la massa si riversa nella sala in maniera scomposta, con una foga che nemmeno all’apertura del nuovo Mediaworld di Empoli. Non si salvano donne e anziani. I bambini sì, visto che non ce ne sono.
La corsa alla conquista del posto migliore è drammatica. Tutti cercano di accaparrarsi le poltroncine centrali. Alcuni ritardatari, subdoli e velocissimi, riescono ad insinuarsi sotto le terga di chi si stava sedendo, sicuro del posto suo. Sembra di assistere ad un torneo collettivo di sbarbacipolla.
Noi ci allontaniamo dalla ressa e ci scegliamo dignitosissime poltroncine quasi-centrali vicino allo schermo.
Appena seduta, l’Uomo Alto col Cappello entra nella fila avanti alla mia.
Poco male, ormai sono rassegnata. Ogni volta che vado al cinema, nei due posti davanti a me siedono sempre l’Uomo Alto Col Cappello e la Donna Con Il Cesto Di Capelli. Tanto che ormai ho sviluppato una tecnica di visione ondulatoria. Incuneo i miei occhi negli spazietti che le loro teste lasciano vuoti, spostandomi al ritmo dei loro spostamenti. In pratica vedo i film in eterno movimento, ma in fondo questo mi piace. È un po’ come guardare un film sul ponte di una nave. E io adoro il mare.
Ma… un momento! L’Uomo non si siede proprio davanti a me! Miracolosamente sceglie la poltroncina affianco, facendo scorrere anche la Donna Con Il Cesto Di Capelli!
Questo è un segno del destino. Vuol dire che sto per vedere un film fuori dal normale.

Si spengono le luci.
Inizia.
Siamo subito nel mezzo dell’azione.
Azione…
In effetti il film fuori dal comune lo è.

Al primo minuto vediamo un vecchio, distrutto, fallito che medita il suicidio.

Al quinto minuto vediamo il vecchio, da giovane, che viene piantato dalla sua bella che gli dice cose come:
la realtà può essere X
O non-X
O X e non-X mischiate insieme.
O non X e non-X mischiate insieme.

Al decimo stiamo guardando un film sul sogno, l’inconscio, il doppio.

Al ventesimo stiamo guardando un film sui mutanti e i loro superpoteri.

Al trentesimo un film sulle aberrazioni del nazismo.

Dopo un’ora vediamo un film d’amore.

Dopo un’ora e venti un film sul conflitto fra la sete di conoscenza e l’amore.
La ragazza amata ovviamente è la reincarnazione di quella che l’ha piantato filosoficamente.
Chiaramente stiamo assistendo a un film sulla ciclicità del tempo.

Dopo due ore, nel silenzio denso della sala, accecata da specchi che vanno in frantumi, si alza nitida una voce “ma non finisce mai?”.
Un sorriso divertito percorre tutte le poltroncine. Si avverte benissimo.
Io ho la schiena a pezzi, le gambe mi sono rimaste incastrate contro la poltroncina davanti, durante il mio primo tentativo di scavallare le gambe.

Lui muore. Vecchio, come all’inizio. Con una rosa in mano.

Si accendono le luci.

Fuori: allora, ti è piaciuto?
Francamente sì.
Anche se me ne sarebbero bastati anche solo due o tre di quei film.

giovani, carini e… sollevati (piccolo intervallo)

di maia, 31 Ottobre 2007

e così sono qui, in una specie di limbo…

sono dimessa, ma ancora in servizio, ci sono ma non ci sono, lavoro ma non lavoro…
provo a fare le cose di sempre, ma gli archivi sono stati tutti rivoluzionati da chi mi sostituirà e io non riesco a trovare più niente.
l’atmosfera è strana anche con le colleghe.
ogni tanto ne sorprendo qualcuna a fissarmi intensamente e allora mi sbotta: "ma non sei preoccupata?"

no.
la risposta è no.

vuoto i miei cassetti.
pensavo di provare tristezza, malinconia.
e invece provo solo sollievo.
anzi, mi ci diverto proprio.
ritrovo la penna fortunata smarrita anni fa.
o l’appunto che ero proprio sicura di avere archiviato da qualche parte…

la cassettiera diventa sempre più leggera, come il mio cuore.
ogni fascicolo in meno è un peso che se ne va da sopra il mio stomaco.

e intanto mi hanno telefonato da uno studio perché al colloquio ho proprio fatto una bella impressione.

chi lo ha detto che la vita finisce qui dentro?
si può scegliere di cambiare.

radio days (ci sono cascata di nuovo…)

di maia, 27 Ottobre 2007

Alla fine ho ceduto alle minacce di orazio ed ho partecipato al suo meme.
Con colpevole ritardo dice lui.
In ritardo sì, ma per buoni motivi, ribatto io.
Innanzi tutto dovevo capire cosa fosse un meme.
Poi riprendermi dal colpo di essere stata legata in un’altra catena e da una persona di cui mi fidavo.
E poi ancora per la difficoltà di riuscire a trovare ben cinque radio da citare.
Perché il gioco consiste in questo, elencare le cinque stazioni radio preferite.

Il problema è che io la radio da qualche tempo a questa parte la ascolto veramente poco.
È come in ogni storia d’amore: finita la passione, tutto si riduce a una tiepida amicizia, fino a stemperare in frequentazione sporadica e indolore.

Per questo, più che parlare di radio preferite, vi dirò quali sono quelle che per un motivo o per un altro mi accompagnano nel corso della giornata.

1) la mattina.
Da masochista provetta quale sono, mi è sempre piaciuto svegliarmi con un radiogiornale.

Fino a poco tempo fa la prescelta era radio capital, più che altro per una questione di tempi.
Il radiogiornale iniziava alle sette, ora in cui punto la sveglia, e durava un quarto d’ora.
La tempistica era perfetta: le prime notizie, di solito le più preoccupanti/crude/cruente, assorbite nel dormiveglia non mi turbavano più di tanto. Via via che mi svegliavo ed acquistavo coscienza, le notizie diventavano più ascoltabili e io riuscivo ad iniziare bene la giornata. Insomma, diciamo che riuscivo ad iniziare la giornata.
Adesso, non so cosa sia capitato, ma quando rientro in possesso delle mie facoltà mentali, c’è già il meteo o la pubblicità. O, peggio ancora, Zucconi.
Così ho optato per una stazione che il radiogiornale lo trasmette a rotazione continua, ovvero radio 24.
Le notizie non le sento lo stesso, in compenso sento un buffo omino che fa la rassegna stampa con atteggiamento sempre incazzoso/beffardo/saccente. Un po’ rompicoglioni, diciamocelo. Quindi adattissimo a me.
E se perdo qualche pezzo di trasmissione mentre mi trucco, poco male. Quando torno lo ritrovo sempre lì a parlar male degli articoli di repubblica, dei suoi titoli, della sua impaginazione…

2) a lavoro. O meglio, al mio ormai ex-lavoro.
Beh, qui c’è poco da dire.
La radio la scelgono le colleghe anziane.
Senza margine di trattativa. Ed è radio subasio.
Per chi non la conoscesse, è una radio da biagio antonacci, eros ramazzotti, giggi d’alessio, tiziano ferro e laura pausini. A getto continuo. Roba che quando passa un’irene grandi sembra quasi di sentire vera musica.

Eppure anche in luoghi così desolati fioriscono piccoli miracoli. Ho scoperto che fra le due e le due e mezzo viene mandato in onda un pezzo dei Queen. Ogni giorno! Evidentemente qualche tecnico aspetta l’ora di pranzo, quando tutti sono rilassati e meno occhiuti, per infilare di straforo la perla, la lucentezza, la bellezza, la cristalleria (?) della voce di Freddie Mercury.
Ed ogni volta mi sciolgo. Fosse anche per radio ga-ga*.

3) al pomeriggio non ascolto più la radio. Prima che diventasse di moda mi sentivo Fiorello su radiodue. Ma adesso è troppo inflazionato. E poi preferisco usare quella mezz’ora sul bus per leggere libri interessanti o per scrivere sms a luci rosse.

4) la sera a casa.
Se ascolto la radio, sarà di sicuro una fra “novaradio” o “radio montecarlo” che bazzicano spesso la musica che piace a me, il jazz. Soprattutto la prima. O “controradio” che comunque programma musica “diversa”.
Sono tutte radio in cui i disc jockey sono persone che conoscono e amano veramente ciò che trasmettono.
E non si rischia di sentire dialoghi come questo capitato una volta a radio capital.
Riporto fedelmente quanto andato in onda dopo la versione di Roxanne fatta da Sting in “all this time”:

- ascoltatore (agitatissimo): certo che è una vergogna! Mi chiedo che ne pensa George Michael di questo scempio. Secondo me potrebbe chiedere anche i danni a Sting!

- dj (serissimo): certo, in effetti questa versione è molto più brutta dell’originale, ma che vuoi, è proprio della musica, delle canzoni più belle, essere prese e reinterpretate dai vari artisti.
E comunque Sting è un grande, non credo che a George Michael dispiaccia più di tanto se gli ha cambiato la canzone.

5) quando capita.
A volte mi viene voglia. Così, all’improvviso. E allora ascolto radiotre e
Rete toscana classica.

E che dire di tutte quelle radio che ascoltavo una volta e che ho miseramente abbandonato? Che dire per esempio di radio blu che è stata per tanti anni la mia compagna delle domeniche pomeriggio, dalle due alle sei?
Niente. Ché Guetta da quando è diventato personaggio mi sta anche lui sulle scatole. Un po’ un piccolo Fiorello.

A questo punto son curiosa di sapere quali radio ascolta un satanista, quali un Gran Figo e quali la Donna più bella del mondo!
E mi piacerebbe tanto sapere che tipo di radio incontra cinas nel suo continuo girovagare. Deve essere affascinante perdersi nei vari “sapori” dell’etere italiano.

*notare bene cosa ne dice wikipedia “è il primo singolo dei Queen che va in testa alle classifiche in Italia. La conseguenza saranno successivamente la partecipazione come ospiti al Festival di Sanremo e due concerti a Milano nel settembre dello stesso anno.”
Ecco, appunto. I Queen a Sanremo…
Io non li ricordo. Ma, come dire, proprio non ce li vedo…

giovani, carini e disoccupati (ma il cielo è sempre più blu)

di maia, 23 Ottobre 2007

Tenuto conto che giovane non lo sono più, carina non lo sono mai stata… mi rimane solo il disoccupata.
E nemmeno una storia d’amore di quelle tanto tanto hollywoodiane con cui consolarmi.
O la notizia che sono gay da dare ai miei.

Per fortuna c’è Edo, che ha colorato tutto il mio cielo di blu.
(sto parlando del coso lì, il disegnino lassù, eh)

stormy monday

di maia, 21 Ottobre 2007

Signora Rompiglioni: Allora io vado.

Figlia 1 e Figlia 2: ciao.

SR (aggiustandosi un ciuffo): allora scendo.

F1 e F2: ok.

SR: ma guarda questi capelli! Non vogliono proprio saperne di stare al loro posto! Accidenti, metto un altro po’ di lacca…

Padre Rompiglioni: Ma tu non devi andare?

SR: sì, stavo giusto… è che, vedi, questi capelli…

PR: stai benissimo, vai.

SR: ma che benissimo e benissimo, vedi qui come sono schiacciati?

Tutti: e vai!

SR sulla porta: allora… vado…

Tutti: ciao!

La Signora Rompiglioni raddrizza la schiena, si sistema il librone sotto il braccio, tira un bel sospiro e si avvia.

Questa scena si ripete puntuale ogni lunedì.
Perché la Signora Rompiglioni ogni lunedì alle quattro ha un appuntamento al quale proprio non può mancare.
Il lunedì alle quattro c’è catechismo.

Da qualche anno il nostro parroco ha deciso di fare qualcosa di concreto per riavvicinare il gregge alla parola di dio. Ha convocato i vecchi del quartiere e li ha solennemente insigniti del Potere.
Poco importa che fra i prescelti figurassero dei rincoglioniti. Loro erano i Predestinati, i Guardiani di Porta, i Tenutari del Verbo. Un Tenutario per condominio.

Nel condominio Rompiglioni si scatenò aspra lotta. Essendo un condominio di rinc… di vecchi, i papabili erano molti. E nessun colpo, nessun trucco, nessuno sgambetto è stato risparmiato. Ricordo ancora lo scandalo dell’adesivo da dentiere della Signora Ridolini sostituito con un tubetto di vinavil. Il cuscino scoreggione posto abilmente sotto il vizzito fondoschiena della Signora Fascini in pieno offertorio.  La polverina esilarante spruzzata di nascosto sul semolino della Signora Pelegatti (pace all’anima sua, almeno morì ridendo)…
Alla fine la spuntò la Signora Falcetti, detta la kapò, cintura nera di santini. Una vera pellaccia. Pare che il vaso di gerani che in quei giorni sfiorò la testa di suo fratello, candidato anche lui, sia caduto dal suo davanzale.
Appena entrata in possesso del Simbolo del Potere, un sussidiario con bibbia e vangelo commentati e illustrati dalla Falange Armata di dio, la Signora Falcetti ha preso in mano la situazione. Vietando di cucinare cavolo e cipolle (ortaggi del diavolo). Istituendo ronde anti-bistecca, contro l’assunzione di carne in giorni di vigilia. Attaccando sulla porta dei signori Sensini del piano terra (atei marxisti-leninisti) la scritta “666 anna trema su di voi!”.
La Signora Peluso del quarto piano, che una volta fu vista dare loro il buongiorno, fu innaffiata di acqua santa ed esorcizzata dall’intero direttorio di condominio. A suon di schiaffi.

Ma la Signora Falcetti dà il meglio di sé nelle riunioni settimanali. Dove, il sussidiario dolcemente poggiato sulle gambe, chiuso, si produce in interpretazioni funamboliche delle scritture.

Signora Falcetti: dunque, oggi c’è la parabola del figliol prodigo. Ora, non per criticare dio, ma questa cosa è veramente ingiusta. O perché il figlio buono che fa tutto per benino viene brontolato e quello carogna del fratello c’ha pure il banchetto?

Vecchine: è vero, è un’ingiustizia!

Signora Rompiglioni: ma vuol dire che se anche uno va per la cattiva strada, dio è buono ed è sempre pronto ad accoglierlo quando rientra nel gregge…

SF: see see. Però quel figlio disgraziato deve pagare! Magari ha rubato, spacciato, fornicato! E che si fa, gliela si lascia passare così? Questo è lassismo! Il primo passo verso il comunismo!

Vecchine: ohhhhh! Il comunismo!

SR: ehm… ma… scusi, che c’entra il comunismo adesso?

SF: come icchécentra? Ma un lo vede? Quel debosciato di sicuro era andato a fare lo zingaro coi rom e gli albanesi e i peruviani, che si ubriacano e fanno le risse e si tirano le bottigliate in testa. E spacciava la droga, lì, ai poveri figli di buona famiglia, che poi le mamme piangono. E se la faceva di sicuro con le donnine, magari di colore. Magari se ne andava anche cogli (dio mi perdoni) uomosessuali! E chi è che difende sempre gli zingari, i rom, i drogati, i puttanieri, quegli di colore e gli uomosessuali, eh?

Vecchine, facendosi il segno della croce: i comunisti!

SR: ma a dire il vero…

SF: e poi, bellino lì, finisce i soldi e torna a casa a chiedere i soldi alla mamma. Dopo essere sparito per anni, dopo che se ne era fregato di chi gli voleva bene! E mai una telefonata! Ma cristo santo, dico io, una telefonata che ti costa? C’hai pure il cellulare che ti ho comprato io, colla pensione di due mesi! Anche la scheda ti ho pagato! E tu? Tu fai i cortei comunisti e ti sputtani tutti i soldi che ti mando? E quando li finisci pretendi anche il vitello grasso?

riceviamo e volentieri pubblichiamo… (2)

di maia, 18 Ottobre 2007

Il CICAP Lombardia presenta:
“Omeopatia o Magia?”
Luigi Garlaschelli parlerà dell’omeopatia dalle sue origini fino alle più recenti scoperte.
***

Il CICAP Lombardia organizza a Pavia una conferenza dal titolo “Omeopatia o magia?” (…) Relatore Luigi Garlaschelli, chimico, CICAP.
Argomento: origini storiche dell’omeopatia, suoi fondamenti pseudoscientifici; considerazioni chimiche, farmacologiche, cliniche.
La letteratura scientifica. Storia di due secoli di fallimenti nel dimostrarne l’efficacia.
Effetto placebo, e perché le terapie intrinsecamente inefficaci sembrano funzionare.

Ingresso libero e gratuito, per motivi di sicurezza l’ingresso è
limitato ai soli posti a sedere.

Questo il comunicato.
Ora mi chiedo, solo a me ricorda il famigerato dibattito di benignesca memoria?
Solo a me sembra tanto:

Ecch’i tema: “Pole la donna permettisi di pareggiare co’ l’omo?” No!
S’apre i’ dibattito.

Fin qui nulla di male. Diciamocelo, quasi tutte le conferenze hanno questa stessa impostazione.
Il problema è che ormai nella mia mente il serissimo incontro del Cicap è proseguito così…

intermezzo (la signora in nero)

di maia, 17 Ottobre 2007

È vero, mi ero ripromessa di non parlare più dei referrer. Avevo deciso di lasciare questo argomento a chi ne sa davvero scrivere. Però… però devo dirvelo quanto sono orgogliosa. Orgogliosa di voi e di me!

Vedete, in fondo le chiavi di ricerca che portano a un blog sono buoni indicatori del suo spessore.

Blog intelligenti e pregni di cultura hanno fra le chiavi di ricerca più usate nomi di filosofi e grandi scrittori. Blog brillanti e innovativi sono collegati a chiavi di ricerca per la maggior parte originali. Blog sboccati hanno chiavi di ricerca oscene.


Bene, non nascondo la mia gioia nel comunicarvi che da un paio di mesi a questa parte “solo in superficie” è ufficialmente un blog culturale!

Accanto ai soliti “visita medica completamente nuda” nelle sue mille varianti (fra le quali vorrei nominare il tenerissimo “come spogliarsi a una visita medica”) e “giochi di parrucchiera”, sono salite prepotentemente alla ribalta tre nuove entrate: “la primavera di botticelli”, “amore e psiche” e “campagna toscana” con quasi trecento accessi.

Come potete vedere, le persone che capitano qui lo fanno principalmente perché assetate di cultura e bellezza. E io gliela do la cultura e la bellezza!

Certo, se fossi un animo gretto e interessato solo all’audience, riempirei i post di link come questo, o questo, o questo, ma a me l’audience non interessa per niente.

A me piacciono l’arte e la sapienza, in tutti i loro aspetti. Mi piace la musica (e quella decina di utenti che vengono ogni mese cercando “tavola posizioni del clarinetto” lo sa bene).

Ma non disdegno il gioco. Come testimoniano i pazzerelloni perennemente in cerca di “giochi di sesso da fare subito”, “giochi di seno” e “giochi di lingue sulle tette”.

E non dimentico certo l’educazione. Non mi faccio mancare, infatti, “educazione sessuale culo”.

Ho qualche difficoltà in più, lo confesso, ad accontentare i navigatori che cercano “recitare in modo veloce il rosario con solo 10 grani”.

Sono vicina a quell’utente che ha digitato “io voglio vivere e spogliare la donna”. Hai ragione giovane (perché sei giovane, vero?) amico. Fatti valere!

Mentre a chi ha cercato “ha avuto fratelli e parenti Angela Lansbury” rispondo: certo che sì!
Ma ti pare? Almeno una mamma e un babbo li avrà avuti. Prima che schiattassero in maniera truculenta.